Opinioni

Aziende e sindacati, una intesa per ripartire

di Valerio Castronovo

2' di lettura

È comprensibile che ci sia voluta una lunga trattativa, con la mediazione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per giungere alla definizione del Protocollo, firmato sabato scorso e ora in corso d’applicazione, fra la Confindustria e le tre centrali sindacali.

Tanto complessi e oggetto perciò di adeguate valutazioni sono stati i problemi di cui tener debito conto e consistenti i provvedimenti da assumere per mettere a punto una serie di norme dettagliate e condivise che garantissero innanzitutto la sicurezza dei lavoratori, proteggendoli dai rischi di un contagio del coronavirus, e assicurassero, nel contempo, la prosecuzione di determinate attività produttive, a cominciare dalle filiere del settore agroalimentare e di quello farmaceutico.

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Quest’accordo è uno strumento d’importanza fondamentale per il nostro Paese, costretto in trincea su molti fronti dall’emergenza sanitaria. Sia perché è assolutamente indispensabile tutelare, in tutti i suoi aspetti e risvolti, la salute di quanti operano nei luoghi di lavoro. Sia perché, unitamente a questa esigenza primaria, consente di arginare, per quanto possibile, la minaccia di un grave irreparabile deperimento delle risorse e delle potenzialità del nostro sistema economico.

Di fatto l’intesa così raggiunta fra le parti, all’insegna di questo duplice obiettivo (modulabile o integrabile a seconda di particolari evenienze e condizioni riscontrabili in singoli distretti o comparti), conferma in pieno la centralità dei corpi intermedi, il loro ruolo determinante di attori sociali responsabili ed efficaci, che alcuni partiti erano arrivati negli ultimi tempi a mettere in discussione, disconoscendone le funzioni o cercando di annacquarle in nome di una cosiddetta “democrazia diretta”.

È emerso invece, in modo altrettanto chiaro che tangibile, nel mezzo di questo dirompente shock dovuto all’impatto del Covid 19, quanto sia rilevante, per la governabilità di una società democratica avanzata, l’esistenza di una classe operaia sindacalizzata e di un’organizzazione imprenditoriale rappresentativa consolidata. A riprova, d’altra parte, di quel “Patto per la fabbrica” (siglato nel marzo 2018 fra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil) che, da allora, ha comportato un dialogo aperto e costruttivo sia nelle relazioni industriali sia nell’impostazione di nuove direttrici nelle politiche attive del lavoro. E che può costituire adesso un cardine per un’azione comune a sostegno di un robusto programma economico di medio termine, inquadrabile in un maxipiano di interventi a livello europeo, per uno sviluppo degli investimenti pubblici in infrastrutture, energie rinnovabili e formazione del capitale umano. Senza il quale non usciremo dal tunnel di una crisi sistemica micidiale e senza precedenti.

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