Effetto Covid

Baldinini: via i dazi dalla Russia, mercato chiave per rilanciare il fashion made in Italy

La fabbrica lavora a pieno regime per consegnare la collezione autunno-inverno

di Ilaria Vesentini

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La fabbrica lavora a pieno regime per consegnare la collezione autunno-inverno


3' di lettura

«In Italia la situazione, a cinque mesi dall'esplodere della pandemia Covid-19, è peggio del peggio: gli italiani non spendono, gli stranieri non ci sono. La Russia invece, nostro primo mercato di riferimento, si sta riprendendo bene, dalla riapertura dopo il lockdown ha recuperato più di un mese di consumi. E tra poco sarà tutto normalizzato, anche noi abbiamo riconquistato velocemente le quote perse. Quello che mi dispiace di più è non poterci volare in Russia, è ormai 40 anni che presidio quel mercato ed è la prima volta che passo tanti mesi senza prendere un aereo per andarci». Gimmi Baldinini, l'imprenditore e presidente del marchio di calzature extralusso di San Mauro Pascoli che festeggia i 110 anni di attività non ama i mezzi termini e così come – pochi mesi fa - definiva «uno scandalo» la gestione dell'emergenza in Italia, così ora sarcastico commenta: «I politici di questo Governo vanno cassati tutti, non capiscono nulla di economia, non solo di politica. A noi imprenditori tocca ridere per non piangere, perché qui sta passando l'idea che i soldi, la ricchezza, scendano dal cielo e che l'Europa ci faccia beneficienza senza alcun dovere da parte di noi debitori e che si possa stare a casa in pigiama per campare».

Fabbrica a pieno regime
Il gruppo calzaturiero, quasi 200 dipendenti, sta gradualmente cercando di tornare alla normalità. «Da fine luglio le maestranze sono tutte rientrate in fabbrica, ora siamo a pieno regime, per consegnare la collezione autunno-inverno» spiega Baldinini, che ha chiuso i negozi per tre mesi, «e altri tre mesi li abbiamo buttati al vento tra ordini persi e consegne mancate», spiega l'imprenditore, abituato a fatturare in media un centinaio di milioni di euro l'anno, «ma se fatturato la metà in questo 2020 va già bene», precisa. I 130 monomarca in Russia, sui 200 negozi che il brand calzaturiero romagnolo ha in una cinquantina di Paesi hanno già riaperto e valgono quasi l'80% del fatturato. L'esperienza Covid ha confermato però in Baldinini una convinzione che nutre da anni: «Dobbiamo smetterla di guardare sempre a Ovest e legarci di più alla Russia, è una potenza, una terra immensa che ha tutto ciò che serve anche se non in grande quantità, dalle materie prime all'industria ai servizi e sono geograficamente vicini a noi. La Russia può essere il vero motore della ripresa del fashion made in Italy, ma l'Italia deve valorizzare maggiormente i rapporti con questo Paese straordinario. Chi non lo conosce non può giudicare».

Russia mercato da riagganciare
Nonostante il fiume di soldi in arrivo da Bruxelles, l'imprenditore artigiano del lusso non vede proprio il bicchiere mezzo pieno: «Non ho mai visto in tutta la mia carriera un momento così buio - ammette -. L'unica cosa che ha funzionato in questi mesi di Covid-19 è l'e-commerce e l'accelerazione impressa all'utilizzo degli strumenti online, ma il fatturato che realizziamo sul web vale l'equivalente di 4-5 negozi, 3 milioni di euro, non compensa certo la chiusura prolungata di una rete di 200 punti vendita. Allora, volendo cogliere una lezione da un periodo tanto rivoluzionario per le relazioni sociali ed economiche, è quella di stringere i fili con il mercato russo per far ripartire l'Italia dopo l'emergenza sanitaria. «Se l'Italia avesse un rapporto migliore con la Russia tanti problemi del nostro made in Italy non ci sarebbero, visto che i russi ci amano, tanto da considerarci un Paese che incarna a pieno i loro ideali di lifestyle. Il problema sono le sanzioni, non tanto per le calzature, ma per esempio su prodotti food, che ora gli stessi russi importano da economie limitrofe o, ancora meglio, che hanno iniziato a produrre dentro i loro confini. In pratica con le sanzioni abbiamo danneggiato noi, non i russi. Adesso che l'economia riparte – conclude Baldinini - e, soprattutto per dare ossigeno ai nostri consumi, prima che sia troppo tardi, i dazi dovrebbero essere annullati per sfruttare questa grande opportunità».

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