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Baldani Caravieri: «Dubai epicentro dell’innovazione del pianeta»

Secondo il direttore di Prototypes for Humanity le impact startup sono il segmento più interessante per gli investitori. E gli Emirati arabi sono in prima fila per finanziarle

di Laura La Posta

La presidente della giuria, Sua Altezza Sheikha Latifa bint Mohammed bin Rashid Al Maktoum, in visita all'esposizione di Prototypes for Humanity, accompagnata da Tadeu Baldani Caravieri

4' di lettura

«La vera innovazione? È all’intersezione tra l’interesse del pianeta, degli imprenditori e degli investitori e si riconosce dalla capacità di risolvere problemi tangibili o di abbattere le barriere o di ridurre le diseguaglianze: in breve, migliora il mondo». Non ha dubbi Tadeau Baldani Caravieri, direttore e fondatore di Prototypes for Humanity, l'evento-concorso-piattaforma internazionale che dal 2022 sceglie e valorizza le cento soluzioni più innovative e concrete ideate da universitari in tutto il mondo per affrontare le sfide più urgenti dell'ambiente, della salute e della società.

Gli investitori puntano sulle impact startup

«Fino a poco tempo fa – spiega Tadeu Baldani Caravieri -, gli investitori e le grandi società registravano un disallineamento tra i Kpi (Key performance indicators) classici del business e i Social Kpi. Anche i tanto celebrati criteri Esg (Environmental, social, governance) erano piuttosto scollegati dai piani strategici delle imprese. Ora invece i due mondi (il for profit e il modello del vantaggio condiviso fra tutti gli stakeholder) stanno convergendo. E gli investitori guardano con più attenzione ai progetti impact, che hanno un positivo impatto sociale oltre che economico, e in particolare alle impact startup. Proprio come quelle che stanno nascendo o possono derivare da Prototypes for Humanity».
Ecco perché al grande evento 2022 di Dubai c’erano diversi venture capitalist, che giravano tra gli stand e ascoltavano le presentazioni dei cento innovatori, con i loro professori, che presentavano i loro progetti.
«Questo evento è la naturale evoluzione dell'evento precedente che organizzavamo e dirigevo, il Global Grad Show– racconta Baldani Caravieri -. Ma quella manifestazione girava di più attorno all’arte e al design e dopo lo show ci rendevamo conto che non si accendeva la scintilla della nuova impresa o dell’innovazione applicata che diventa prodotto. Così abbiamo cambiato il posizionamento ed è nata una vera e propria piattaforma in presenza e online, che mette in contatto i ricercatori con gli investitori e con le imprese di consulenza che possono aiutarli a trasformare un prototipo in un prodotto di successo. E gli operatori del mondo della finanza presenti si sono dimostrati molto interessati, in particolare ai progetti che migliorano la qualità della vita e dell'ambiente. Siamo entrati davvero nell'era dell’impact investing, degli investimenti pazienti, del capitalismo sociale».

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Gli investimenti e la visione di Baldani Caravieri

Anche Baldani Caravieri , del resto, è un investitore e ha in portafoglio partecipazioni in aziende hi-tech ad alto potenziale di crescita, tutte orientate ai temi Esg. Come angel investor, finanzia soprattutto impact early stage startup, vale a dire nuove imprese a impatto sociale, ai loro primi passi. Il segmento più a rischio, ma anche il più promettente del momento. In precedenza, aveva lavorato in ambito Mergers & Acquisitions. Internazionale per nascita e vocazione, questo brillante brasiliano cresciuto in una famiglia di origini italiane e sposato con un’italiana, vive a Dubai ma è un cittadino del mondo, appassionato di arte e tecnologie in grado di elevare le persone, le comunità, le organizzazioni, sempre in ottica sociale.
«Sono convinto che le innovazioni, se impiegate in modo etico, possano ridurre le diseguaglianze sociali, contribuire a relazioni più eque tra le persone, riparare i danni arrecati al pianeta dagli esseri umani», afferma con convinzione.

Le impact tech companies valgono 2.300 miliardi di dollari

Sempre più investitori condividono questo approccio, come i dati dimostrano. Secondo gli analisti di Dealroom, società globale specializzata in dati sul’ecosistema tecnologico, nel 2022 il valore delle impact tech companies ha superato i duemila miliardi di dollari, a quota 2.300 e sfiorando il record 2021 dei 2.500. Il dato rappresenta il valore complessivo delle startup a impatto sociale e ambientale nate dopo il 1990, in base alle stime del mercato, degli analisti e dei venture capitalist.
Nonostante la volatilità dei mercati che ha caratterizzato un anno problematico, tra crisi pandemica ed energetica, inflazione e una guerra in Europa, questo ecosistema mantiene il valore e dal 2020 risulta in crescita del 64%.
Anche in Italia il fenomeno sta prendendo piede. Lo ha fotografato il Social innovation monitor, un team di ricercatori e professori di diverse università uniti dall’interesse per l’impatto sociale, coordinato da Paolo Landoni. Secondo gli ultimi dati, nel nostro Paese nel 2021 c’erano 486 startup ad alto impatto sociale, in crescita del 28% sul 2021 (a un tasso di crescita doppio rispetto alle altre startup). Fra di loro, 128 erano anche società benefit, con uno statuto che certifica la loro vocazione etica. Tutte erano startup innovative, iscritte all’apposito registro e con benefici fiscali rilevanti. Gli investitori, che le finanziano, stanno quindi premiando questo segmento di nuove imprese ad alta crescita. Lo stesso filone delle innovazioni protagoniste di Prototypes for Humanity. E non a caso.

Negli Emirati l’innovazione ambientale è prioritaria

L’area Mena (Middle East/North Africa) alla quale gli Emirati arabi uniti (Eau) appartengono, è fra le più interessate del pianeta all'innovazione in ambito ambientale ed energetico. La strategia nazionale “Vision 2021”, lanciata nel 2010 da Sua altezza reale Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, vicepresidente e primo ministro degli Eau ed emiro di Dubai, aveva fissato sei priorità statali, da raggiungere per posizionare il Paese all’avanguardia. E gli ambiti erano: ambiente e infrastrutture sostenibili, coesione sociale e identità da preservare, sanità di alto livello mondiale, sistema educativo di prima classe, economia della conoscenza competitiva, sicurezza e sistema giudiziario equi.
Gli Emirati stanno investendo anche sulle energie da fonti rinnovabili, sulla dissalazione dell'acqua marina per renderla potabile, sulla fertilizzazione dei terreni e delle nuvole (con esperimenti di pioggia indotta programmata). Il fatto che la ricchezza nazionale si basi principalmente sulla produzione e sull’export di petrolio e gas naturale non deve trarre in inganno: il Paese sta costruendo il suo futuro anche sulle fonti rinnovabili e sulle tecnologie per migliorare l’ambiente.
Anche gli investitori dell’area, naturalmente, si sono orientati su questi temi. Secondo il “Mena 2022 venture investment report” di Magnitt, il 2021 è stato l’anno record degli investimenti nella regione, che hanno toccato i 2,6 miliardi di dollari in 12 mesi, con una crescita del 138% sull’anno precedente.
Forte l’interesse sulle impact startup. «Confermo l’interesse da parte del Governo e degli investitori in questo ambito – spiega Baldani Caravieri -. Dubai è fortemente orientata al futuro. Per questo è interessata all’innovazione sulla sostenibilità e sui progetti a impatto in particolare. Si candida a diventare Environmental innovation capital del pianeta. Un obiettivo alla sua portata, visto che qui non mancano grandi ambizioni, ingenti capitali, una forte capacità attrattiva delle menti più brillanti e la volontà di stendere un ponte tra le grandi università e il mondo finanziario e culturale. Come Prototypes for Humanity dimostra».

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