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Aziende cinesi in utile, ma la crisi energetica è in agguato

Profitti su del 49,5% nei primi 8 mesi in un quadro di grande incertezza legati al razionamento dei consumi e al crack della bolla immobiliare

di Rita Fatiguso

Evergrande, Cina a un passo dalla sua Lehman Brothers

2' di lettura

Salgono del 49,5% nei primi 8 mesi dell’anno gli utili delle industrie in Cina, ma c’è poco da stare allegri: la Banca centrale immette altri 15,48 miliardi di dollari di liquidità a sostegno del credito in vista del probabile maxi-default del real estate developer Evergrande gravato da 300 miliardi di debiti. Soprattutto, fanno paura i tagli alla fornitura di energia che rischiano di abbattersi sulla catena produttiva e sulla supply chain sul finale di anno, il più complicato per il mondo delle aziende.

Il fattore determinate dell’energia

La crisi energetica, causata dai controlli ambientali, dai vincoli di approvvigionamento e dall’impennata dei prezzi, ha costretto le industrie di tutto il Paese a tagliare la produzione e ha lasciato diverse province in difficoltà nel garantire elettricità e riscaldamento ai residenti. L’economia cinese è già alle prese con i problemi nei settori immobiliare e tecnologico e le preoccupazioni per il futuro del gigante immobiliare indebitato China Evergrande. Il quarto trimestre, dunque, si rivela carico di incertezza.

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Anche la Banca centrale ha declassato la sua valutazione rispetto alle prospettive di crescita della Cina prestando maggiore attenzione a mantenere la crescita stabile nell’espansione del credito e la sua efficacia nel sostenere l’economia reale.

La profezia di Goldman Sachs

Iniziano a circolare stime al ribasso sulla crescita cinese attesa nel 2021.

Goldman Sachs ha dichiarato espressamente in una nota di aver abbassato le sue previsioni di crescita per il 2021 per la Cina al 7,8% dall’8,2%, dal momento che la carenza di energia e i profondi tagli alla produzione industriale aggiungono “significative pressioni al ribasso”.

La banca d’affari stima che circa il 44% dell’attività industriale cinese è stata colpita dal fattore energia, con un calo di 1 punto nella crescita sull’anno del Pil nel terzo trimestre e di un taglio di 2 punti percentuali da ottobre a dicembre.

L’impennata del renminbi

Non è certo un buon auspicio per l’export cinese, ma lo yuan si è rafforzato ulteriormente rispetto al dollaro, ci si aspettava che rimanesse resiliente di fronte all’aumento dei rendimenti ma con l’indice globale del dollaro salito a 93,453 dalla precedente chiusura di 93,411, lo yuan offshore veniva scambiato a 6,459 per dollaro.

Prima dell’apertura del mercato, la Banca centrale ha fissato il tasso medio a 6,4608 per dollaro, +0,13% in più rispetto alla precedente correzione di 6,4695. Il mercato spot ha aperto a 6,4596 per dollaro e stava passando di mano a 6,4556 a mezzogiorno, a +0,02.

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