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Azioni targate Italia. Oggi meglio tenerle

di Vitaliano D'Angerio

3' di lettura

Piazza Affari macina record. L’11 settembre il Ftse-Mib ha battuto il livello massimo di 22 mesi fa. L’indice delle blue chip di Milano viaggia ora sopra quota 22mila punti con un incremento del 34% negli ultimi dodici mesi. Nello stesso periodo, il Dax30, l’indice tedesco, e l’S&P500 americano segnavano +19% e +17%. Tanta roba direbbe un investitore millennial.

La domanda successiva del risparmiatore, millennial o più anziano, è: vendo e porto a casa ad esempio i risultati sui fondi azionari Italia (vedi a fianco) o resto fermo? È l’interrogativo che abbiamo girato ad alcuni consulenti finanziari indipendenti. La sintesi delle loro considerazioni: rimanere sulla Borsa milanese perché gli indicatori dell’economia reale sono vivaci; il Ftse-Mib è l’indice che ha perso di più in Europa negli ultimi dieci anni di crisi e lungi dall’aver recuperato tutto; non ci sono eventi socio-politici negativi all’orizzonte e lì dove non ha creato scompigli il referendum di dicembre, perché dovrebbero generare sconquassi le elezioni politiche 2018? Anche il supereuro non sembra preoccupare, se resta a questi livelli. Unica incognita è Wall Street: se c’è lo scrollone Usa, quanto sarà ampio l’effetto trascinamento sugli altri listini (vedi articolo sotto)?

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Milano a prova di tenuta
«Per noi Piazza Affari ha ancora spazio di crescita e può toccare quota 23.500 per fine anno. Neanche le ultime due settimane, molto problematiche, sono riuscite a frenare il rialzo di Milano»: Andrea Cattapan è un analista dell’ufficio studi di Consultique, società di consulenza finanziaria. Non vede rischi per il listino italiano, tanto da inserire fino al 30% di azioni tricolori in gestioni di singoli titoli. «Siamo positivi su Milano – ribadisce –. Le elezioni politiche non sono un problema; dopo il fallito referendum costituzionale di dicembre è cominciato il rialzo del listino».

Stessa posizione per il consulente indipendente Andrea Zanella: «Non ci sono eventi socio-politici negativi in vista. A livello internazionale, la situazione coreana sembra un fuoco di paglia. Se un investitore ha messo in piedi una buona asset allocation, gli consiglierei di rimanere sull’Italia. Se si vende ora nel timore per esempio di volatilità generata dalle elezioni, il rischio è di pentirsene a breve». Poi, aggiunge Zanella, dipende dagli obiettivi dei singoli. Qui si entra, però, nell’ambito delle strategie di ciascun risparmiatore. A livello tattico non pare conveniente uscire ora da Milano.

«Piazza Affari, come le altre borse dei Paesi Ue periferici, è molto volatile – spiega Stelvio Bo, consulente indipendente –. Amplifica i trend negativi o quelli positivi. Questo è un momento buono e quindi suggerisco di tenere le posizioni. La ripresa economica è sostenuta e neanche il supereuro può frenare il listino; discorso diverso se sale a una quota superiore 1,25 contro dollaro». Di euro se ne riparlerà in ottobre, quando Mario Draghi deciderà o meno di ridurre l’acquisto di titoli di Stato e bond sul mercato. «Al momento quota 1,20 sul dollaro è già assorbita nei prezzi di mercato», conferma Cattapan.

Pil, Pir e utili
Vediamoli allora questi numeri dell’economia reale. Istituzioni internazionali e nazionali hanno rettificato al rialzo le stime del Pil italiano per il 2017: si va dall’1% dell’Ocse all’1,4% di Bankitalia. Anche un’agenzia di rating come Moody’s ha cambiato idea sulla Penisola: +1,3% contro lo 0,8% e l’1% stimati in precedenza. Poi ci sono i Pir (vedi anche in pagina 7), i piani di risparmio che stanno portando abbondante liquidità in Piazza Affari. E infine sugli utili delle aziende italiane quotate: per Thomson-Reuters, nel secondo trimestre 2017, le stime sui profitti per le aziende italiane vedono un incremento del 38,2%, il più alto in Europa dopo Norvegia e Inghilterra. Troppo ottimismo? I dati dicono di no.

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