Innovazione

Avvio online delle imprese, Italia in ritardo: il progetto dei notai e le proposte legal tech

Notai e Mise studiano una «stanza» per la stipula virtuale ma gli operatori chiedono statuti smart e piattaforme per ridurre i costi

di Michela Finizio

Imprese, svolta digital per prevenire i rischi

4' di lettura

Una «sala stipula» virtuale. È questa la proposta del Notariato per garantire in futuro l’avvio telematico di una nuova impresa. A chiedercelo è l’Europa con la direttiva 2019/1151 a cui bisogna uniformarsi entro il 1° agosto 2021, nell’intento di superare i divari tra i tanti ecosistemi imprenditoriali nazionali in un mercato sempre più globale. E a renderlo ancora più urgente è lo stop, imposto dal Consiglio di Stato il 29 marzo scorso, alla procedura online senza notaio prevista dal 2016 per l’apertura delle start up innovative.

Il gap da colmare

«Occorre un intervento normativo urgente che ripristini la possibilità di costituire questa tipologia di imprese per via digitale e in maniera gratuita», ha detto Carlo Sangalli presidente di Unioncamere. L’annullamento del decreto che istituiva la procedura digitale per l’avvio delle start up innovative, in alternativa alla modalità “tradizionale” tramite notaio, si intreccia con la necessità di attuare le norme Ue sull’uso di strumenti digitali nel diritto societario. Un intreccio che si trasforma in occasione per modernizzare i processi di avvio di tutte le tipologie di impresa, riducendo costi e tempi.

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Attualmente la legge di delegazione europea 2019-2020 che recepisce la direttiva è stata approvata in seconda lettura dalla Camera e prevede un emendamento secondo cui la costituzione online va «stipulata, anche in presenza di un modello standard di statuto, con atto pubblico formato mediante l’utilizzo di una piattaforma che consenta la videoconferenza e la sottoscrizione dell’atto con firma elettronica riconosciuta».

I notai e il ministero dello Sviluppo economico sono al lavoro. L’idea è di creare una stanza virtuale per la stipula dell’atto che potrà essere utilizzata da tutti i notai italiani, ma non sarà facile in così poco tempo trovare una quadra per superare i malumori e le differenti esigenze degli operatori. Ecco perché, nel frattempo, diventa utile capire cosa stanno facendo gli altri Stati e andare a caccia delle best practices.

Il confronto europeo

Diversi paesi stanno per implementare la costituzione online delle imprese, recependo in questi mesi la direttiva Ue. «In Germania, dove oggi addirittura è previsto un doppio controllo sull’atto costitutivo, è stata presentata una proposta che è al vaglio del Parlamento tedesco. Anche in Spagna stanno esaminando una soluzione in questi giorni che prevede un ruolo centrale del notaio. In Francia, invece, se ne occupano gli ausiliari del giudice». A fornire questo rapido affresco europeo è il notaio Corrado Malberti, presidente del gruppo di lavoro del diritto societario del Consiglio dei notariati d’Europa (Cnue).

Il sistema spagnolo punta sul notaio come one stop shop for business, un soggetto unico che si interfaccia con il cliente e compie le diverse formalità (tra le quali l’iscrizione nel registro delle imprese, il versamento delle imposte e i controlli di sicurezza sullo statuto e di antiriciclaggio). «Chi apre un’impresa ha soprattutto interesse a rivolgersi rapidamente a un solo soggetto. Anche se il professionista poi è tenuto a diversi adempimenti», aggiunge Malberti. In Francia, dove i costi medi di avvio sono molto contenuti e i tempi sono molto rapidi, a occuparsi della pratica sono le cancellerie dei tribunali. «Oggi i francesi - aggiunge il rappresentante del Cnue - si stanno interrogando sulla tenuta dei loro registri: ci sono formalità considerate non rilevanti, come il controllo dell’identità, che però non possono essere affidate a documenti fotocopiati».

Le richieste di semplificazione

La realizzazione di un sistema unico per la costituzione online preoccupa le associazioni di startup che lanciano l’allarme sull’eccesso di burocrazia che rischia di zavorrare l’innovazione. E chiedono che i servizi per la costituzione online di imprese possano essere liberalizzati, in modo che la concorrenza riduca tempi e costi.

A offrire un servizio in questa direzione è Lexdo.it, ad esempio, piattaforma di supporto legale online che segue l’apertura di centinaia di nuove attività ogni mese. «Collaboriamo in modo virtuoso con i notai. Molti costi di apertura sono legati a tasse, bolli e vidimazioni che abbiamo solo noi e diventano assurdi in caso di società che aprono con meno di 10mila euro di capitale», afferma il titolare Giovanni Toffoletto.

Per semplificare, infatti, non basta digitalizzare. Lo dimostra il fatto che la procedura online per aprire una start up innovativa, recentemente bocciata dal Consiglio di Stato, era comunque complessa: solo il 35% delle realtà attivate in questi anni ha scelto questa via che richiedeva fino a 40-50 giorni per ottenere un appuntamento con un funzionario del Registro delle imprese e molti, alla fine, si affidavano comunque a servizi di assistenza su misura.

Le associazioni di start up chiedono statuti semplificati, standardizzati, che riducano i necessari controlli al momento dell’avvio, come già accade per le Srl semplificate. Oppure la possibilità di “esternalizzare” i controlli antiriciclaggio, fissando degli standard a cui le piattaforme online devono attenersi oppure affidandoli alle banche. Temi su cui però è necessario monitorare: la presenza di soci investitori nel capitale di rischio o di più fondatori non sempre potrebbe trovare aderenza nelle formule standard.

«La mera smaterializzazione non può soddisfare le esigenze di riduzione di tempi e costi», dice Oscar Bianchi, ad di Costituzionesrl.com, servizio sviluppato dalla divisione legal tech di Lexia Avvocati. «La concorrenza tra operatori e piattaforme digitali che svolgono questi servizi andrebbe in questa direzione», aggiunge. Il rischio, in assenza di una vera semplificazione, è di perdere il treno. «Stiamo perdendo il confronto con altri Paesi - aggiunge Toffoletto di LexDo.it - che, magari in lingua inglese, consentono di aprire in 24 ore online un’attività a costi bassissimi. E non è un caso se le nuove imprese aperte da giovani under 35 sono sempre meno in Italia».

IL CONFRONTO EUROPEO SUL BATTESIMO DI UNA SOCIETÀ
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