Cultura e Societa

Avanza la «Grande Normale» che apre al Sud

di Marzio Bartoloni

3' di lettura

L’Oxford italiana non sarà solo sotto la Torre pendente. Perché il progetto della «Grande Normale» - un super polo capace di unire le forze di due eccellenze universitarie, la Normale e il Sant’Anna di Pisa (ma allargata anche allo Ius di Pavia) - proverà ad affacciarsi sul golfo più bello del mondo: quello di Napoli. L’idea infatti è di aprire una «Normale del Sud»» con una alleanza con l’università Federico II che potrebbe metterci sede e altre risorse:  il progetto di una Scuola superiore meridionale è allo studio e avrebbe anche la benedizione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Tanto che già a novembre del prossimo anno potrebbero partire i primi corsi con gli stessi criteri di eccellenza della Normale: severa selezione all’ingresso degli studenti e voti alti da rispettare durante gli studi (27 di media e nessun esame sotto il 24) oltre a due corsi addizionali all’anno da superare e alti standard per le lingue straniere.

«Io non credo molto ai ranking sulle università - avverte Vincenzo Barone direttore della Normale che ieri ha inaugurato l’anno accademico a Pisa -, ma se vogliamo smetterla di vedere le nostre università dopo la centesima posizione bisogna unire le forze senza abbassare le qualità per provare a facompetere le nostre eccellenza con realtà come Oxford e Cambridge che oggi sembrano inarrivabili». Proprio a Pisa si concentrano alcune delle migliori realtà accademiche italiane e internazionali:il «Times Higher Education» - nel suo ultimo ranking delle piccole università - ha piazzato i due atenei al quinto (Normale) e al sesto posto (Sant’Anna) nel mondo. Qui, come ha ricordato la stessa classifica del Times, sono stati formati «Nobel e menti politiche» di prestigio: dal poeta Giosuè Carducci al fisico Rubbia e all’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi (per la Normale) a gli ex premier Enrico Letta e Giuliano Amato (per il Sant’Anna). A parlare sono anche altri numeri: dal numero di vincitori Erc, il più prestigioso riconoscimento a livello europeo per la ricerca, che si sono aggiudicati in 9 su un corpo docenti di 41 persone alla Normale, fino al numero di brevetti (quasi 2 per ricercatore)e spin off (1 ogni 2,5) che può vantare il Sant’Anna.

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Bei numeri, questi, ma piccoli se le due superscuole da sole vengono messe in competizione con le grandi università:  nella classifica generale del «Times» - dominata dai colossi americani e inglesi e con le università asiatiche che avanzano - le due Scuole pisane scivolano alla 155esima e al 184esima posizione nel mondo. Perché dunque non unirsi per sfidare i big?

Da qui il progetto di una «Grande Normale», una unica federazione (la prima di questo genere) che unisce la Normale, il Sant’Anna e lo Iuss di Pavia, l’altra Scuola universitaria italiana che contempla il corso ordinario e il corso di perfezionamento. Con il 2018 che sarà un anno decisivo per l’attuazione del progetto con i primi corsi congiunti e l’avvio della nuova governance: ci sarà un solo cda per le tre Scuole , invece di uno per ogni istituto, così come un solo collegio dei revisori de conti e unico nucleo di valutazione. «Abbiamo modificato i nostri statuti e non è stato facile e proprio la prossima settimana invieremo in un unico plico la nostra proposta di federazione alla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli in modo che sia riconosciuta spero entro la fine di quest’anno», avverte Barone. Che si dice convinto che la Scuola Normale deve «trovare nuove orizzonti di crescita per il Paese» e per questo deve «seminare qualcosa di duraturo» anche nel Sud: «Credo che a Napoli la Federico II abbia ambiti disciplinari di grande livello, in cui gli studenti selezionati potranno trovare competenze e nozioni adeguate ad integrare la preparazione richiesta nei nostri corsi interni». L’idea a cui stanno lavorando Barone e il rettore della Federico II, Gaetano Manfredi (che è anche presidente Crui), è quella di puntare sui corsi di laurea magistrali tradizionali o in alternativa su corsi per alcune specializzazioni come «la Blue Economy, quindi la risorsa mare, la materia del rischio e la digitalizzazione dei beni culturali e archeologici». I primi “normalisti “del Sud conquisterebbero così un doppio diploma: quello della Federico II e della Normale.

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