5G

Baggioni (Vodafone): «Sul 5G in Italia c'è interesse crescente delle Pmi»

Dall'industria al turismo alla formazione all'automotive fino a un occhio al 6G: la manager fa un punto sulle applicazioni in Italia

di Simona Rositto

Sabrina Baggioni, direttrice programma 5G di Vodafone Italia

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Avanti con le applicazioni su servizi, turismo, automazione industriale, formazione, con un interesse crescente anche da parte delle aziende italiane piccole e medie. Servirà più tempo, invece, per vedere le applicazioni attese nell'automotive come la guida autonoma per cui tecnologicamente siamo pronti ma mancano ancora dei passi da fare. A tirare le somme, con DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) sull'evoluzione delle applicazioni 5G in Italia è Sabrina Baggioni, direttrice del programma 5G di Vodafone Italia. Per il 6G, invece, dovremmo ancora aspettare. In Italia, aggiunge la manager, «ci sono nei laboratori vari studi sul 6G, ma prima di vederli in campo ci vorrà qualche anno».

Che bilancio si può trarre sull'applicazione del 5G in Italia? Quali sono i settori maggiormente all'avanguardia?

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Dall'osservatorio privilegiato che abbiamo sull'evoluzione del 5G tramite la nostra call per startup, notiamo un crescente interesse delle piccole e medie imprese italiane, non solo delle startup innovative, a proporre soluzioni che si basano sul 5G. Ma quello che rileviamo, e questo lo noto dall'interlocuzione con le imprese di grandi e medie dimensioni, è soprattutto la maggiore chiarezza che le aziende hanno sulle potenzialità della tecnologia nel portare beneficio al business. Un fenomeno che si vede in particolar modo nel mondo industriale, dove applicazioni che si basano su una latenza bassissima consentono, tra le altre cose, di migliorare la gestione degli impianti e di condividere informazioni con più utenti. Un altro ambito per cui si registra un interesse trasversale, dalle grandi aziende alle piccole, è quello della formazione, con soluzioni di realtà immersiva e realtà aumentata abilitate dal 5G. È un campo che suscita molto interesse in ambito produttivo e anche nel settore dei servizi, compresa la sanità, realizzando formazione non solo universitaria, ma anche attraverso il training continuativo del personale medico-sanitario.

Come inciderà il Pnrr nell'evoluzione delle applicazioni 5G?

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha un ruolo molto importante perché, al di là del grosso degli investimenti destinati alle infrastrutture, molte delle missioni e sotto-missioni si concentrano sulla digitalizzazione, sulle tecnologie e sui servizi a supporto dell'acquisizione continuativa, precisa e in tempo reale delle informazioni. Nell'ambito del Pnrr ci sono alcuni bandi principali con scadenza entro il mese di marzo, sui quali aziende ed enti pubblici stanno accelerando. Sono bandi che riguardano il turismo, a supporto di una fruizione del bene comune, delle aree pubbliche, delle aree verdi; c'è un bando dedicato ai borghi, ci sono opportunità in direzione di un tipo di esperienza museale o all'aperto diversa e immersiva, dove il 5G è proprio la risposta. Da sottolineare anche la missione 6 che è dedicata alla salute: sono previsti sia il presidio territoriale e la creazione di nuovi punti di vicinanza al paziente, sia la digitalizzazione dei processi e le soluzioni digitali, dove l'acquisizione dei dati diventa importante per la cura, in tutto il processo che va dalla prevenzione alla ospedalizzazione, fino al post ricovero.

In Italia parliamo ancora di 5G, ma nel mondo si discute già del 6G, che orizzonte ci aspetta?

Al momento il 6G è nei laboratori, peraltro anche il 5G ha fatto una "gavetta" molto lunga. La nostra sperimentazione di Milano sul 5G è partita nel 2018, stiamo cioè parlando di tempi che sono pluriennali. Ci sono nei laboratori vari studi sul 6G, ma prima di vederli in campo ci vorrà qualche anno.

Vedremo a breve applicata la guida autonoma?

L'impatto del 5G su tantissimi servizi e sulla gestione più efficiente delle città è chiarissimo e fondamentale. Noi a Milano, ad esempio, stiamo sviluppando il trasporto pubblico locale elettrico autonomo grazie al 5G. La guida autonoma, tecnologicamente, è fattibile. Ma mettere assieme tutti i pezzi, che vanno dal singolo contributo tecnologico al veicolo, dalla raccolta dei dati fino agli elementi fondamentali come la regolamentazione e il codice della strada, richiede tempo.

L'Italia in generale, dal vostro punto di osservazione, a che punto è rispetto agli altri Paesi europei?

All'interno del Gruppo Vodafone, il livello di evoluzione tecnologica è equivalente in tutti Paesi dove operiamo. Dal punto di vista delle soluzioni, tuttavia, l'Italia è molto avanti perché siamo partiti prima grazie alla sperimentazione promossa dal Ministero dello Sviluppo economico, e abbiamo imparato tantissimo. Ora altri Paesi stanno accelerando: ci sono sperimentazioni molto importanti in Spagna, negli ospedali e nelle università in Gran Bretagna, qualche azienda sta sperimentando in ambito produttivo in Germania. Stiamo affrontando le stesse tematiche con soluzioni abbastanza simili.

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