settore aeronautico

Avio Aereo, nasce in Piemonte il motore dei record della Ge

Ha un cuore italiano e piemontese il motore aeronautico più potente di sempre, il Ge9x di General Electric, destinato a far volare il Boeing 777x

di Filomena Greco

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Ha un cuore italiano e piemontese il motore aeronautico più potente di sempre, il Ge9x di General Electric, destinato a far volare il Boeing 777x


3' di lettura

Ha un cuore italiano e piemontese il motore aeronautico più potente di sempre, il Ge9x di General Electric, destinato a far volare il Boeing 777x, arrivato a concludere la fase di certificazione con la Federal Aviation Administration (FAA). Dopo l’acquisizione da parte di Ge della realtà di Avio Aero – 4.600 addetti in Italia – le competenze industriali nel settore dei motori avionici sono state rilanciate tanto che gli ingegneri italiani hanno sviluppato il modulo turbine del Ge9X, oltre a progettare l’intero sistema motore del nuovo motore Catalyst, progetto completamente Made in Italy.

Il ruolo di General Electric

Per l’industria italiana si tratta di una sorta di nuovo battesimo. Fino al 2003 azienda del Gruppo Fiat, controllata poi fino al 2013 da due fondi di private equity fino all’acquisizione, nell’agosto del 2013, da parte di General Electric, oggi Avio Aero ha conquistato una centralità nell’industria europea dei motori aeronautici. «Le competenze industriali nel settore civile affondano le radici nella storia di questa azienda – racconta Pierfederico Scarpa, Marketing, Sales & Strategy VP di Avio Aero – con una collaborazione con Ge che risale agli anni Novanta. Abbiamo iniziato a lavorare come componentisti, mentre la parte industriale più nobile, legata all’aerodinamica, veniva fatta dai grossi Oem come General Electric. La nostra aspirazione è stata quella di crescere nelle competenze fino a diventare sistemisti». Sul Ge9X, in particolare, l’Italia è responsabile delle scatole di trasmissione e di tutto il modulo turbina, coordinando partner come i francesi di Safran. Sul progetto del Catalyst, Avio Aero è responsabile dello sviluppo del motore stesso. «Il Catalyst è il primo motore Ge sviluppato fuori dagli Stati Uniti, in Europa, e con un cuore italiano. Questo ci permette di essere al tavolo delle poche nazioni occidentali in grado di sviluppare un intero motore, al fianco di Inghilterra, Francia e Stati Uniti» aggiunge Scarpa. Gli investimenti realizzati in Italia da Ge, dopo l’acquisizione di Avio, ricorda Scarpa, hanno superato il miliardo, con una crescita dei ricavi del 30% per il ramo italiano e ricadute occupazionali.

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Innovazione italiana

Le competenze industriali vanno di pari passo con l’ innovazione, Avio Aero infatti ha in Italia le linee produttive dedicate alla stampa additiva. «Abbiamo iniziato a lavorare in questo comparto – spiega Scarpa – prima che Ge ci acquisisse e questo ha rappresentato un vantaggio competitivo. Il Gruppo ci ha aiutato nello step successivo, quello dell’industrializzazione su più larga scala. Oggi un terzo del Catalyst è prodotto con stampa additiva, oltre alle pale della turbina del Ge9X». Una tecnologia che guarda alla sostenibilità e dunque al futuro, perché utilizza meno materia prima, produce meno materiale di scarto e rivoluziona il processo ingegneristico, senza contare la riduzione di peso dei componenti a favore di minori consumi dei velivoli.

Il contesto economico globale è difficile per il settore dell’aviazione civile, tanto quanto lo è ad esempio per l’automotive. Il calo del traffico passeggeri nel mondo è stimato quest’anno al 60%, con una riduzione complessiva di quasi 3 miliardi di viaggiatori e oltre 400 miliardi di dollari di gap nei ricavi. Il rischio dunque sta nel disallineamento tra produzione e consegne di velivoli, un passaggio delicato che mette alla prova la tenuta dell’intera supply chain. Per un’azienda come Avio Aero, i cui componenti sono presenti sull’80% dei voli commerciali del mondo, l’anno in corso registra una contrazione dei ricavi del 30% e l’azienda ha chiuso con i sindacati un accordo per il prepensionamento di 60 addetti in Italia. «Ad un momento di mercato così difficile – conclude Scarpa – si resiste utilizzando leve tattiche per attraversare le difficoltà senza tralasciare le leve strategiche che ci proiettano al post-Covid. Fortunatamente sui principali programmi abbiamo già fatto la maggior parte degli investimenti, stiamo continuando a pensare a come affrontare la ripresa senza perdere opportunità».

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