Le nuove misure in manovra

Avvocate e ricercatrici: maternità con più tutele nelle aule e nei laboratori

di Marzio Bartoloni

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2' di lettura

Per le donne avvocato e le ricercatrici che spesso superano per numero i colleghi maschi sono in arrivo nuove tutele. La legge di bilancio nel suo passaggio alla Camera ha introdotto due misure specifiche: il legittimo impedimento a comparire nei procedimenti per le donne avvocato in maternità e la sospensione dei contratti a tempo durante la gravidanza per chi fa ricerca.

Il legittimo impedimento per le avvocate
La misura per le donne avvocato ha un impatto non da poco. Anche perché la metà degli iscritti agli albi della professione forense è donna. La novità - introdotta con un emendamento a prima firma di Nunzia Di Girolamo di Forza Italia e sostenuto da Anna Rossomando del Partito democratico - è stata approvata con un consenso trasversale in commissione Bilancio alla Camera durante l’esame della manovra. E prevede che il difensore che abbia comunicato prontamente lo stato di gravidanza si ritiene legittimamente impedito a comparire nei due mesi precedenti la data presunta del parto e nei tre mesi successivi. Quando il difensore documenta il proprio stato di gravidanza il giudice ai fini della fissazione del calendario del processo deve infatti tenere conto del periodo della gravidanza e della maternità. Le stesse regole valgono anche per le adozioni. Dalla misura - si legge ancora nella norma - «non può derivare grave pregiudizio alle parti nelle cause per le quali è richiesta un’urgente trattazione».

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La sospensione dei contratti a tempo per le ricercatrici
Maggiori tutele sono in arrivo anche per le ricercatrici. Che oggi almeno nei primi gradini della carriera rappresentano ormai la metà dei cervelli impegnati nei laboratori italiani. Le giovani ricercatrici (dottorande) sono il 50,9%, per poi diventare il 41,9% tra i ricercatori più inquadrati (ma sempre a tempo determinato). Ebbene la modifica alla legge di bilancio approvata sempre in commissione Bilancio della Camera prevede in buona sostanza che i contratti di ricerca a tempo determinato stipulati dalle università (ai sensi dell’articolo 24 della riforma Gelmini, la legge 240/2010) devono essere sospesi nel periodo di astensione obbligatoria per la maternità e il termine di scadenza è prorogato per un periodo pari a quello di astensione obbligatoria.

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