FLOTTE COMMERCIALI

Autotrasporto a rischio nella fase 2

Le imprese hanno resistito a inizio pandemia ma ora sono allo stremo. Unrae: vendite giù del 60%

di Laura La Posta

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Le imprese hanno resistito a inizio pandemia ma ora sono allo stremo. Unrae: vendite giù del 60%


3' di lettura

«Durante la pandemia l’Italia ha rischiato il collasso perché l’autotrasporto era quasi in ginocchio, ma in pochi se ne sono accorti». Franco Fenoglio, presidente della sezione veicoli industriali dell’associazione dei costruttori Unrae, ha raccontato in modo vivido l’evoluzione del suo settore nell’era del Covid-19, durante un live streaming di aggiornamento.

«L’86% delle merci che viaggiano sulla strada sono trasportate da nostri veicoli industriali: anche beni alimentari e altri prodotti primari - ha ricordato -. I nostri trasportatori, meccanici, operatori erano stremati dalle difficoltà operative e personali, rischiavano la vita senza adeguate protezioni anti-virus, sopportavano l’improvvisa chiusura delle frontiere e code fino a 80 km al Brennero. Ma la logistica italiana ha lavorato bene pur in gravi difficoltà, spesso in perdita economica, per senso di responsabilità: va ringraziata e riconosciuta come settore essenziale, trasversale e indispensabile a tutti i settori economici».

L’analisi congiunturale è drammatica. «È stata un’ecatombe – ha spiegato -. Il blocco di quasi tutte le attività messo in atto per fermare la diffusione della pandemia ha provocato il crollo delle vendite dei veicoli industriali (oltre le 3,5 tonnellate). Dopo il -40% di marzo, ad aprile si è perso quasi il 60% dei volumi. Di questo passo, l’anno chiuderà con un calo dei volumi tra il 30% e il 40%».

Ancora più vistoso, secondo Unrae, il crollo dei veicoli commerciali sotto le 3,5 tonnellate, i furgoni per intenderci: -71% a marzo rispetto allo stesso mese del 2019, -90% ad aprile. Solo 1.606 le immatricolazioni del quarto mese, con una perdita di quasi 14mila unità a fronte delle 15.555 del 2019.

Tornando ai veicoli industriali rappresentati da Fenoglio, anche numero uno di Scania, sono i clienti a preoccupare di più i produttori. «Le imprese italiane di autotrasporto continuano a perdere competitività e quote di traffico internazionale nei confronti di tutti i competitor Ue, non solo di quelli storici dell’Est Europa – ha raccontato il presidente -. Sono zavorrate dal carico fiscale, da una burocrazia opprimente, dall’elevato costo di esercizio, dei carburanti e del lavoro (non stipendi, ma carichi complessivi), come pure dalla carenza infrastrutturale, dalla qualità della logistica, dalle inefficienze del sistema-Italia (in particolare dalla mancanza di una strategia nazionale). Così, i vettori stranieri si sono via via sostituiti a quelli italiani nelle esportazioni. Di questo passo il Paese perderà un intero settore e sarà più fragile in caso di eventi improvvisi come una pandemia».

Bisogna quindi scongiurare questo pericolo e riconoscere che l’autotrasporto va difeso. «Durante la Fase 1 della pandemia il settore ha svolto un ruolo decisivo, consentendo il rifornimento di alimentari e di altri prodotti primari, anche senza profitti o in perdita – ha spiegato Fenoglio -. Adesso, con la Fase 2, l’autotrasporto rischia il colpo di grazia, con una riduzione del 20% delle merci trasportate all’estero e la possibile perdita di 17 miliardi di fatturato e di 320mila posti di lavoro».

Unrae chiede al Governo provvedimenti urgenti, per sostenere questo comparto strategico che già non si era ripreso dalla crisi del 2008, arrivando dopo 10 anni a meno del 66% dei volumi del 2007. Fra le proposte, un aumento del credito di imposta dal 6% al 12% fino al 2025 con rimborso in un’unica soluzione e l’azzeramento o riduzione significativa delle tasse alle imprese per 12-24 mesi, la concessione di prestiti a lungo termine senza interessi, oltre a interventi strutturali di sostegno al mercato come l’istituzione di un fondo triennale per il rinnovo del parco circolante passando a veicoli Euro VI o con alimentazione alternativa, la possibilità di acquisto di usato su usato con rottamazione di veicoli ante Euro V, la proroga di sei mesi del super-ammortamento in scadenza a giugno 2020 e l’emanazione urgente dei decreti attuativi per la concessione degli incentivi 2019-2020.

«Al di là della sopravvivenza economica, andrebbe riconosciuto che i tir non sono un nemico inquinante e che causa incidenti (raramente li innescano per primi, in realtà), ma mezzi che garantiscono la vita del Paese, sempre più sicuri e meno impattanti sull’ambiente; senza camion il lockdown della popolazione e lo smart working di tanti comparti non sarebbero stati possibili e molti avrebbero trovato i supermercati completamente vuoti: ricordiamocelo, prima di perdere questo comparto», ha concluso Fenoglio.

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