logistica

Autotrasportatori, allarme costi per i tunnel del Frejus e del Monte Bianco

Astra-Confetra: pedaggi dei trafori saliti del 131% negli ultimi 20 anni. Rossi (Astra): «Oggi un Tir paga solo di traforo oltre 400 euro, più autostrada»

di Marco Morino

Primo trasporto merci su gomma a impatto zero con il Bio-Lng

4' di lettura

Non c’è solo il valico del Brennero, con i divieti austriaci che colpiscono ripetutamente i Tir italiani, a causare problemi agli autotrasportatori e a mettere in crisi l’interscambio commerciale tra l’Italia e l’Europa. C’è una seconda emergenza alpina: l’inarrestabile aumento dei pedaggi ai trafori del Frejus e del Monte Bianco. Un vero e proprio sistema di «dazi occulti», denunciano le imprese della logistica, che ostacola la libertà di mercato e danneggia i consumatori. A lanciare l’allarme sono Confetra Piemonte e Astra-Associazione trasportatori Cuneo, che hanno elaborato alcuni dati con l’obiettivo di accendere un faro su questo tema poco noto all’opinione pubblica.

Il caro pedaggi

Spiega Guido Rossi, segretario di Astra Cuneo: «Oggi un Tir in partenza da Torino con destinazione Lione che attraversa il tunnel del Frejus paga, tra andata e ritorno, oltre 400 euro (Iva esclusa) solo di traforo. A questa cifra vanno poi aggiunti i pedaggi dell’autostrada A35 Torino-Bardonecchia e dell’autostrada in Francia». Secondo il dossier realizzato da Astra-Confetra Piemonte, negli ultimi 20 anni i pedaggi del Frejus e del Monte Bianco (i due tunnel hanno le stesse tariffe e presentano gli stessi rincari) sono aumentati del 131,20 per cento. Nello stesso arco temporale l’inflazione è stata del 39 per cento. Ancora Rossi: «Parliamo di Tir e di entrambi i trafori: Frejus e Monte Bianco. Ebbene, il singolo passaggio con tariffa agevolata andata e ritorno il 1° gennaio 1999 costava 117,45 euro (Iva inclusa), mentre al 1° gennaio 2021 il costo è risultato pari a 271,55 euro (Iva inclusa). Aggiungo che nel 2019 i pedaggi sulla Torino-Bardonecchia sono aumentati del 6,32 per cento. In passato questi aumenti, vedi il caso del Frejus, sono stati giustificati per coprire i costi di costruzione della seconda galleria. Ma adesso la seconda galleria è stata costruita (la messa in esercizio è prevista nel 2022, ndr)».

Loading...

Dice a sua volta Ivana Corroppoli, direttore di Confetra Piemonte: «I trafori sono un patrimonio pubblico ormai ampiamente ammortizzato e non possono essere il bancomat di gruppi privati o pubblici. Il traforo del Frejus collega Torino, il Piemonte meridionale e i flussi provenienti dalla Pianura Padana con Lione e la Francia del Nord. Il Monte Bianco collega il Piemonte settentrionale con Milano e la Pianura padana, con la Svizzera francese e il Nord della Francia. È lampante che per l’economia del Nord-Ovest il passaggio di questi trafori sia fondamentale e obbligatorio».

«Questi aumenti – prosegue Ivana Corroppoli - purtroppo vengono scaricati in buona parte sulle aziende di trasporto le quali, vuoi per la diminuzione dei traffici e l’esigenza di rimanere sul mercato, vuoi per la forza contrattuale della committenza, devono far fronte a cali sensibili dei loro ricavi con evidenti danni all’economia e con ripercussioni sui consumatori finali. Inoltre è utile ricordare che questi aumenti provocano distorsioni anche sul mercato unico europeo, in quanto assumono una veste di “dazio” che certo non favorisce una sana concorrenza in un mercato libero».

I concessionari italiani

Il concessionario italiano del tunnel del Frejus è Sitaf. La società, controllata con il 66% da Astm (gruppo Gavio) e partecipata con il 31,74% da Anas, gestisce traforo e A32 Torino-Bardonecchia per un totale di 94 chilometri. La concessione prevede una durata fino al 2050, come stabilito da convenzione Italia-Francia. Sitaf ha chiuso l’esercizio 2019 con un utile netto di 32,8 milioni. Spiega Rossi: «I pedaggi da traforo assommano a 180 milioni, che vengono divisi in parti uguali da Sitaf e dalla società francese Sftrf; si stima che di questi 180 milioni, l’80% (circa 145 milioni) siano a carico dei veicoli pesanti».

Il concessionario italiano del tunnel del Monte Bianco è Sitmb: gestisce il traforo del Monte Bianco e Rav (raccordo autostradale Valle d’Aosta, di 32 km). L’azionariato di Sitmb è il seguente: Autostrade per l’Italia (gruppo Benetton) 51%, Anas 32%, Regione Valle d’Aosta 10,6%, Cantone e Città di Ginevra 6,25 per cento. Nel 2019 l’utile netto di Sitmb è stato di 11 milioni di euro. I pedaggi da traforo assommano a 120 milioni, divisi in parti uguali tra Sitmb e dalla società francese Atmb; si stima che di questi 120 milioni, l’80% (circa 96 milioni) siano a carico dei veicoli pesanti.

I traffici puntano a Est

Afferma Corroppoli: «Se vogliamo dare una spinta alla ripresa economica post Covid, si rende necessaria una riduzione delle tariffe dei valichi così da stimolare i traffici e recuperare almeno in parte l’economia del Nord-Ovest». Ma a intervenire su questa delicata materia devono essere i due governi di Italia e Francia, in sede di conferenza intergovernativa. C’è infine un ulteriore aspetto da tenere presente: il progressivo impoverimento dell’ex triangolo industriale del Paese a vantaggio del Nord-Est e delle aree industriali di quelle regioni. Lo dimostrano i dati relativi al trasporto merci attraverso le Alpi negli ultimi 20 anni. Nel 2000 attraverso i valichi alpini del Monginevro, Frejus e Monte Bianco transitavano in entrambe le direzioni 27,2 milioni di tonnellate di merci, attraverso il Brennero 26,6 milioni di tonnellate. Le ultime stime indicano per Monginevro, Frejus e Montebianco un traffico di 21,9 milioni di tonnellate l’anno, mentre il Brennero sfiora i 40 milioni di tonnellate l’anno. In definitiva: calano i passaggi a Nord-Ovest, mentre sale il Brennero e l’intero asse orientale. Eppure la Francia resta il secondo partner commerciale dell’Italia, dopo la Germania. Ogni anno l’Italia esporta in Francia circa 40 miliardi di euro di merci. I rapporti economici tra queste due realtà mostrano una forte interdipendenza, considerando il tipo di commercio intra-industriale di comparti come l’automotive, il farmaceutico, l’agroalimentare e l’elettronica. Si comprende bene come siano fondamentali i trasporti tra i due Paesi, senza i quali tutto questo sarebbe compromesso. «Ecco perché - ribadiscono le imprese della logistica del Piemonte – Italia e Francia devono diminuire il prezzo del pedaggio dei trafori alpini. In un momento di crisi economica dovuta al Covid, occorre fare di tutto per far ripartire l’economia».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti