educazione finanziaria

Azioni, più rendimento per chi vuole rischiare

di Marcello Frisone

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(EPA)


4' di lettura

Nei periodi di “magra” sul fronte dei rendimenti, i risparmiatori potrebbero essere incentivati ad acquistare azioni. Nulla da eccepire, l'importante è che sappiano che si tratta di strumenti a elevato rischio, caratterizzati da:

1) un'alta volatilità (forte oscillazione del prezzo);

2) e, in alcuni casi, di bassa liquidità (cioè difficoltà nella vendita).

Le società selezionate per l’investimento dovrebbero presentare una marginalità elevata (cioè un fatturato/utili in crescita) e un buon equilibrio finanziario (in particolare un basso indebitamento).

Bisogna poi rilevare l'eventuale sottovalutazione del titolo, confrontando il prezzo attuale (dato dall'attualizzazione dei dividendi futuri, cioè legato alla capacità di profitto dell'azienda) e il fair value (il “giusto prezzo”) dell'azione che si ricava con diversi metodi, per esempio con i multipli di mercato (rapporti: prezzo\utili; prezzo sul valore di libro; prezzo di mercato
delle azioni\ricavi di vendita, si veda anche il glossario sotto).

Il settore economico in cui opera la società è poi un altro fattore importante
da valutare. In questo caso e utile tenere in considerazione il Beta (cioè
la tendenza del rendimento di un'attività a variare in conseguenza di variazioni
di mercato) del titolo o del settore. In un momento di forte volatilità,
infatti, è preferibile l'esposizione verso comparti difensivi (con Beta 1, come
quello alimentare) mentre in fasi di forte crescita è forse meglio scegliere
settori ciclici (con Beta >1, come quello finanziario).

Una valutazione macroeconomica del Paese di appartenenza della società
individuata, infine, permette di valutare come Pil (Prodotto interno
lordo) e politica monetaria (o valutaria) possano influenzare il titolo; per
esempio, un aumento dei tassi di interesse potrebbe andare a sfavore delle società con debito elevato.

IL GLOSSARIO

Ftse Mib
Il mercato principale di Piazza Affari presenta società con requisiti molto diversi. I titoli più liquidi (cioè quelli facilmente vendibili) sono le cosiddette
«blue chip», cioè le azioni delle società a maggiore capitalizzazione. Queste grandi società vengono raggruppate in un indice, il FtseMib (Financial
times stock exchangeMilano indice di borsa), che rappresenta i primi 40 gruppi più capitalizzati della Borsa italiana ed è quindi il più rappresentativo di Piazza
Affari. Il Ftse (pronuncia Fuzzi) Mib, così come altri indici azionari, è la sintesi del valore del paniere di titoli azionari che rappresenta e le sue variazioni dettano il prezzo che vediamo alla chiusura di Borsa.
Price\earning
Il p\e mette in rapporto il prezzo attuale dell'azione con l'utile della società (earning), in genere considerando le ultime quattro trimestrali. È quindi
fondamentale non considerare i periodi conclusi con una perdita d'esercizio, poiché il multiplo perde di significatività. Il rapporto esprime quanto gli investitori sono disposti a pagare attualmente gli utili dei prossimi esercizi. Il p/e varia a seconda del settore di riferimento: per le singole società il confronto deve essere quindi effettuato principalmente con i competitor; l'azienda con un rapporto inferiore alla media risulta quindi sottovalutata.
Price\book value
Il p/bv, il rapporto tra il prezzo attuale dell'azione e il patrimonio netto (book value), esprime quanto gli investitori sono disposti a pagare in più rispetto al valore patrimoniale contabile dell'azienda; un valore inferiore a uno indica quindi una sottovalutazione del titolo, cioè una capitalizzazione di mercato
inferiore al valore dei mezzi propri della società (senza considerare le prospettive reddituali future). Questo multiplo viene utilizzato principalmente per il settore bancario dove la solidità patrimoniale risulta fondamentale.
Price to sales
Il p/s è il rapporto tra il prezzo attuale dell'azione e il fatturato (sales). È utile per valutare le start up, cioè le aziende di nuova costituzione che potrebbero avere perdite di bilancio e quindi un p/e non significativo. Nella prima fase di vita, prima di raggiungere il break even point (l'quilibrio tra i ricavi e i costi), l'unica valutazione possibile per queste aziende si concretizza infatti nella crescita del fatturato.

DOMANDE E RISPOSTE

A volte sento parlare di azioni ma non capisco perché alcune sono preferibili ad altre.

Prima di rispondere a questa domanda bisogna spiegare cos'è un'azione. Una (proprio in termini numerici) azione è l'unità minima di partecipazione di un socio al capitale sociale di una società (sia essa per azioni, in accomandita per azioni, cooperativa o a responsabilità limitata). In parole più semplici, l'azione è un titolo che indica la proprietà di un «pezzo» di una società, cioè di una quota del suo capitale. Quando una società si quota in Borsa, vende a un gruppo di investitori una parte delle sue azioni e queste vengono scambiate sul mercato che di volta in volta ne fissa il prezzo incrociando domanda e offerta.

Che differenza c'è tra le azioni ordinarie e quelle di risparmio?
Le azioni ordinarie hanno diritto di voto, consentono cioè di partecipare alla vita della società e di esprimere la propria volontà in assemblea. Le azioni di risparmio (adesso si chiamano di categoria speciale), invece, hanno limitazioni
sul diritto di voto ma offrono maggiori garanzie sulla ripartizione di utili e sulla liquidazione del capitale investito.

Ma tra i “diritti” degli azionisti c'è soltanto quello di voto?
Diciamo che ogni tipologia di azione attribuisce al possessore specifici diritti che si dividono in due categorie:

1) amministrativi (diritto di voto, diritto di impugnativa delle delibere assembleari, diritto di recesso, diritto di opzione);

2) economicopatrimoniali (diritto al dividendo, diritto di rimborso).

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