Artisti ed emergenza

Balbi: va sostenuta la ricerca e la produzione artistica

Il direttore del MAMbo propone reddito di professione per gli artisti, aprire i musei alla fruizione degli spazi da parte di artisti e pubblico e rivedere l’Italian Council

di Francesca Guerisoli

MAMbo, Sala della Ciminiere

3' di lettura

Nelle scorse settimane, associazioni, fondazioni e gruppi informali di operatori dell'arte contemporanea hanno inoltrato diversi appelli alla politica affinché non ci si dimentichi degli artisti visivi, categoria già molto fragile, in Italia, ben prima dello stato di emergenza sanitaria.
Il MAMbo, Museo d'Arte Moderna di Bologna, ha appena lanciato il progetto Nuovo Forno del Pane, in cui ridefinisce il proprio ruolo e azione, trasformandosi da spazio espositivo a centro di produzione. Di cosa si tratta? «Il MAMbo ripartirà con il progetto Nuovo Forno del Pane che prevede un nuovo uso delle sale per le esposizioni temporanee che fino al 2021 saranno divise tra spazi di lavoro da assegnare ad artisti e laboratori in libero uso alla comunità creativa del nostro territorio di riferimento» spiega Lorenzo Balbi, direttore artistico del MAMbo e responsabile dell'Area Arte Moderna e Contemporanea dell'Istituzione Bologna Musei e parte dell'attuale consiglio direttivo di AMACI e del coordinamento del Forum dell'Arte Contemporanea Italiana . La crisi invita a riflettere sulle funzioni del museo e sul suo ruolo sia nella società sia nei confronti degli artisti e dei professionisti che vi gravitano.

Come reinvento il museo

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Come l'istituzione museale dedicata all'arte contemporanea dovrebbe o potrebbe ripensarsi per il prossimo futuro?
Ritengo che i progetti pianificati prima della crisi vadano obbligatoriamente ripensati alla luce di un contesto generale, di una fruizione degli spazi e di una sensibilità del pubblico profondamente mutati. Il museo ha occasione di ripensare il proprio ruolo e la propria azione in primo luogo nei confronti del territorio e delle comunità a cui si riferisce. Il paradigma dell'azione del museo di arte contemporanea la cui azione si manifesta quasi esclusivamente con l'organizzazione di mostre temporanee è fortemente messo in discussione a favore di un ruolo più inclusivo e partecipato a partire dal “fare arte”, dall'occuparsi di produzione artistica e culturale.

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Lo stato di emergenza ha portato prepotentemente a galla un problema endemico del sistema dell'arte contemporanea italiano: la tutela del lavoro degli artisti. Quali sono i problemi strutturali relativi al sostentamento degli artisti, nel nostro Paese? Da quali bisognerebbe partire?
Più che di problemi specifici direi che si tratta di un'attitudine scorretta: pensare che qualsiasi contributo ad un artista debba obbligatoriamente essere finalizzato ad uno scopo/prodotto preciso (produzione di un'opera, partecipazione ad una residenza, presenza in una mostra) e mai semplicemente per sostenere la sua ricerca. In Italia è ancora difficilmente accettabile – in tutti i settori – che si possa sostenere e finanziare la semplice ricerca e produzione di pensiero.

Per un artista, la tranquillità di poter portare avanti la propria ricerca artistica gioca un ruolo fondamentale. Senza un adeguato sostegno al reddito portare avanti questa professione diventa complicato, se non impossibile: quali misure di sostegno pubblico avrebbe senso immaginare, oggi?
Sulla scia di quanto praticato da tempo in altri stati e a partire dall'esempio (e dagli errori/insegnamenti) dell'applicazione del reddito di cittadinanza in Italia avrebbe oggi senso immaginare un reddito di professione per gli artisti con regole e distribuzione precisi, ma in grado di sostenere la categoria almeno nelle necessità primarie e nelle fasi di avvio di una carriera.

Il Forum dell'Arte Contemporanea italiana in questi ultimi giorni sta fungendo da collettore delle istanze avanzate agli organi istituzionali da diverse parti del sistema dell'arte. Quali appelli condividi per il sostegno degli artisti visivi?
Il settore delle arti visive è sempre stato uno dei meno organizzati e sindacalizzati. Assistere alla moltiplicazione di appelli indirizzati a varie istituzioni pubbliche e di rappresentanza è insieme un forte segnale di necessità e di organizzazione che unisce aspetti di urgenza e di positiva aggregazione. Personalmente ho sostenuto l'appello dell' Icom a non dimenticare i musei (e tutti i lavoratori al loro connessi) e quello del Forum dell'Arte Contemporanea italiana a sfruttare questa circostanza straordinaria per iniziare una riflessione sulla ridefinizione della struttura e dei funzionamenti di un sistema che ha mostrato tutte le proprie debolezze.

Cosa suggeriresti al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, per non dimenticare davvero nessun artista?
Per quanto riguarda gli artisti ho già parlato del reddito di professione che credo sia fondamentale per ripartire. Al ministro suggerirei di modificare uno strumento eccezionale – da lui promosso – che è l' Italian Council cercando di sburocratizzarlo e slegarlo da dinamiche prettamente di produzione/collezione di opere e di circolazione all'estero di mostre e artisti. Credo che un'evoluzione di questo imprescindibile strumento per tutto il settore delle arti contemporanee dopo l'emergenza sanitaria sia necessario e non possa prescindere da un più diretto, libero ed efficace sostegno alle produzioni artistiche.

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