servizi legali

Privacy, ambiente e tecnologie: ecco le specializzazioni per gli avvocati

Il Consiglio di Stato ha recepito un decreto che prevede più indirizzi, minor sbilanciamento sul diritto civile e guarda alle nuove tecnologie

di Patrizia Maciocchi

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2' di lettura

Più indirizzi una specializzazione meno sbilanciata sul diritto civile e che guardi alle nuove tecnologie. Dopo la bocciatura, del Consiglio di Stato del maggio scorso, ora Palazzo Spada, con un parere definitivo (3185/2019) promuove un decreto, che recepisce le indicazioni del mercato.

I giudici amministrativi avevano sollecitato un’analisi di impatto della regolamentazione (Air) che coinvolgesse istituzioni, aziende e ordini professionali, considerando necessario colmare l’evidente gap tra offerta e domanda, e dare un volto nuovo alle specializzazioni, bollate come “inutili” nella vecchia versione. La consultazione ha coinvolto 71 stakeholders - che esauriscono la platea dei potenziali fruitori dei servizi legali - che, nell’anonimato, hanno individuato le esigenze del mercato, anche in prospettiva. Input recepiti dallo schema di decreto, che incassa così il via libera del Consiglio di Stato.

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I settori sui quali i focus group si attendono un potenziamento della specializzazione vedono al primo posto la privacy, anche e soprattutto riguardo ai rischi per la riservatezza rappresentati dalle nuove tecnologie. Atteso un miglioramento nel settore del diritto degli enti locali e nel contenzioso della proprietà immobiliare, nel diritto societario, negli appalti e nella crisi di impresa. Forte l’attenzione per l’ambiente, per il diritto amministrativo e per la fiscalità anche internazionale. L’offerta deve essere differenziata non solo tra grandi e piccoli centri urbani e zone rurali, ma va anche tarata sulla dimensione delle imprese. È infatti evidente un deficit particolarmente significativo per le piccole e medie imprese, con risorse limitate per accedere a legali specializzati. Comune l’esigenza di poter contare su studi multidisciplinari, riferimento indispensabile nel caso di cause complesse. E avvertita da tutti l’assenza di un meccanismo che favorisca l’incontro tra domanda e offerta, mentre la specializzazione è indicata come la via per tagliare i tempi dei procedimenti e per facilitare e rendere meno costoso l’accesso alla giurisdizione. Le patologie della giustizia - e non è una sorpresa - sono indicate nell’eccesso e nella complessità della normazione.

Come effetto immediato della ricerca, - svolta dall’Osservatorio sulla giurisdizione del Cnf - aumenta il numero degli indirizzi. Nel civile entrano il diritto dei contratti e quello dell’innovazione tecnologica, nel penale il diritto dell’informazione e quello di internet e delle nuove tecnologie, mentre l’amministrativo si arricchisce del diritto di beni culturali, energia, contabilità pubblica e del contenzioso finanziario e statistico (si veda l’elenco qui sotto).

Cambia volto anche il colloquio. Il numero degli incarichi, prima fissato a 15 passa a 10 e non è categorico, perché una maggiore rilevanza è riconosciuta alla qualità. La Commissione che dà il titolo di specialista, offre maggiori garanzia di terzietà, essendo composta da tre avvocati e da due professori universitari, tutti qualificati nel settore oggetto delle domande. Per il Consiglio di Stato è sempre meno un esame e sempre più una verifica della rispondenza tra i titoli vantati nella domanda e la conoscenza effettiva degli indirizzi scelti. Sparisce dal Regolamento la previsione di una sanzione disciplinare per chi spende il titolo di specialista senza averlo: la “punizione” resta di competenza del Codice deontologico.

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