Leggi inattuate

Avvocati all’attacco: troppi tradimenti all’equo compenso

Le criticità segnalate alla Giustizia da 20 Ordini Il «giusto onorario» è anche nel programma del nuovo Governo

di Antonello Cherchi


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Illustrazione di Giuseppe di Lernia

3' di lettura

Incarichi conferiti attraverso la modalità del beauty contest, con conseguente gioco al ribasso degli onorari. Oppure mediante convenzioni che prevedono compensi unitari. O, ancora, prestazioni pagate con i soldi delle spese giudiziarie liquidate dal giudice, prospettiva che però deve mettere in conto la vittoria della causa. Ci sono, poi, le richieste “accessorie” all’incarico, come la predisposizione di pareri o di attività di consulenza stragiudiziale, le spese di trasferta o quelle dell’eventuale domiciliatario accollate per intero all’avvocato, l’obbligo di anticipare i costi di alcuni adempimenti (per esempio, le spese di registrazione degli atti giudiziari).

Il sistema di monitoraggio

Sono alcune delle segnalazioni che circa venti Ordini forensi territoriali hanno inviato al Nucleo centrale istituito presso il ministero della Giustizia per monitorare l’applicazione delle regole sull’equo compenso. Allerta arrivati a stretto giro di posta, dopo neanche un mese dal decreto che ha previsto l’istituzione del Nucleo centrale di monitoraggio e di quelli locali presso gli Ordini forensi territoriali. Segnalazioni di cui si è potuto prendere atto nella riunione di insediamento del nucleo centrale, avvenuta a via Arenula il 23 luglio. L’attivismo da parte degli Ordini degli avvocati è segno della particolare attenzione che i legali - ma in generale tutti i professionisti - riservano all’equo compenso, le cui regole stentano a trovare una piena applicazione.

Un problema che le categorie avevano portato all’attenzione del precedente Governo e che aveva condotto sia alla stipula di un protocollo d’intesa della Giustizia con gli avvocati - documento che prevede, tra l’altro, il sistema di monitoraggio - sia all’apertura di un tavolo tecnico, sempre a via Arenula, con tutti gli Ordini professionali vigilati dal ministero.

Anche l’attuale Esecutivo, che ha confermato alla guida della Giustizia il ministro Alfonso Bonafede, ha posto la questione del «giusto compenso» - come l’ha definito il premier Giuseppe Conte nel programma di Governo e nell’intervento alla Camera prima della fiducia - tra le questioni da affrontare. C’è, pertanto, da pensare che le iniziative intraprese tra giugno e luglio - e che erano state seguite dall’allora sottosegretario leghista alla Giustizia, Jacopo Morrone - andranno avanti. A cominciare dal monitoraggio e dal tavolo tecnico.

Verso la riforma

Gli undici punti che il ministero della Giustizia aveva portato al tavolo tecnico agli inizi di luglio, e che rappresentano il punto di partenza per la riforma dell’equo compenso, ora possono avere un riscontro attraverso le segnalazioni già inviate dagli Ordini forensi. «E che continuano ad arrivare », spiega Antonio Baffa, componente del Consiglio nazionale forense e del Nucleo nazionale di monitoraggio.

Quelle indicazioni dicono che la legge sull’equo compenso ha bisogno di modifiche. «Ha prodotto effetti ancora parziali e limitati - aggiunge Baffa -. E questo sostanzialmente per due motivi: la resistenza di chi è tenuto ad applicarla e alcune criticità del testo, che favoriscono prassi elusive. Bisogna, per esempio, rendere la normativa più cogente per la pubblica amministrazione, perché le regole attuali lasciano ampi margini di discrezionalità».

Le criticità

Per esempio, tra le storture segnalate dagli Ordini forensi c’è il fatto che alcuni enti territoriali assegnano gli incarichi di recupero crediti senza che all’avvocato venga prospettata alcuna contropartita. O, meglio, il professionista può contare solo sull’eventuale liquidazione delle spese a carico del soccombente, ma spesso è lo stesso legale a doversi far carico, in caso di mancato pagamento spontaneo, del recupero coatto degli importi.

Sempre dagli Ordini arriva la segnalazione della prassi, instaurata in particolare da alcune società assicurative, di conferire ai cosiddetti “fiduciari” incarichi singoli di volta in volta. E questo perché ritengono che tale procedura, prescindendo da una convenzione “a monte”, si sottragga alla normativa sull’equo compenso.

O ancora, il conferimento dell’incarico avviene attraverso il sistema del beauty contest, per cui si chiede agli avvocati che partecipano alla selezione di presentare un’offerta al ribasso rispetto al prezzo di partenza. Il risultato è che spesso in questa maniera si aggira la soglia del compenso equo.

Ci sono poi le clausole vessatorie che i clienti forti, tenuti al rispetto del giusto compenso, impongono agli avvocati, come le spese (per esempio, quelle di trasferta) a totale carico del professionista. Oppure l’obbligo per il legale di anticipare i costi di alcuni adempimenti - per esempio, il rilascio delle copie - per presunte esigenze di velocizzazione delle attività giudiziali o di sottostare a criteri convenzionali di determinazione del valore della controversia, al quale vanno commisurate le competenze. Così che, se il valore della causa viene compresso, anche quello dell’onorario si riduce.

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