credito e imprese

Avvicinare di nuovo popolari e territori

di Corrado Sforza Fogliani

Corrado Sforza Fogliani

3' di lettura

Molto si parla e si è parlato, nelle scorse settimane, di Banche popolari e di ipotesi di possibili innovazioni. Numerosi sono i riferimenti e le notizie (più o meno precise, circostanziate e informate) su una risposta del Credito popolare tesa a rendere ancora più stabile ed efficiente la presenza e l’azione dello stesso a beneficio dei territori, delle famiglie e delle piccole e medie imprese.

È allora bene chiarire che numerose sono le soluzioni sul tappeto che si prospettano.

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È in corso, all’interno dell’intera categoria, un’attenta riflessione e valutazione delle varie ipotesi in essere per definire una risposta forte nei confronti dei risparmiatori, dei soci, dei clienti, dei mercati e delle autorità di regolamentazione del credito. A ciò va aggiunto che la nuova congiuntura non facilita la situazione ma, al contrario, rende lo scenario più incerto, imponendo agli intermediari maggiore chiarezza e capacità di azione.

Il Credito popolare, forte di un’azione incessante, già in corso da diversi anni, volta al recupero di sempre maggiore efficienza, redditività e patrimonializzazione, ha messo a segno performance di rilievo anche se confrontate con il dato medio di sistema. A questo proposito può essere di grande utilità conoscere il reale stato di salute del Credito popolare raffrontando alcuni dati significativi ufficiali delle Popolari con quelli dell’insieme del sistema bancario italiano. Relativamente al coefficiente Cet 1, nel 2017 quello delle Popolari era pari al 13,8%, identico a quello dell’intero sistema. Il Roe, al netto delle componenti straordinarie, negli anni 2016-2017 segna una media del 2,85% per le Banche popolari, contro un dato negativo (-0,8%) del sistema nel suo insieme. Infine, il Cost-income ratio , sempre prendendo come riferimento la media degli anni 2016-2017, per le Popolari era del 66,1% contro il 71,6 del sistema. Rispetto a tutti e tre questi requisiti fondamentali è utile anche leggere il trend di variazione positivo nel triennio.

Sappiamo che lo sforzo sinora prodotto può non bastare, ma proprio per questo è in corso una riflessione approfondita per individuare la risposta più efficace all’urgenza del momento, che in certi casi sconta peraltro la necessità di attendere la decisione del Consiglio di Stato dopo quella della Corte di giustizia europea, alla quale la causa in corso è in atto rimessa.

Nell’interesse generale, va comunque ricordato che Einaudi (nel famoso articolo “Sono troppe le banche?” del 1930) metteva in guardia dal ritenersi sempre e comunque le concentrazioni come fattori di progresso. “Lo sono fino a un certo punto - spiegava Einaudi - sino a quando esse non frappongono ostacoli all’azione dei fattori altrettanto necessari della lotta, della rivalità, della concorrenza”, sottolineando subito la funzione delle banche di territorio col dire che le grosse banche sono solite “pompare i risparmi locali coll’offerta di interessi allettanti per riversarli alla sede centrale”, così da impiegare i depositi dove “è economicamente conveniente, nel modo più remunerativo e sicuro”. Le banche di territorio, invece, vivono del territorio e - necessariamente, ecco la chiave di volta - per il territorio, smithianamente: perché crescono, se cresce il territorio di insediamento.

Altrettanto, sarà da ricordare il Provvedimento 2008 con il quale la Commissione europea respinse l’assalto alle Popolari garantendone l’esistenza e la continuità: “Le reti bancarie decentrate garantiscono la continuità dei mercati finanziari, anche in mercati di piccole dimensioni e remoti”, aggiungendo - anch’essa - che “il pluralismo del mercato dell’attività bancaria e la diversità dei prestatori di servizi, rafforzano la concorrenza in tutto il mercato bancario della Ue, assicurando nel contempo il finanziamento dell’economia locale e facilitando l’accesso di tutti i clienti ai servizi finanziari”. Sono considerazioni (spesso trascurate, anche dai regolatori) che valgono, comunque, oggi e indipendentemente quindi da ogni problema che possa essere sopravvenuto, anche di capitalizzazione.

Le Popolari e le Casse di risparmio si sono sempre capitalizzate, per cent’anni, solo ricorrendo alla propria compagine sociale: naturalmente, quando - in obbedienza al pensiero unico internazionale - non era ancora di moda solo screditarle a favore dei fondi speculativi esteri, ormai - pur dalla limitata visione temporale - proprietari di gran parte delle grosse banche. E chi vivrà, vedrà (l’oligopolio).

Presidente Assopopolari

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