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Avvisi bonari, sanatoria con sanzioni ridotte al 5%

Allo studio la possibilità di una dilazione più ampia per i versamenti 2022. La portata della tregua fiscale dovrebbe essere più ampia rispetto alla sanatoria del Governo Draghi nel 2021

di Marco Mobili.e Giovanni Parente

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2' di lettura

La tregua fiscale non riguarderà solo le cartelle esattoriale. Per evitare l’accumularsi di debiti non pagati che hanno sfondato il tetto dei 1.100 miliardi di euro, il Governo pensa di agire prima. Un po’ nel segno del motto «prevenire è meglio che curare» l’ipotesi di fondo è quella di consentire di recuperare e spalmare nel tempo gli importi dovuti, facendo in modo di non dover far scattare tutte le “armi” a disposizione della riscossione (è il caso, ad esempio, di ganasce fiscali o dei pignoramenti anche di stipendi e pensioni).

Le previsioni

Lo schema delineato dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, prevede la possibilità di una drastica riduzione delle sanzioni sugli avvisi bonari inviati dall’agenzia delle Entrate: l’ipotesi è di applicare penalità amministrative del 5% e allo stesso tempo di concedere un arco temporale di due anni su cui scaglionare il pagamento.

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Di fatto, si punta a intervenire in questo modo sul problema degli omessi versamenti. Una mossa che dovrebbe riguardare le annualità 2019 e 2020. Questo perché proprio il 2020 è un anno spartiacque a causa del Covid e della conseguente difficoltà di imprese, famiglie e autonomi ad affrontare le scadenze di versamento (anche relative agli anni precedenti).

Portata più ampia rispetto a precedente Governo

La portata, quindi, dovrebbe essere più ampia rispetto alla sanatoria varata dal Governo Draghi nel decreto Sostegni del 2021: in quel caso la sanatoria, che consisteva essenzialmente nell’azzeramento di sanzioni e somme aggiuntive, era indirizzata esclusivamente alle partite Iva che avevano subito una riduzione maggiore del 30% del volume d’affari dell’anno 2020 rispetto al volume d’affari dell’anno precedente (per gli operatori economici non obbligati al modello Iva l’ammontare dei ricavi e compensi risultante dalle dichiarazioni dei redditi). Il tutto in relazione alle liquidazioni delle dichiarazioni dei redditi e Iva relative agli anni d’imposta 2017 e 2018.

Azzeramento delle sanzioni

Ma c’è di più, perché nelle intenzioni del Governo si punta ad aiutare i contribuenti che non hanno onorato gli impegni relativi al 2022. Nelle parole pronunciate dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, a «Quarta Repubblica» si profila un azzeramento delle sanzioni: «Dovevo fare i miei versamenti periodici e non l’ho fatto. Non ho potuto. Io ti dico: mi versi l’imposta, non ti metto le sanzioni, e me la dilazioni nel corso del tempo. Quello che purtroppo non ha potuto pagare, lo mettiamo in condizione di poter pagare in un certo lasso temporale».

Dunque una tregua, come ribadito sempre da Leo in un’intervista a Sky Tg 24, destinata ad agire sotto il profilo degli importi e sotto quello temporale, ma senza andare ad intaccare (e quindi scontare) le imposte dovute.

Un passo verso il fisco futuro

Una sorta di primo assist verso una futura riforma del fisco da mettere in cantiere a partire dal 2023 e in cui ad andare a incidere in maniera decisa sulle sanzioni. Soprattutto sulle duplicazioni del sistema che, nonostante le intenzioni, finiscono con il perseguire un reale intento di deterrenza ma finiscono con il far lievitare il conto solo per chi incappa nei controlli del Fisco.

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