Il progetto

Avvocati pro bono: ricorsi urgenti alla Cedu per i profughi afghani

L’attività pro bono degli avvocati passa anche per i “piani di collaborazione”, che vedono lavorare fianco a fianco diversi studi legali

di Valentina Maglione

(Adobe Stock)

2' di lettura

L’attività pro bono degli avvocati passa anche per i “piani di collaborazione”, che vedono lavorare fianco a fianco diversi studi legali. «Il pro bono fa unire le forze - rileva Giovanni Carotenuto, presidente dell’associazione Pro Bono Italia -: gli studi competono, anche in modo feroce, nei settori profit, ma fanno squadra per affrontare con più efficacia le situazioni di emergenza».

Progetto Rule 39

È il caso della crisi afghana scoppiata la scorsa estate dopo la presa del potere dei talebani. Pensando al flusso di migranti in arrivo in Europa è stato messo a punto il progetto Rule 39, lanciato il 1° ottobre da Cild (Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili) in collaborazione con gli studi legali Dla Piper, Eversheds Sutherland, Freshfields, Herbert Smith Freehills, Linklaters, Orrick, Osborne Clarke e Reed Smith. L’iniziativa, guidata da Daria Sartori, avvocata specializzata in diritti umani, mira ad azionare lo strumento previsto dall’articolo 39 del Regolamento della Corte europea dei diritti dell’uomo, per cui la Corte può chiedere alle parti di adottare delle “misure provvisorie”. «Uno strumento poco conosciuto - spiega Sartori, esperta di ricorsi presso la Cedu - ma che può essere utile per fermare il comportamento di uno Stato lesivo dei diritti umani».

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Law firm partner

Così, Sartori ha formato gli avvocati messi a disposizione dalle law firm partner del progetto perché possano fornire assistenza legale pro bono alle organizzazioni non governative che lavorano con i richiedenti asilo e che vogliano ricorrere alla Cedu per chiedere l’adozione di misure provvisorie quando i migranti si trovano in una situazione di rischio. «È possibile intervenire - precisa Sartori - anche prima che il migrante presenti la richiesta di asilo. Ad esempio, se nei centri di accoglienza ci sono situazioni di sovraffollamento o non separazione tra uomini, donne e minori non accompagnati, si può chiedere una ricollocazione». Oppure si può ricorrere all’intervento della Cedu per prevenire l’espulsione o l’estradizione di migranti verso Paesi dove i loro diritti sono a rischio.

Il progetto si concentra principalmente sull’assistenza ai profughi afghani ma si aprirà anche ai migranti di altre nazionalità. Quanto ai Paesi di intervento, per ora l’iniziativa è rivolta a chi chiede asilo in Italia, Grecia e Turchia, ma in futuro l’applicazione potrebbe estendersi ad altri ordinamenti.

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