Verso il G20

Aziende nel mercato di domani, adeguamento in più mosse

Le risposte operative per allineare le procedure interne al nuovo commercio

di Fulvio Liberatore ed Ettore Sbandi

(Pitchayaarch - stock.adobe.com)

2' di lettura

Le richieste formulate in materia doganale dal B20 guidato da Confindustria e la pronta risposta fornita il 12 ottobre scorso dai ministri del Commercio dei Paesi del G20 impongono alle imprese, fin da subito, di concentrare gli sforzi per allineare le procedure interne a quello che sarà il mercato internazionale di domani.

1 - Un primo intervento riguarda la classificazione commerciale delle merci, che si deve adattare alle regole imposte dal sistema armonizzato della World customs organization (Wco) con le modifiche che verranno adottate dal 2022 (HS 2022). Le imprese devono porre al centro del proprio processo produttivo o commerciale una revisione della classificazione dei prodotti e individuare, in base ai Paesi di destinazione, le eventuali problematiche interpretative. In effetti, è proprio l’interpretazione e la difficile applicazione delle connesse regole tributarie ed extra-tributarie a creare ostacoli allo sviluppo di una corretta politica commerciale (si pensi ai problemi che si trovano nell’accesso al mercato Usa).

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2 - Un secondo intervento è cercare di ottenere nelle diverse giurisdizioni lo status e il riconoscimento di operatore economico autorizzato (Aeo). Questo obiettivo comporta, in primo luogo, una sensibilizzazione dell’impresa alle problematiche doganali, un cambiamento di approccio nei rapporti con fornitori e clienti (si pensi alla revisione degli accordi commerciali che impongono agli Aeo il rispetto delle regole previste per i fornitori di servizi, quali il trasporto). Questo sforzo, specie in una visione futura, dovrebbe però essere ricompensato con elevati benefici sia in termini di controllo che di immediata operatività (ad esempio misure specifiche per snellire e velocizzare le procedure di sdoganamento).

3 - Un terzo intervento – di particolare interesse sul piano commerciale, ma anche di particolare invasività – riguarda la tracciabilità delle produzioni e degli acquisti per certificare al compratore l’origine preferenziale o non preferenziale delle merci. Tracciabilità che non ha solo effetti doganali (riduzione e annullamento dei dazi), ma anche commerciali nei rapporti con i terzi, e anche all’interno del medesimo mercato (si pensi alle richieste che nel food o nella meccanica i clienti fanno al fornitore, per poter a loro volta vendere con una determinata origine ottenendo benefici diretti e indiretti).

4 - Un quarto intervento riguarda l’investimento per digitalizzare il processo doganale, anche nella logica di alimentare da remoto lo sviluppo del canale di vendita dell’e-commerce. Il quale, secondo il B20, dovrà essere destinatario (anche se in parte già lo è) di particolari agevolazioni procedurali di sdoganamento.

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