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Avio, nuovi contratti e a marzo 2020 riprendono i lanci del Vega

Buone prospettive per l’azienda in seguito all’aumento degli stanziamenti per lo spazio decisi nella conferenza ministeriale Esa. Finanziati tutti i programmi. Confermate le previsioni per i risultati 2019

di Gianni Dragoni


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4' di lettura

«La conferenza ministeriale europea di Siviglia ha dato una risposta brillante alle esigenze dell'industria spaziale europea. In particolare la contribuzione globale dell'Italia è molto buona e fa leva sui settori distintivi della nostra industria. Per Avio è importante perché sono stati sottoscritti i programmi per tutte le versioni dei lanciatori che avevamo ma non erano finanziati per intero». Giulio Ranzo, amministratore delegato di Avio Spa, vede buone prospettive per l’azienda di lanciatori che produce il Vega, il gioiellino italiano che si sta facendo largo in un settore dominato dall’industria francese con i grandi lanciatori della famiglia Ariane.

Più soldi per lo spazio
Ranzo commenta le decisioni della ministeriale del 27 e 28 novembre, nella quale i 22 paesi aderenti all’Agenzia spaziale europea (Esa) hanno approvato un piano d'’investimenti di 14,4 miliardi per il 2019-2022, con un forte incremento rispetto ai 10,6 miliardi decisi nella ministeriale precedente (per il 2016-2019). L’Italia ha aumentato i suoi impegni di circa un miliardo, per un totale di 2 miliardi e 288 milioni, ribilanciando il rapporto con la Francia, che ha assunto impegni per 2 miliardi e 664 milioni. Il primo contribuente ai programmi spaziali è la Germania, con una previsione di spesa di 3 miliardi e 294 milioni nel periodo.

I programmi strategici
«L’Italia _ osserva Ranzo _ ha investito con una strategia intelligente: nel programma spaziale su Marte, ci sarà un nuovo volo per l’astronauta Samantha Cristoforetti, per i satelliti per l’osservazione della terra (Copernicus), per i lanciatori, compreso il programma Space Rider». Nel complesso «è la contribuzione più grande di sempre».

I lanciatori
Per i lanciatori in totale sono stati decisi impegni per 2,2 miliardi, di cui circa 460 milioni da parte italiana. «Questo significa _ spiega l’a.d. di Avio _ poter proseguire gli investimenti sul Vega C, il lanciatore che farà il primo volo nell'estate 2020. È stato varato un programma per ridurre il costo dei lanci attraverso tecnologie ancora più innovative. È significativo che questo sia stato deciso quando non è ancora finito lo sviluppo. Ulteriori stanziamenti importanti sono stati decisi per il Vega E, un programma che pensiamo di introdurre intorno al 2025». È un lanciatore unpo’più grande, per la prima volta utilizzerà il motore dello stadio superiore a metano. «Adesso ci sono i soldi per completare gli investimenti per finire il motore a metano e ridurre ulteriormente i costi di lancio fino al 2030».

Riduzione di costi
Secondo Avio il costo per kilogrammo trasportato potrebbe arrivare a dimezzarsi in dieci anni, tra il 2020 e il 2030. Inoltre è stato avviato un piccolo investimento per sviluppare le tecnologie per un nuovo mini-lanciatore, il Vega L (Light). «Prima avevamo un prodotto, il Vega, adesso abbiamo una famiglia molto ricca di prodotti», osserva Ranzo.

La navetta Space Rider
«A questo si aggiunge il finanziamento per lo Space Rider, la navetta spaziale che sarà lanciata dal Vega e poi si staccherà e con propulsione propria potrà fare missioni fino a 6-7 mesi nello spazio e potrà rientrare atterrando su una pista di aeroporto. Potrà fare lavori nello spazio, come riparare un satellite rotto, oppure riportare oggetti a terra, come un laboratorio spaziale da 800 kg», racconta Ranzo. Avio è co-prime contractor insieme a Thales Alenia Space Italia, che realizzerà il drone spaziale a Torino. Con questi investimenti si amplia la complessità delle missioni spaziali che l’Italia potrà organizzare. «Abbiamo sempre fatto missioni di un’ora, adesso ne potremo fare di 6-7 mesi», spiega Ranzo.

Il Vega riprende i lanci
L’azienda di Colleferro ha archiviato il periodo difficile conseguente al fallimento del lancio numero 15 del Vega, l’11 luglio scorso, dopo 14 lanci consecutivi riusciti. La commissione di indagine guidata dall’Esa ha terminato i lavori in novembre. «Le cause sono state identificate, sono state modificate alcune specifiche di produzione dei motori e sono stati rafforzati i controllo sulla qualità del prodotto e sull’accettazione. Dopo quest’esperienza dura per noi _ osserva Ranzo _ ne usciamo confortati. Riprenderemo i lanci del Vega a marzo 2020, con il lanciatore con il dispositivo multiplo Ssms, porterà una quarantina di satelliti». Alcuni americani, alcuni italiani prodotti da Sitael.

Nel 2020 almeno 3-4 lanci
L’azienda sta riprogrammando il calendario per i prossimi lanci, «l’anno prossimo ne prevediamo almeno 3-4». In prospettiva ci potrebbe essere un affollamento dei lanci, con una tendenza ad arrivare a 5 all’anno. Deve ancora essere definito con il cliente del lancio fallito, gli Emirati Arabi Uniti, se proseguire i lanci (ne erano previsti due) o meno. Il contratto c’è ancora.

Nuovi contratti
In queste ultime settimane sono stati firmati, attarverso Arianespace, due nuovi contratti per lanci di satelliti, uno con un cliente extraeuropeo non identificato per un lancio nel 2021 di un satellite per l’osservazione della terra, l’altro di fine ottobre per il satellite Biomass dell’Esa. «Questo conferma che il nostro sistema è credibile, la firma di due contratti in un periodo difficile nel quale c’era chi temeva il blocco dell’attività commerciale», osserva Ranzo.

Il missile Camm Er
Avio produce anche la propulsione del missile tattico da difesa aerea Camm Er di Mbda, azienda europea che ha come azionisti Airbus, Bae Systems e Leonardo. Mbda ha annunciato il 29 novembre di aver completato a fine novembre una serie di lanci di prova fatti negli ultimi mesi. Il Camm Er può arrivare oltre i 40 km dal punto di lancio.

I risultati 2019
Per quest’anno Avio _ dice Ranzo _ conferma le aspettative economico-finanziarie tracciate nella guidance annunciata a marzo. I ricavi dovrebbero essere a 380-385 milioni e l’utile netto in linea con le previsioni. In Borsa il titolo è in ripresa. L’11 luglio era crollato da 14,3 a 12,2 euro. Dopo aver toccato il minimo di 11,38 euro il 2 ottobre c'è stato un recupero, fino ai 13,78 euro di ieri (+0,88%).

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    Gianni DragoniCaporedattore, inviato

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: italiano, inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza, industria aerospazio, difesa, industria ferroviaria, trasporto aereo, grandi aziende pubbliche, privatizzazioni, bilanci società di calcio, stipendi manager, governance società quotate, conflitti d'interesse

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