Incarichi di confine

Avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro: contesa aperta sulle competenze

Crescono le polemiche: dagli avvocati che difendono la «riserva» nelle mediazioni ai commercialisti che rivendicano il ruolo nella crisi d'impresa

di Francesco Nariello

(vegefox.com - stock.adobe.com)

4' di lettura

L’indicazione, da parte dell’Autorità per le comunicazioni, dei soggetti abilitati alla risoluzione stragiudiziale di controversie tra utenti e operatori di telefonia mobile e internet è solo l’ultima goccia. Che va ad aggiungersi, tuttavia, a un vaso già colmo: quello delle materie in cui attribuzioni e competenze affidate, in esclusiva o meno, a una professione piuttosto che a un’altra, sono divenute, di volta in volta, oggetto del contendere tra Ordini professionali e non solo.

Un segnale, forse, della richiesta sempre più urgente da parte del mercato di competenze multidisciplinari e della necessità per i professionisti di fare rete per proporre servizi integrati. Ma che spesso si è storicamente tradotta e si traduce anche ora in dispute, a volte sterili, su attività «al confine»: dalle crisi d’impresa a politiche attive e negoziazione assistita in materia di lavoro, dalla cessione di quote societarie ai tentativi di conciliazione preventiva per i licenziamenti «economici».

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Le rimostranze degli avvocati

L’ultima vicenda, come anticipato, è stata innescata dal regolamento Agcom, pubblicato online a fine dicembre, sulle procedure di risoluzione di controversie tra utenti e operatori di comunicazioni elettroniche.

A lanciare l’allarme è stata l’associazione giovani avvocati (Aiga), che ha puntato il dito, in particolare, sull’abilitazione di dottori commercialisti ed esperti contabili - ma tra i soggetti “accreditati” figurano anche associazioni di consumatori ed enti esponenziali - a occuparsi di tali procedure.

La delibera dell’Authority, rimarca Francesco Paolo Perchinunno, presidente Aiga, «non sembra tener conto della necessità che a rappresentare il cittadino siano gli avvocati, professionisti adeguatamente preparati ad affrontare anche l’eventuale fase processuale successiva alla mancata conciliazione» e pone invece l’accento solo «sul requisito dell'iscrizione a un Albo».

Non è un caso che la denuncia sia partita dai giovani avvocati, in quanto - sostiene Perchinunno - la decisione, contro cui è allo studio un ricorso al Tar, «riduce uno spazio di mercato spesso presidiato da nuove leve della professione». In generale, guardando oltre l’intervento di Agcom, Aiga è intenzionata ad accendere un faro sull’intero capitolo delle procedure conciliative stragiudiziali attraverso la presentazione in Parlamento di una proposta di legge che prevede una «riserva» di competenza a favore degli avvocati, almeno «laddove negoziazione e mediazione - spiega Perchinunno - siano previste come condizione di procedibilità».

L’expertise dei commercialisti

Altro caso recente è quello sollevato da Associazione nazionale commercialisti, insieme ad Associazione Adr e Crisi, in merito alla circolare dello scorso 29 dicembre con cui il Ministero della Giustizia ha fornito linee di indirizzo per la selezione delle domande per formare gli elenchi regionali di esperti indipendenti nella composizione negoziata della crisi d’impresa. La nota ministeriale - affermano le due sigle - «non riesce a fare chiarezza rispetto ai requisiti professionali per l’ammissione in elenco» e, in particolare, richiede ai commercialisti - al pari degli altri soggetti professionali - «di dimostrare esperienze nel settore della ristrutturazione aziendale e della crisi d’impresa», mentre in precedenza «erano esonerati dal farlo».

Gli esperti in crisi d’impresa

Un tema, quello della crisi d’impresa, che si innesta su una ferita aperta, già toccata dal decreto 118/2021 dello scorso agosto che ha stabilito I’inserimento, tra l’altro, dei consulenti del lavoro nell’apposito elenco degli esperti negoziatori. «Le procedure concorsuali sono sempre state appannaggio di commercialisti e avvocati», sottolinea Roberto Cunsolo, ex componente del Cndcec (attualmente commissariato), il quale tuttavia ammette come «a volte le dispute tra professioni abbiano riguardato più questioni di principio che rischi concreti. Si pensi all’aspro scontro con i notai riguardo alla cessione di quote delle Srl (legge 133/2008): a conti fatti, poi sono stati pochissimi gli studi di commercialisti che si sono occupati di questo tipo di incarichi».

Gli spazi dei consulenti del lavoro

I consulenti del lavoro, in particolare, sono una categoria che negli ultimi anni ha guadagnato terreno in termini di attività di propria competenza, sebbene nessuna “conquista” si sia poi tradotta in esclusiva assoluta.

«Si tratta - precisa Giovanni Marcantonio, segretario del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro - di attribuzioni e deleghe basate sulla verifica delle competenze acquisite dalla categoria e dimostrate sul campo nelle materie individuate. Dalle politiche attive, con il ruolo della Fondazione Lavoro, alla certificazione dei contratti: ambiti in cui i consulenti del lavoro sono la sola professione ordinistica abilitata, ma non l’unico soggetto che può svolgere tali attività».

Tra le altre attribuzioni acquisite dalla categoria ci sono la possibilità di assistere i lavoratori nel tentativo preventivo di conciliazione dei licenziamenti cosiddetti economici (legge 92/2012) o, più di recente (legge delega 206/2021), di occuparsi di negoziazione assistita in materia di lavoro (insieme agli avvocati, ma con «esclusione» dei commercialisti).

Le dispute sui confini

1- Le telecomunicazioni

Attività: risoluzione delle controversie tra utenti e operatori delle comunicazioni elettroniche

Categorie: avvocati e dottori commercialisti

Motivo del contendere: abilitazione di commercialisti ed esperti contabili a svolgere l'attività stragiudiziale

Riferimento normativo: delibera Agcom 390/21/Cons (regolamento sulle procedure di risoluzione delle controversie tra utenti e operatori di comunicazioni elettroniche)

2- La crisi d’impresa

Attività: composizione negoziata delle crisi d'impresa

Categorie: avvocati, dottori commercialisti, consulenti del lavoro

Motivo del contendere: l'inserimento dei consulenti del lavoro nell'elenco degli esperti negoziatori tenuto dalle Camere di commercio e i requisiti previsti per farne parte

Riferimento normativo: decreto legge 118/2021 (convertito con la legge 147/2021)

3- La cessione di quote

Attività: cessione delle quote di società a responsabilità limitata

Categorie: dottori commercialisti, notai

Motivo del contendere: possibilità di trasferimento delle quote di una Srl anche affidandosi a commercialisti abilitati e non più solo attraverso atto pubblico o scrittura privata autenticata dal notaio

Riferimento normativo: decreto legislativo 112/2008 (convertito con la legge 133/2008)

4 -Il lavoro

Attività: negoziazione assistita per le controversie individuali di lavoro

Categorie: avvocati, dottori commercialisti, consulenti del lavoro

Motivo del contendere: previsti solo avvocati e consulenti del lavoro e non i commercialisti tra le categorie che possono svolgere l'attività negoziale (quest'ultima non costituisce condizione di procedibilità dell'azione giudiziaria)

Riferimento normativo: legge 206/2021

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