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Azioni e bond, il destino è ormai segnato

di Luca Davi


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3' di lettura

Correntisti e detentori di bond senior delle due banche venete sono al sicuro. Per loro l’operazione di liquidazione di Veneto Banca e Popolare Vicenza ha un impatto di fatto nullo. Non altrettanto possono dire i 200mila azionisti delle due banche e i detentori di bond subordinati, ovvero le obbligazioni più rischiose delle due banche: per loro il destino è quello dell’azzeramento. Nel dettaglio si tratta di 180 milioni di bond subordinati in mano al retail e circa un miliardo in capo agli istituzionali, per un totale di 1,2 miliardi di bond spalmati su 14 emissioni delle due banche.

A prevedere il destino per queste tipologie di strumenti, azioni e bond junior, sono le normative europee sui salvataggi bancari in materia di aiuti di stato. Che contemplano appunto la possibilità che lo Stato intervenga nel capitale delle banche in crisi, ma solo a patto che prima ci sia una condivisione degli oneri - il cosiddetto burden sharing – con azionisti e obbligazionisti subordinati. Che di fatto significa azzeramento, a meno di un successivo indennizzo per gli investitori retail dei bond junior che abbiano subito una vendita fraudolenta, ipotesi peraltro allo studio dei regolatori.

Per quanto lo scenario risulti più che amaro, va detto che il mercato sembra aver da tempo messo in conto l’eventualità della perdita di valore, come conferma il fatto che molti di questi titoli subordinati viaggino sul mercato su valori prossimi allo zero. D’altra parte va ribadito che quello del burden sharing – meccanismo previsto nel quadro della liquidazione ordinata delle due banche venete (che in Italia prende il nome di liquidazione coatta amministrativa) - è comunque un male minore rispetto allo scenario alternativo che si sarebbe prospettato nel caso in cui si fosse optato per la risoluzione tout-court dei due istituti: in quel caso, infatti, oltre ad azionisti e obbligazionisti junior, a pagare dazio sarebbero stati anche i detentori di bond senior (che si sarebbero visti ridurre il valore dell’investimento) e correntisti oltre i 100mila euro.

GLI AZIONISTI

Entrando nel dettaglio dell’operazione, per gli azionisti di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza come detto sta prendendo forma lo scenario più temuto, ovvero quello della cancellazione del valore. A pagare il prezzo maggiore sarà in particolare Atlante, socio pressoché unico dei due istituti. Il fondo compartecipato da banche, assicurazioni e fondazioni bancarie ha già versato 3,5 miliardi nei diversi aumenti di capitale dei due istituti veneti. Fondi che ora verranno azzerati per colmare le perdite e permettere l’ingresso dello Stato. A fare la stessa fine sono le azioni possedute dalla miriade di piccoli soci delle due ex popolari, che nel corso degli anni si sono già visti falciare progressivamente il valore del loro investimento. Anche le loro quote, oramai ridotte a spiccioli, essendo capitale di rischio finiranno a zero.

GLI OBBLIGAZIONISTI SUBORDINATI

Per capire meglio i particolari dell’operazione di burden sharing, e degli ipotetici meccanismi di rimborso, ci sarà da aspettare.

Al momento può però essere utile fare una fotografia delle emissioni in circolazione. A quanto risulta dal bilancio a fine 2016, Veneto Banca aveva in circolazione circa 624 milioni di bond subordinati, di cui circa 60 milioni risultavano essere in mano agli investitori retail, a quanto indicato dal prospetto di giugno 2016. Delle 8 emissioni sul mercato, quella più nota è il Lower Tier II che scadeva lo scorso 21 giugno (86 milioni di euro in circolazione), il cui pagamento è stato sospeso da un decreto legge appena varato dal Governo. Una mossa ad hoc proprio per evitare difformità di trattamento rispetto agli altri bond junior che saranno coinvolti nel burden sharing. Sul mercato ci sono infatti altri 7 bond: un subordinato con scadenza dicembre 2017 (140 milioni), un subordinato targato Carifabriano in scadenza ad aprile 2018 (18 milioni), due Lower Tier in scadenza maggio 2019 (75 milioni) e ottobre 2022 (15 milioni), e tre subordinati con scadenza febbraio, maggio e dicembre 2025, con tagli rispettivamente da 53, 41, e 195 milioni.

Sono invece 6 le emissioni obbligazionarie subordinate di Banca Popolare di Vicenza oggi in circolazione, per un totale di 570 milioni. Due in scadenza a dicembre 2017 (con tagli da 200 e 50 milioni), due a scadenza nel 2018 (tagli da 39 e 31 milioni) e due nel 2015 (200 e 50 milioni). Nel caso della banca vicentina, la porzione in mano al pubblico retail si aggirerebbe sui 120 milioni, a fronte dei 450 milioni in mano agli istituzionali.

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