Il barometro delle professioni

Avvocati in fuga dalla professione: parte una nuova rincorsa al posto fisso nella Pa

Con il maxipiano di assunzioni del Pnrr - prime le 16mila per il neonato Ufficio del processo - attesa una valanga di cancellazioni dalla Cassa: redditi in calo e poche tutele spingono verso la Pa

di Massimiliano Carbonaro

4' di lettura

È cominciata la grande fuga dalla professione di avvocato? Sembrerebbe così stando alle cancellazioni dall’Albo che nell’ultimo anno sono state 5.800, il doppio rispetto a sette anni prima. Un fenomeno atteso in crescita nei prossimi tempi per una professione che paga il non aver superato le proprie contraddizioni: come il gender pay gap, un reddito medio in picchiata e una densità di colleghi/competitor che resta comunque altissima. Senza contare le difficoltà della complessa macchina della giustizia, al centro della sessione straordinaria del congresso forense tenutosi la scorsa settimana.

Si sa, gli avvocati in Italia sono tanti e nulla è comunque cambiato nell’ultimo anno: 245mila iscritti, cresciuti del 13% se si guarda al 2010. In media 4,1 avvocati per mille abitanti, ma in Calabria si arriva a 7.

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L’esodo previsto

Ma la situazione cambierà a breve. Dopo un processo di crescita avvenuto, secondo il presidente di Cassa forense, Valter Militi, «in maniera totalmente incontrollata e disordinata, già dal 2016 al 2020 abbiamo registrato un modesto 1,56% in più di avvocati». Aumentano in parallelo le cancellazioni: 5.160 nel 2019, salite a 5.800 lo scorso anno. Ma una vera e propria emorragia è attesa dai prossimi mesi. «Nel 2021 – avverte Militi – ci saranno tantissime cancellazioni in virtù dei numerosi concorsi previsti nella pubblica amministrazione». In pratica un “effetto Pnrr”: del resto, solo per potenziare il neonato Ufficio del processo sono attese oltre 16mila assunzioni. «I dati ci dicono che dalla professione molti scappano in cerca di sicurezza - conclude Militi - Lo fanno non solo più i giovani, ma anche i 50enni che si sentono marginali soprattutto sul fronte economico».

I redditi

La questione dei redditi è uno degli aspetti più dolenti. Quello medio dichiarato per il 2019 ammonta a 40.180 euro che rappresenta un -15% rispetto al 2010. In realtà, dopo il drammatico crollo tra il 2013 e il 2014 (-20% rispetto agli anni passati) ora ci si è avviati verso una stabilizzazione, persino con una lenta crescita: più 1,8% nel 2019 rispetto al 2018.

I più in difficoltà sono gli avvocati “generalisti”: «Quelli – spiega Antonio De Angelis, presidente di Aiga, associazione italiana giovani avvocati – che non sono riusciti a ritagliarsi una fetta di mercato specifica. Sono relativamente giovani e senza una clientela consolidata».

Le distanze sul territorio sono profonde: valori dimezzati rispetto alla media in Calabria (anche per effetto del record di affollamento). In gran parte delle regioni del Sud è comunque si resta sotto i 30mila euro (meno della metà della Lombardia). A soffrire sono naturalmente i più giovani:  gli under 30 restano sui 13mila euro, i 40-44enni arrivano a 30mila. Solo gli ultracinquantenni arrivano a 50mila.

«Il problema della retribuzione è molto grave fin dal praticantato – commenta Giovanni Lega, presidente di Asla, l’associazione degli studi legali associati – Il 73% dei praticanti non prende emolumenti. Non ha senso». Insomma, la professione fatica a regalare grandi soddisfazioni dal punto di vista reddituale, che ha tenuto in questi ultimi anni, ma sta scontando anche l’ultima “tegola” del Covid: uno su due tra gli iscritti alla Cassa ha chiesto il reddito di emergenza da 600/1.000 euro, tra le professioni la platea più numerosa.

Ma sta diventando molto complesso anche capire chi è più in difficoltà: « È un quadro in evoluzione, – aggiunge il presidente Militi – possiamo trovare in questa situazione anche chi ha anni di carriera alle spalle. Facendo un identikit possiamo dire che molte volte è una donna, è del Sud ed è più o meno giovane».

Anche se si è arrivati a una sostanziale parità di iscritti tra uomini e donne, infatti, le avvocate guadagnano ancora in media la metà dei colleghi maschi. Ma le cose su questo fronte dovranno cambiare: «Le avvocate, che rappresentano il futuro della professione, fanno emergere un problema culturale – aggiunge Lega – si fa tanto “diversity washing” ma invece si dovrebbe credere realmente e mettere in campo azioni reali verso la parità. Sono convinto che le soluzioni non siano le quote rosa, ma un discorso culturale e meritocratico».

Il futuro

Emergono settori non tradizionali che possono rappresentare ambiti di specializzazione di grande interesse. «Ci sono settori in espansione – ricorda De Angelis - . Penso alle nuove tecnologie, tutte da scoprire, a Internet in generale e a tutti i diritti legati alla tutela dei dati personali. Ma anche il diritto sportivo è di grande interesse, serve anche una maggiore conoscenza del diritto dell’Unione europea». Sempre provando a tratteggiare dove possano esserci sviluppi positivi per la professione, per Lega «la verità è che l’avvocato non può considerarsi tale solo nell’ambito del giudiziale, ma dovrebbe dare grande importanza anche all’ambito stragiudiziale». «Il piano di ripresa e resilienza - conclude – ci ha indicato la strada della sostenibilità, dei criteri Esg, della digital transformation e dello sviluppo infrastrutturale. Senza dimenticare la consulenza e l’assistenza globale alle imprese, giorno per giorno».

Il viaggio del sole

Il barometro delle professioni
Questo sugli avvocati è il secondo di una serie di approfondimenti dedicati al «Barometro delle professioni». Il primo era dedicato agli ingegneri. L’obiettivo è di indagare lo stato di salute e gli scenari futuri di alcune professioni, in un mercato sempre più concorrenziale. Una ricognizione attraverso i numeri-chiave: redditi, iscritti ad Albi e Cassa, specializzazioni. Dagli avvocati, protagonisti in questa pagina, il focus si sposterà di settimana in settimana su commercialisti, consulenti del lavoro, notai e architetti

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