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Avanza la Tv on demand, gli abbonamenti salgono a 13,7 milioni

Secondo Ey, in un anno Netflix e le altre piattaforme guadagnano 3 milioni di sottoscrizioni (5,2 da inizio 2020). Una spinta anche dal calcio

di Andrea Biondi

(Adobe Stock)

4' di lettura

I numeri sono quelli di una crescita continua. Che sa tanto di cambiamento costante di fruizione del contenuto audiovisivo, spinto dal digitale e dalle nuove abitudini, soprattutto dei più giovani. Insomma un passaggio evolutivo che emerge con ancora maggior chiarezza analizzando i numeri dell’Osservatorio Servizi video Ott executive di EY. La società, che è fra i leader mondiali del consulting, aggiorna periodicamente queste informazioni. I servizi Ott (over-the-top) sono le media company che offrono contenuti via web.

L’avanzata dell’on demand

I dati – che prendono a esame Netflix, Timvision, Mediaset Infinity, Now (di Sky), Amazon Prime Video, Eurosport Player, Dazn, Disney+, Apple Tv+, Discovery+ – segnalano che al 31 ottobre 2021 in Italia si contavano 13,7 milioni di abbonamenti alle piattaforme di video on demand (Vod) a pagamento. Tutto questo a fronte di 17,4 milioni di utenti (un abbonamento può essere fruito da più persone) e 7,8 milioni di sottoscrittori unici (chi nella pratica mette mano al portafogli per abbonarsi alle piattaforme di videostreaming pay).

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Rispetto a un anno prima si parla di 3 milioni di abbonamenti in più; 1,2 milioni di utenti in più e 800mila sottoscrittori paganti in più. Il trend è ancora più andando ad aumentare l’orizzonte temporale: rispetto a inizio 2020, quindi quasi due anni prima, ci sono 5,2 milioni di abbonamenti in più; 3,6 milioni di utenti in più e 1,7 milioni di sottoscrittori paganti nel frattempo aggiunti.

LA CRESCITA DELLE PIATTAFORME
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«L’emergenza Covid e le relative restrizioni – commenta Irene Pipola, Italy Tmt Leader di EY – hanno avuto un impatto significativo sulla domanda di servizi video Ott sia pay, sia free. Inoltre a partire da settembre abbiamo verificato un momento di discontinuità sul mercato. Il panorama delle piattaforme di videostreaming a pagamento, a partire da questa estate, ha visto ampliarsi l’offerta di contenuti sportivi con la Serie A e la Uefa Champions League. E comunque non c’è solo il calcio. Contenuti di grande successo e con impatto mediatico importante sono stati lanciati da provider Ott dopo l’estate».

La spinta dello sport

In quest’ultimo caso il riferimento è alla forza del contenuto, quel «Content is king» teorizzato da Bill Gates, che traspare da successi come “Squid Game” tanto per non andare lontano nel tempo. Quanto alla forza dello sport, ha influito sull’incremento dei numeri la Serie A visibile tutta su Dazn : a Sky sono stati attribuiti i diritti solo per tre partite in co-esclusiva con la piattaforma sportiva on demand.

E poi la Champions League visibile su Prime Video (una partita del mercoledì è visibile solo sulla piattaforma Amazon che costa 36 euro all’anno o 3,99 euro al mese, ma comprendendo anche servizi premium sulle consegne Amazon), oltre che su Infinity plus di Mediaset (104 match visibili però anche su Sky).

Non che sia tutto rose e fiori come dimostrano le traversie di Tim alle prese con i conti che non tornano dopo l’accordo di partnership con Dazn, costato nei fatti un terzo profit warning la scorsa settimana. Ma in questo caso a far saltare il banco sono state le previsioni che si sono spinte troppo in là, forse non tenendo nella giusta considerazione l’impatto della “concurrency” (la visione contemporanea dello stessa partita da due device diversi, ma distanti fra loro).

Il passaggio dal piccolo schermo alla molteplicità degli schermi, e alla visione in streaming anche dei contenuti sportivi (Dazn si è assicurata per il 2022-27 la trasmissione di 5 partite a giornata della Liga spagnola, divisa in questo modo con Movistar), sono punti difficilmente aggirabili nel medio termine. In questo quadro, all’ulteriore consolidamento del fenomeno potrebbero contribuire altri player in arrivo in Italia. A ottobre è partita Pluto Tv, video on demand basato sulla pubblicità, di Viacom Cbs che si appresta a lanciare nel 2022 anche lo streaming a pagamento Paramount+.

I nuovi obblighi normativi

Intanto i big dello streaming dal prossimo anno si troveranno al cospetto anche di nuove norme riguardanti il rapporto con i produttori audiovisivi e la loro presenza nell’“ecosistema” mediale. È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 10 dicembre – con entrata in vigore il 25 dicembre – il decreto legislativo di attuazione della direttiva Ue sui Servizi media audiovisivi (Smav). Fra le varie misure è compreso l’aumento degli obblighi di investimento, in capo alle piattaforme di video ond demand, in produzioni indipendenti europee e italiane (in vigore dall’1 marzo) fino ad arrivare al 20% del fatturato nel 2024.

«Al di là della quantificazione delle quote obbligatorie – spiega al Sole 24 Ore il presidente Apa (associazione dei produttori audiovisivi) Giancarlo Leone – il tema rilevante è quello della regolamentazione in capo al Governo delle norme d’ingaggio riguardanti, ad esempio, la distribuzione dei diritti che le piattafome rivendicano in toto e per sempre. Sono regole che il Governo dovrà scrivere manu propria o che possono discendere da accordi fra le parti. Ci stiamo lavorando, ma al momento permangono distanze».

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