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Aziende quotate, il 41% ha utili migliori. Ma sul futuro prevale la cautela

Sono bilanci densi di sorprese, in gran parte positive, quelli aggiornati al 30 giugno che le aziende italiane quotate in Borsa hanno approvato e presentato al pubblico nelle scorse settimane

di Maximilian Cellino


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4' di lettura

Sono bilanci densi di sorprese, in gran parte positive, quelli aggiornati al 30 giugno che le aziende italiane quotate in Borsa hanno approvato e presentato al pubblico nelle scorse settimane. Conti che però non valgono a cancellare il tono di fondo, che presenta sì qualche luce (i profitti aumentano rispetto all’anno precedente) ma anche altrettante ombre. E che rimane soprattutto caratterizzato da indicazioni sempre più prudenti per il futuro a breve da parte delle stesse società e da una generale riduzione, a opera questa volta degli analisti, delle proiezioni sul monte utili sull’intero 2019 e sul prossimo anno.

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I dati emergono da un’analisi (ancora provvisoria, perché la stagione delle semestrali non si è completata del tutto) sull’andamento dei bilanci effettuata da Intermonte Sim, che evidenzia come indicato un aumento delle «sorprese positive». È infatti pari al 41% la quota di società che hanno riportato per il secondo trimestre utili superiori alle stime indicate dagli analisti: un numero che conferma la crescita già vista nei primi tre mesi dell’anno (38%) e quindi la marcia (faticosa) verso un ritorno ai livelli medi registrati nell’ultimo quinquennio (44%), se non proprio ai picchi sperimentati all’inizio del 2018 (quando una su due società di Piazza Affari aveva superato le attese).

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Anche il rapporto fra sorprese positive e negative (il 22% ha «deluso» gli analisti, mentre il 37% è rimasto in linea con le attese) appare da una parte in ripresa a 1,8 volte, ma resta lontano dalla media storica (3) e soprattutto dai picchi di 15 mesi fa (4,6) come si legge nel grafico a fianco. Il problema però è che le buone notizie finiscono essenzialmente qui e resta il dubbio che siano state determinate da un eccessivo pessimismo mostrato in precedenza dagli analisti (se non proprio dalla voluta intenzione dei manager di «guidare» il mercato verso valori più bassi in modo da collegare l’effetto sorpresa all’annuncio).

La cautela dei manager sul futuro

La situazione generale rimane in effetti a dir poco controversa, come dimostrano le indicazioni fornite per il resto dell’anno dalle società: la cosiddetta guidance che spesso viene guardata addirittura con maggiore attenzione rispetto agli stessi dati di bilancio. «È evidente che le aziende abbiano assunto una posizione più cauta sull’orientamento», osserva a questo proposito Alberto Villa, Head of Research di Intermonte Sim, che anche in conseguenza di questo fenomeno ha continuato durante la stagione dei conti ad abbassare le stime sugli utili per azione delle società seguite (oltre il 98% della capitalizzazione totale di Piazza Affari). Nel complesso, dallo scorso gennaio le previsioni sono state ridotte del 5,9% per quest’anno e del 5,5% per il prossimo, con una sforbiciata che non dovrebbe tuttavia impedire al monte utili complessivo di Piazza Affari di crescere al netto delle voci di carattere straordinario nell’arco dei 12 mesi del 5% per il 2019, portandosi a 47,6 miliardi di euro, e di un ulteriore 7,8% nel 2020 fino a 51,3 miliardi.

La fotografia settoriale

Un quadro già complesso da valutare di suo rischia di essere ulteriormente complicato dalla situazione a macchia di leopardo che si registra nei differenti settori. In generale, e in linea del resto con il rallentamento del ciclo economico in atto, sono i comparti con caratteristiche più spiccatamente difensive a mostrare migliore salute, mentre ciclici, banche e industriali tendono al contrario a tirare il freno. Così, quando si parla di guidance, «le revisioni al ribasso più significative - segnala Villa - sono arrivate da società esposte al settore auto quali Pirelli e Brembo, oltre che da StM, mentre Buzzi, Piaggio e più in generale le utility hanno dato indicazioni positive».

Con riguardo ai veri e propri risultati di bilancio, la situazione appare invece ancora più variegata anche all’interno degli stessi settori. Si sono registrate infatti sorprese positive anche fra le banche (dove Banco Bpm e, per quanto riguarda commissioni e trading, Intesa Sanpaolo si sono contrapposte al semestre sotto tono di UniCredit), oltre a dati che secondo Intermonte sono generalmente all’altezza della situazione per risparmio gestito, utility e per alcune società legate a consumi e lusso come Campari, Moncler, De’ Longhi, Recordati e Safilo.

Certo, il fatto di prevedere comunque un generale aumento dei profitti nell’intero 2019 implica un’ulteriore accelerazione nella seconda fase dell’anno che nella fase attuale è tutt’altro che scontata. E non soltanto per l’improvvisa esplosione delle incertezze politiche che in questi giorni hanno, fra l’altro, pesato a Piazza Affari, oltre che sui BTp. «La base di comparazione con l’anno precedente è favorevole, ma lo scenario resta ancora gravato da tensioni commerciali e da un ambiente macroeconomico in deterioramento», avverte Villa. Certo, anche in conseguenza di questo fattore le banche centrali saranno orientate verso politiche monetarie sempre più espansive. Difficile però dire se gli effetti di questi, non certo immediati e non automaticamente diffusi in ogni settore, saranno sufficienti a far mantenere la rotta alle aziende italiane.

Riproduzione riservata ©
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    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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