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Baggioni: «Sperimentazione decisiva per le competenze del futuro»

Il direttore del Programma 5G di Vodafone spiega come questa tecnologia cambiera il modo di fare industria. E l’importanza fondamentale della ricerca

di Andrea Biondi

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Il direttore del Programma 5G di Vodafone spiega come questa tecnologia cambiera il modo di fare industria. E l’importanza fondamentale della ricerca


3' di lettura

«Il 5G impone a tutti di lavorare in modo differente rispetto al passato. Se ne parla poco, ma proprio questo è uno degli elementi che – oltre alla componente tecnologica – rende il 5G una innovazione tanto dirompente».

Sabrina Baggioni, direttore del programma 5G di Vodafone Italia sovrintende quell’area che, nella compagnia telefonica guidata dall’amministratore delegato Aldo Bisio, rappresenta la punta più avanzata dell’innovazione all’interno della telco.

Vodafone è capofila della sperimentazione 5G a Milano promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico. Sono stati avviati 38 progetti 5G su un totale di 41, in collaborazione con 38 partner industriali e istituzionali, nei seguenti ambiti: sanità e benessere, sicurezza e sorveglianza, smart energy e smart city, mobilità e trasporti, manifattura e industria 4.0, education ed entertainment, digital divide. A giugno 2019 la compagnia telefonica ha lanciato il 5G nelle prime 5 città: Milano e 28 comuni nell’area metropolitana, Roma, Torino, Bologna e Napoli, a cui seguiranno le prime 100 città italiane e principali località turistiche entro il 2021.

Del resto l’investimento monstre per aggiudicarsi le frequenze necessarie allo sviluppo della nuova rete ultraveloce è per Vodafone come per gli altri operatori alla base di una scommessa sulla quale «è importante le partecipazione di tutti: istituzioni, università, centri di ricerca, aziende». Il tutto con la consapevolezza che « ci troviamo in un momento in cui il rapporto tra la ricerca e le imprese può fare un salto di qualità: alla collaborazione nelle fasi di studio e monitoraggio della tecnologia, si aggiunge il lavoro congiunto di disegno e di realizzazione delle soluzioni applicative in campo».

Insomma un rapporto molto più stretto fra le varie componenti della “filiera”: non più operatori da una parte e “committenti” dall’altra.

Esatto. Occorre considerare che intelligenza artificiale, realtà aumentata, realtà virtuale potranno esprimersi al meglio proprio grazie al 5G e alla ricerca che si sta facendo su questo versante. E parliamo di ambiti che possono avere impatti molto importanti sulla qualità della vita delle persone, nell’utilizzo di servizi ad ampio spettro, dalla mobilità, alla sanità, dall’istruzione alla cultura.

Avete necessità di rinforzare la vostra area ricerca?

Vodafone ha una organizzazione di ricerca e sviluppo a livello internazionale con competenze e attività – non solo a livello centrale – ma anche distribuite all’interno dei diversi Paesi, con un elevato livello di condivisione dei risultati. Sulle nuove aree, quali Edge Computing o intelligenza artificiale, e sullo sviluppo della tecnologia 5G in generale, il team in Italia può quindi contare sulle migliori risorse a livello europeo.

Ma il 5G potrà impattare sul modo di fare ricerca da parte di Vodafone insieme con Università e centri di ricerca?

Direi proprio di sì e l’esperienza di queste collaborazioni nell’ambito della sperimentazione 5G di Milano e area metropolitana lo hanno dimostrato. Certo la sperimentazione ha una durata temporale, al termine della quale occorrerà capire su cosa continuare a lavorare insieme e dove invece chiudere l’esperienza. Non tutti i campi applicativi toccati dalla sperimentazione procederanno con la stessa velocità di esecuzione e risultati. Non credo dunque che sarà possibile continuare a lavorare contemporaneamente su tutti gli ambiti. Saranno necessarie delle scelte.

Cosa cambia per le Università?

Io ho potuto verificare l’impegno del Politecnico a lavorare sulla sperimentazione insieme con noi. Parliamo di una tecnologia di frontiera, il Politecnico forma i professionisti del domani. E lavorare a una sperimentazione come quella del 5G ha consentito di costruire competenze nuove e di orientare aree di ricerca che domani si tradurranno in corsi di laurea, integrazioni di corsi di laurea, competenze che possono essere portate alle aziende.

E il rapporto con le istituzioni?

È quanto mai fondamentale. Non si può pensare a una città smart senza il coinvolgimento delle istituzioni per valorizzare sul territorio il grande cambiamento e l’innovazione che si sta realizzando. Il 5G ci dà un'opportunità molto chiara, che richiede e favorisce una profonda contaminazione delle competenze. La sfida per università, istituti di ricerca e imprese sarà cogliere questa opportunità.

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