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Azienda Italia, nel 2019 crescita piatta. L’automotive pesa sulla manifattura

Sotto la lente i bilanci di 2.095 società con attività continuativa nel decennio. Gli investimenti restano al palo: rispetto al 2009 sono scesi in media del 4,7%

di Flavia Carletti


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3' di lettura

Nel 2018 le principali imprese industriali e di servizi italiane hanno registrato una «crescita decelerante» rispetto al 2017 e il 2019 avrà una crescita piatta. Nel 2018, il fatturato è salito del complesso del 3% a 694 miliardi di euro, contro il +5,6% del 2017. L'export è aumentato del 2,4% a 237 miliardi (+7,1% nel 2017), mentre le vendite domestiche hanno fatto segnare un +3,4% (+4,9% nel 2017), facendo meglio delle esportazioni per la prima volta dal 2009. A pesare sulle previsioni 2019 sono le stime sull'andamento dell'economia e il quadro di incertezza a livello internazionale. È quanto emerge dall'indagine annuale dell'Area Studi di Mediobanca sui dati di bilancio di 2.095 società italiane che hanno una attività continuativa negli ultimi 10 anni (sono incluse tutte le aziende italiane con più di 500 dipendenti e circa il 20% di quelle di medie dimensioni manifatturiere che hanno tra 50-499 addetti).

INDICI DI SVILUPPO

Sul 2009 in % (Fonte: Mediobanca)

INDICI DI SVILUPPO
NUMERO INDICE DEGLI INVESTIMENTI A VALORI CORRENTI E DELLE DISPONIBILITÀ LIQUIDE

Base 2009 = 100 (Fonte: Mediobanca)

Nel 2018, dei 31 settori di attività esaminati, 21 hanno mostrato una decelerazione (erano 9 nel 2017). I migliori comparti sono stati quello petrolifero (+14,9% sul 2017) e la metallurgia (+10,3%), oltre ad alcuni tipici del Made in Italy come la pelletteria (+8,2%) e il tessile (+5,4%), mentre ha sofferto più di tutti l'impiantistico (-7,2%). In termini di fatturato, nel 2018 le imprese pubbliche sono cresciute più della media (+5,7% dopo +6,3% del 2017), dopo aver perso fatturato dal 2013 al 2016. Tra le aziende manifatturiere (+1,6%) una eccezione alla crescita è quella dei più grandi gruppi: il -2,4% nel 2018 interrompe 5 anni di incrementi continui. Tale andamento è influenzato soprattutto dalla performance del comparto automotive (-2,2%). Il rallentamento della crescita si riflette sul valore aggiunto (-0,1% sul 2017): i maggiori ricavi non hanno generato nuova ricchezza. Dal 2009, il valore aggiunto delle imprese italiane è cresciuto complessivamente dell'8,9% cumulato (meno dell'1% l'anno) grazie al +29,1% della manifattura: senza tale apporto, dal 2009 le imprese italiane avrebbero visto scendere dell'8% il proprio valore aggiunto. Gli utili, invece, sono saliti a ritmo più rapido (+10,6% sul 2017), sostenuti dal fisco (in calo il tax rate su questa componente) e dalla finanza (soprattutto dai dividendi saliti del 30%, arrivati per il 75% del totale dalle controllate estere).

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Nonostante la crescita di fatturato e utili, gli investimenti restano al palo (-0,1% sul 2017) e rispetto al 2009 sono scesi in media del 4,7 per cento. Eppure le risorse non mancherebbero: le disponibilità liquide in pancia alle 2.095 imprese sono aumentate dell'81,7% dal 2009 e ammontano a 77,2 miliardi di euro, a fronte di investimenti pari nel 2018 a 29,7 miliardi di euro. In questo quadro, le imprese pubbliche hanno abbattuto gli investimenti del 10,8% dal 2009, e a poco è valsa la ripresa del 5,5% del 2018. Meglio ha fatto la manifattura che dal 2009 li ha mediamente aumentati del 5,8%, salvo bloccarli nel 2018. Come gli investimenti, è scesa anche l'occupazione: il numero dei dipendenti è calato dello 0,5% sul 2017, con le imprese pubbliche che hanno mostrato la flessione maggiore (-10,6%), contro il +1,7% delle aziende private. Infine, la produttività nominale è cresciuta del 6,3% dal 2010, pari a un timido 0,8% medio annuo.

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