AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca e sfrutta l'esperienza e la competenza dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni. Scopri di piùPANICO IN RETE

Avocado, balzo del 34% su un allarme (gonfiato) di carenze di offerta

di Sissi Bellomo

2' di lettura

Avocado come il Bitcoin. Il prezzo dei frutti di qualità Hass prodotti in Messico è balzato del 34% in un solo giorno dopo che in Rete si è diffuso il panico su possibili carenze negli Stati Uniti: una tragedia apparentemente insormontabile per le legioni di salutisti innamorati del «superfood» (oltre che per tutti gli Instagrammer incantati dalla fotogenicità della sua polpa verde e cremosa).

L’isteria collettiva – perché di questo si tratta – è nata in seguito a un servizio della Reuters, in cui si richiama l’attenzione sul rischio di una chiusura totale della frontiera tra Usa e Messico, minacciata venerdì da Donald Trump come ritorsione contro il continuo flusso di migranti clandestini.

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Se il presidente americano dovesse davvero sigillare il confine con il Paese sudamericano, ci sarebbero problemi ben più gravi di un blocco del commercio di avocado: l’interscambio tra Usa e Messico vale oltre 600 miliardi di dollari, di cui 137 miliardi relativi a prodotti agroalimentari. Oltre metà dei prodotti vegetali importati dagli americani arrivano dal Messico, mentre quest’ultimo dipende dagli Usa per gran parte del fabbisogno di carburanti.

Anche la Reuters ne parla nel servizio. Ma nel titolo ha puntato sul rischio di «carenze di avocado» e sul timore di doversi rassegnare al «virgin margarita», la versione analcolica del cocktail a base di tequila messicana. In questo modo, ha ragionato l’agenzia, la notizia avrebbe avuto maggiori probabilità di essere notata nel nostro mondo dominato da Internet. E infatti così è stato.

La dichiarazione shock – che è stata ripresa infinite volte da media (e social media) di tutto il Pianeta – è quella secondo cui gli americani rischierebbero di rimanere senza avocado «nel giro di tre settimane» in caso di chiusura della frontiera col Messico, perché il raccolto californiano non è ancora maturo e comunque si prevede molto scarso. A lanciare l’avvertimento è tal Steve Barnard, ceo di Mission Produce, il più grande produttore e distributore di avocado al mondo: una persona non proprio immune da conflitti di interesse.

Inoltre i rischi – se proprio vogliamo chiamarli tali – riguardano solo gli Stati Uniti: gli avocado vengono prodotti in moltissimi Paesi del mondo, persino in Italia.

Ma tutto questo non ha impedito che l’«allarme» si diffondesse in Rete, né che il prezzo (in Messico) si impennasse in stile Bitcoin. E anche il Sole 24 Ore non ha evitato di citare la parola «avocado» nel titolo di questo pezzo. Così va il mondo.

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