I film del fine settimana

«Babyteeth», un sorprendente esordio australiano

Nelle sale l'opera prima di Shannon Murphy, ma anche «Maternal» di Maura Delpero e un cortometraggio di Pedro Almodóvar

di Andrea Chimento

2' di lettura

Tempo di recuperi nelle sale: con la riapertura dei cinema, sono diversi i film distribuiti che aspettavano da tempo il momento di essere proiettati.
Tra questi c'è sicuramente «Babyteeth», esordio cinematografico della regista australiana Shannon Murphy che era stato presentato alla Mostra di Venezia del 2019.
Tratto da una pièce di Rita Kalnejais, vede protagonista un'adolescente, gravemente ammalata, che si innamora di un giovane spacciatore. I suoi genitori non approvano il nuovo fidanzato, ma la ritrovata gioia di vivere della ragazza farà capire a tutti coloro che la circondano quanto possa essere importante questo legame.

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Si sente tutta la freschezza dell'opera prima in questo teen-movie, in apparenza come tanti, che si trasforma presto in un dramma adolescenziale dai toni delicati, capace di giocare bene con l'apparato formale e con la creatività della regista.

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Non mancano alcune ingenuità e diversi passaggi sono piuttosto prolissi, ma colpiscono il modo in cui viene trattato un tema non semplice e la capacità di mostrare come, di fronte a un amore che fronteggia la morte, la morale tradizionale non abbia più alcun peso.

Uno stile brillante

Shannon Murphy opta per uno stile brillante e riesce a evitare le trappole della retorica che un soggetto come questo porta con sé: gioca contro le regole e può apparire anche irriverente questo prodotto senz'altro anticonvenzionale, che punta tra l'altro su passaggi umoristici e scardina le aspettative dello spettatore di fronte a un soggetto come questo.Una piccola sorpresa, valorizzata anche dalla prova del cast, tra cui svetta l'ottima performance della coppia di genitori della protagonista.

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Maternal

Dal Festival di Locarno 2019 arriva invece «Maternal» di Maura Delpero.Si tratta di una co-produzione italo-argentina, ambientata a Buenos Aires in una casa di accoglienza per ragazze madri in difficoltà, gestita da un gruppo di suore. Suor Paola, appena arrivata dall'Italia, dimostra di avere un affetto sempre più intimo per una delle bambine, figlia di una giovane che non sembra pronta per la maternità.Nata a Bolzano ma formatasi in drammaturgia e sceneggiatura a Buenos Aires, Maura Delpero è al suo esordio nel cinema di finzione, dopo aver firmato diversi documentari. Allo stile essenziale dei suoi progetti precedenti, la regista aggiunge qui una particolare cura fotografica, soprattutto nei giochi di luce.Alcuni passaggi risultano troppo forzati e studiati a tavolino, ma gli spunti del copione danno comunque adito a considerazioni significative, tanto sul tema della maternità quanto su quello della femminilità in generale.Un po' di coraggio in più nella seconda parte avrebbe reso il tutto ancor più incisivo, ma l'incontro/scontro all'interno dell'istituto, tra giovani madri non ancora pronte a esserlo e suore che non potranno mai avere figli, suscita riflessioni importanti su cui pensare anche al termine della visione.

The Human Voice

Infine, una menzione per l'arrivo in sala del bellissimo cortometraggio di Pedro Almodóvar «The Human Voice».Tratto dalla pièce di Jean Cocteau, che il regista spagnolo aveva già citato in passato nei suoi film, è un prodotto di mezz'ora pieno di fascino e mistero, ricco delle suggestioni del cinema di Almodóvar e della sua capacità di costruire delle inquadrature dal design perfetto. Sicuramente è un esercizio di stile, ma di gran classe e valorizzato dalla straordinaria performance di una Tilda Swinton in stato di grazia.


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