IL parere di palazzo spada

Avvocati, nelle specializzazioni il diritto penale di internet e dell’informazione

Dopo la fumata nera di maggio i giudici amministrativi promuovono il nuovo decreto ministeriale con più indirizzi e un colloquio in cui la qualità degli incarichi pesa più del numero

di Patrizia Maciocchi

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Agf

Dopo la fumata nera di maggio i giudici amministrativi promuovono il nuovo decreto ministeriale con più indirizzi e un colloquio in cui la qualità degli incarichi pesa più del numero


3' di lettura

Più indirizzi di specializzazione, un colloquio che perde le caratteristiche di esame e viene fatto con una commissione che ha maggiori garanzie di terzietà, meno peso al numero degli incarichi a favore della qualità. Sono alcune novità del nuovo decreto ministeriale sulle specializzazioni forensi, che ha ottenuto il parere favorevole del Consiglio di Stato. Il testo è stato ridisegnato dopo la fumata nera dei giudici di Palazzo Spada del maggio scorso.

I punti deboli indicati a maggio
Tre in particolare gli appunti, fatti con il parere interlocutorio. Nel mirino dei giudici amministrativi erano finiti: la suddivisione delle specializzazioni, la genericità del colloquio e la sanzione disciplinare per chi spendeva il titolo di specialista. Il Consiglio di Stato aveva esortato il legislatore a guardare al mercato, non solo nell’assetto attuale, ma con un orizzonte ampio. Un’operazione da fare attraverso un’analisi di impatto, dalla quale ricavare indicazioni per modificare lo schema del Regolamento, in base alla domanda e all’offerta dei servizi legali. Ora il Consiglio di Stato ritiene colmate le lacune evidenziate.

Gli indirizzi
Per quanto riguarda il diritto civile entrano nuovi indirizzi come il diritto dei contratti e quello dell’innovazione tecnologica. Sul fronte penale debutta il diritto penale dell’informazione e quello dell’internet e delle nuove tecnologie, mentre il settore del diritto amministrativo si arricchisce del diritto dei beni culturali, dell’energia, della contabilità pubblica e del contenzioso finanziario e statistico. Il Consiglio di Stato esprime il suo apprezzamento per le modifiche adottate su indirizzi che «meglio riflettono gli ambiti attuali di specializzazione dell’offerta dei servizi legali».

Il colloquio
Per il colloquio, bollato in primavera come uno strumento dai contorni nebulosi, gli interventi riguardano sia il merito sia il l metodo. Non più una sorta di esame ma l’occasione per illustrare i titoli. Il numero degli incarichi non è più tassativo, pur se fissato a 10 dagli originari 15, mentre pesa la qualità.

La Commissione
Maggiori garanzie di terzietà arrivano da una commissione composta da tre avvocati iscritti all’albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori e da due professori universitari di ruolo, qualificati nel settore oggetto di specializzazione. Il Consiglio nazionale forense nomina un componente avvocato, mentre i restanti sono individuati con un decreto del ministero della Giustizia. Una modifica anche questa che risponde alle censure mosse nel parere interlocutorio. Sparisce dal testo del Regolamento la previsione della sanzione per chi usa illegittimamente il titolo di specialista, che resta oggetto di provvedimento disciplinare, come già previsto dal Codice deontologico.

La consultazione del mercato
I giudici ricordano che i risultati principali della consultazione del mercato, chiesta nella scorsa primavera, chiariscono l’esistenza di un disallineamento tra offerta e domanda dei servizi legali «indicando la stretta correlazione tra specializzazione della professione, qualità dell’offerta dei servizi e potenziale riduzione dei tempi del contenzioso quale necessaria risposta regolatoria a tale disallineamento».

Nell’Air si sottolinea la correlazione tra specializzazione e integrazione delle competenze, per evitare che un eccesso di specializzazione si traduca in un aumento dei costi di coordinamento tra competenze, addossati sul cliente. «In questa prospettiva - scrivono i giudici - non sfugge il nesso tra specializzazione e modelli organizzativi dell’offerta di servizi legali con particolare attenzione alla differenza tra grandi e piccoli centri urbani e le zone rurali». Un’offerta che cambia anche in relazione alla dimensione delle imprese, con un deficit particolarmente significativo per le piccole e medie, con risorse limitate per accedere a competenze specializzate.

La valutazione del Cnf
Per il consigliere del Cnf Giovanni Arena, con delega all’Osservatorio, si tratta di uno strumento nuovo per rendere più efficace la presenza dell’avvocatura sul mercato dei servizi legali: «È un primo risultato raggiunto, anche grazie al costante confronto con gli ordini territoriali e con le associazioni specialistiche - ricorda Arena - un testo che potrà essere aggiornato tenendo conto delle indicazioni che verranno dal mercato nei prossimi anni».

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