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Avanzano le case cinesi e dal Vietnam arriva la Vinfast

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3' di lettura

Oggi la concorrenza asiativa nel settore automotive sembra più insidiosa di quella del secolo scorso. In quel tempo erano i brand giapponesi con le loro fabbriche cacciavite in Europa che cercavano di farsi largo nel Vecchio Continente e in Nord America, aggirando sia rigorosi contingentamenti sia dazi. In questo periodo sono quelli cinesi. Il fenomeno è meno evidente perché agiscono sotto copertura. Per di più, l’interesse che mostrano i gruppi automobilistici occidentali per il vorace mercato cinese, al quale dedicano modelli appositamente pensati e pianificazioni industriali consistenti da sviluppare solo all’interno di quell’area, mimetizza questa situazione.

Tuttavia, ci sono fattori che testimoniano come questa silenziosa avanzata sia molto più incisiva di quello che si può pensare, specie in Europa.

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In prima battuta, c’è l’accaparramento da parte della Cina di materie prime destinate alle batterie per le vetture elettriche che, sebbene alcuni top manager di gruppi automobilistici ne allontanino nel tempo la grande diffusione, si rivela molto allettante quando si tratta di stringere alleanze. In secondo luogo, c’è la grande quantità di risorse finanziarie cinesi che facilita il “dialogo” tra Oriente e Occidente. Infine, ma non è meno importante, per alcuni marchi del Vecchio Continente un azionista cinese è un buon passepartout per entrare nel Celeste Impero.

Al momento, i casi più eclatanti sono quelli legati ai gruppi Geely e Dongfeng. Il primo ha iniziato a fare shopping in Europa nel 2010, acquisendo il controllo della svedese Volvo alla quale ha consentito di sollevarsi dalla situazione stagnante nella quale era finita sotto l’egida Ford. Poi, e arriviamo all’inizio di quest’anno, la Geely ha fatto altrettanto con il gruppo Daimler. Nel frattempo, il gruppo cinese è entrato in possesso della The Electric Vehicle Company, della malese Proton Holdings e della britannica Lotus. Risultato? Attraverso la Mercedes, che ne detiene una quota, ha messo piede anche nell’Aston Martin, peraltro controllata dall’Investindustrial della famiglia Bonomi, e attraverso la Lotus non solo entra nel mercato delle sportcar iconiche, ma estende ancora il suo raggio d’azione nel settore dei suv. Infatti, l’iniezione di capitali permette alla Lotus anche di pianificare un ruote alte, fedele al know-how del brand a livello di leggerezza e cura aerodinamica ma anche frutto della possibilità di contare sulle sinergie con la Volvo per la catena cinematica e la propulsione ibrida.

La Dongfeng, invece, ha attivato una joint-venture con Psa sin dal 1992 e poi, nel 2014, ha acquistato dalla famiglia Peugeot una quota azionaria paritetica a quella che essa ha ceduto allo Stato francese. In pratica, la Dongfeng detiene il 14% del gruppo Psa proprio come i Peugeot e la Francia. Da questa situazione che, logicamente si riversa positivamente su quanto da tempo fanno in Cina la Citroën e la Peugeot nonché sull’entità dello sviluppo di vetture elettriche, è nata anche l’indipendenza di quello che era il sub-brand Ds, le cui vetture traggono tante ispirazioni formali dai gusti cinesi.

Tuttavia, almeno per il momento l’avanzata cinese non si riflette in maniera consistente sull’arrivo di vetture prodotte dietro la Grande Muraglia in Europa o in nord America poiché, sinteticamente, si può dire che la richiesta di auto da quelle parti aumenterà notevolmente nei prossimi anni, grazie alla crescita del potere d’acquisto della popolazione. Quindi, non solo verrà assorbita la produzione dei tantissimi marchi locali ma anche quella proveniente dall’estero, specie se di fascia premium.

A prescindere da ciò, qualcosa si sta muovendo come conferma la sfilata al recente salone di Parigi del brand cinese Gac, che segue quella fatta a inizio anno a Detroit. Fermo restando che la priorità è il mercato americano dove debutterà il prossimo anno, la Gac si è presentata per la prima volta in Europa sia con il suv di taglia compatta Gs5 spinto da un motore turbo di 1,5 litri sia con la show car Enverge. Questo avveniristico crossover è a propulsione elettrica e promette un’autonomia di 600 chilometri. Insomma, l’Enverge è un po’ l’ambasciatore di quanto possono fare nel campo delle Emissioni Zero i cinesi.

Il quadro che si delinea guardando al settore automotive orientale è completato anche dal primo e unico brand di passaporto vietnamita: la Vinfast. Alla rassegna parigina ha presentato la berlina Lx A 2.0 e il suv Lux Sa 2.0, che saranno vendute in Vietnam dal prossimo anno e in seguito in altre parti del mondo. I due modelli sfoggiano vesti firmate dalla Pininfarina e utilizzano un motore turbo a benzina di 2 litri, che si declina in due versioni: una da 175 e una da 225 cv.

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