milano la destinazione preferita

Aziende e professionisti in fuga dalla Sicilia al Nord

di Nino Amadore


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(marka)

4' di lettura

Non è un vera e propria fuga. Ma poco ci manca. Sono ormai parecchie le imprese che hanno deciso di trasferire la sede legale dalla Sicilia in altre regioni d’Italia: molte hanno scelto la Lombardia e in particolare Milano, altre hanno deciso di aprire uffici in altre regioni. Qualcuno ne ha contate almeno una quarantina ma potrebbero essere molte di più. Preferiscono mantenere l’anonimato per evitare «chiacchiere inutili» dicono.

Una “migrazione” che fa il paio con un altro fenomeno che riguarda i professionisti, almeno i commercialisti: sono una trentina , secondo stime, i professionisti palermitani che hanno aperto uno studio a Milano per seguire i propri clienti. A cambiare sede sono spesso aziende grandi, rispetto alla media delle imprese siciliane, con fatturati che superano i dieci milioni ma non mancano le piccole aziende con una buona prospettiva di crescita: hanno lasciato in Sicilia le sedi operative e le fabbriche ma hanno deciso di spostare altrove la sede legale. Spesso alla base di questa scelta c’è quello che viene definito uno scarso appeal della Sicilia sui mercati internazionali. «Per i partner internazionali - spiega un imprenditore - è più rassicurante avere rapporti commerciali con una azienda che ha la sua sede legale a Milano, almeno in un primo momento. Poi certo capiscono che la Sicilia è cambiata, apprezzano i nostri prodotti. Ma in un primo momento è difficile fargli comprendere che non vi è alcuna differenza».

Pesa sicuramente il luogo comune che assimila la Sicilia alla mafia, dimenticando anni di impegno contro Cosa nostra, il grande lavoro fatto dallo Stato in questi anni, la storia degli imprenditori siciliani che si sono ribellati a alla mafia e hanno fatto pulizia al loro interno. Ma c’è anche la complessa macchina siciliana con «l’ufficio complicazione affari semplici» che si annida in ogni angolo del l’enorme apparato burocratico regionale: spaventa chi vorrebbe venire a investire da queste parti e spinge alla fuga chi invece ha investito e ha consolidato i suoi successi sul mercato internazionale. Vale per tutti la storia di un imprenditore che ha trasferito la sede legale a Milano, ha rinunciato a offerte vantaggiose per realizzare un nuovo stabilimento in Svizzera che avrebbe potuto fare in meno di tre mesi e ha scelto, nonostante tutto, di costruire l’impianto in Sicilia: ha impiegato tre anni e si ritrova ad affrontare i costi aggiuntivi per il trasporto delle merci visto che il suo mercato di riferimento è il Nord Europa: «L’ho fatto per amore della mia terra» dice. Per uno che con coraggio ha fatto questa scelta ve ne sono altri che hanno preferito investire altrove, magari nei paraggi delle grandi piattaforme logistiche nazionali o nelle aree in cui si trova il loro principale committente.  

Sono storie di chi, ancora, crede nel cambiamento di questa terra ma che non vuole perdere opportunità rispetto ai suoi concorrenti. Storie di chi sa, per esempio, che il rating bancario tiene conto anche della sede legale e, dice, «c’è una differenza di almeno un punto e mezzo tra chi ha sede a Palermo e chi invece a Milano, a vantaggio di chi ha sede in Lombardia ovviamente». Non è cosa di poco conto.  Basta ascoltare le parole di Tommaso Dragotto, che ha trasferito la sede legale della sua Sicily by Car (500 dipendenti, 20mila auto per il noleggio, un fatturato medio di 150 milioni l’anno) a Bolzano: «L’ho fatto per il rating bancario - dice Dragotto con molta franchezza - : è questo sistema che me lo impone. Se io ho la sede in Trentino la valutazione fatta delle banche è più favorevole molto più favorevole. Questa è la vera ragione e non sono il solo: ci sono tante altre aziende e di conseguenza anche professionisti che hanno fatto questa scelta. Io amo la mia terra e non la lascerei mai ma bisogna fare i conti con queste regole. E poi c’è un’altra questione che è poi un problema culturale: se io dico che la mia azienda ha sede a Milano ha un valore se invece dico che ha sede in Sicilia ha un valore inferiore. Dobbiamo metterci in linea con gli altri e fermare questa cancrena della cattiva gestione della cosa pubblica: la Sicilia va ricostruita. Ho molta stima del neogovernatore siciliano Nello Musumeci. Vediamo».

Questo racconto la dice lunga sulle possibili motivazioni: non una voglia di fuggire ma resistere senza rimetterci. «Possono essere tante le ragioni che spingono un imprenditore a trasferire la sede al Nord e in particolare a Milano - spiega Fabrizio Escheri, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Palermo - una di queste riguarda il sistema bancario e i rapporti con figure di vertice di quel sistema chiamate a decidere su grandi finanziamenti alle imprese. Ma poi c’è certamente l’efficienza del sistema pubblico che va dalla giustizia tributaria alla giustizia civile». C’è voglia di modernità e efficienza ma soprattutto il desiderio di poter stare al passo con gli altri senza non essere penalizzati. E non è poco.

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