sostenibilità

Bally e l’impegno per ripulire le montagne, iniziando dalla più alta, l’Everest

Il progetto della maison svizzera si chiama Peak Outlook e proseguirà con altre cime rovinate dai rifiuti degli alpinisti

di Giulia Crivelli

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Il progetto della maison svizzera si chiama Peak Outlook e proseguirà con altre cime rovinate dai rifiuti degli alpinisti


3' di lettura

Mount Everest has a trash problem, l’Everest ha un problema di spazzatura: iniziava così un reportage pubblicato il 9 maggio sulla prima pagina del quotidiano Usa Today. All’interno si davano le cifre, allarmanti, della quantità di rifiuti che lo scioglimento anticipato dei ghiacci sta facendo venire alla luce. In pochi hanno colto il segnale nella sua doppia gravità: da una parte conferma quanto siano reali i cambiamenti climatici, dall’altra mostra quello che l’alpinismo non professionistico e fuori controllo sta facendo a uno degli ecosistemi più affascinanti del pianeta.

Il reportage fotografico dall’Everest sulla raccolta di rifiuti

Il reportage fotografico dall’Everest sulla raccolta di rifiuti

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Un progetto di lungo termine
C’è però chi il segnale d’allarme l’ha colto, reagendo con azioni concrete. È Bally, marchio che lega le sue origini alla Svizzera e alle montagne, che ha ideato e finanziato l’iniziativa Peak Outlook. Il primo passo è stata una missione di alpinisti che ha raggiunto la cima dell’Everest il 21 maggio: i partecipanti, guidati da Dawan Steven Sherpa, hanno raccolto una tonnellata di rifiuti, più di metà provengono dalla “zona della morte” (sopra gli 8mila metri).

Il video (versione breve) della missione di raccolta rifiuti

Il video (versione lunga) della missione di raccolta rifiuti

Il team della prima missione
Dawa Steven Sherpa e il suo team di scalatori sono tutti originari delle più alte regioni dell’Himalaya nepalese: per due mesi, aprile e maggio, la spedizione ecologica ha contribuito a risanare i paesaggi un tempo incontaminati tra il campo base dell’Everest (5380 metri) e la cima della montagna (8848 metri). All’iniziativa ha preso parte anche Jamling Tenzing Norgay, figlio dello sherpa Tenzing Norgay, che, indossando degli stivali Bally, fu il primo a raggiungere la vetta del monte Everest insieme a Sir Edmund Hillary, nel 1953.

Emergenza inquinamento
Le montagne più maestose del pianeta e i loro abitanti hanno urgente bisogno di aiuto: la popolarità del turismo d’alta quota richiama un crescente numero di alpinisti, che lascia sull’ambiente un’impronta devastante. Gli incidenti mortali avvenuti di recente sull’Everest mettono in luce i reali pericoli dell’ascesa e l’importantissimo ruolo della comunità sherpa per la conservazione e la tutela dei territori d’alta quota.

Record di altezza
A differenza delle precedenti spedizioni di raccolta, limitate all’area tra il campo base e il campo 2, a quota 6400 metri, per via dell’altitudine che rende impossibile l’assistenza di mezzi meccanici, la spedizione Peak Outlook di Bally ha raggiunto la vetta della montagna, un traguardo tagliato solo grazie all’intervento umano e all'abilità degli sherpa, che per le loro straordinarie doti genetiche sono in grado di resistere e lavorare ad altitudini così elevate.

Il parere del capo missione
«All’epoca della mia prima scalata nel 2007, sono rimasto sconcertato di fronte alla quantità di rifiuti abbandonati in questo magnifico paesaggio – spiega Dawa Steven Sherpa, leader delle Eco Everest Expedition e ceo di Asian Trekking –. L’anno seguente mi sono riproposto di organizzare una campagna di pulizia, che finora ha raccolto oltre 19,5 tonnellate di immondizia. Per affrontare l’Everest è necessario mobilitare grandi risorse, per questo sono stato felice quando Bally è scesa in campo al nostro fianco, finanziando e sostenendo la prima spedizione ecologica organizzata in vetta».

Bally e l’Everest, una lunga storia
La storia di Bally s’intreccia con quella del monte Everest sin dal 1947, quando il marchio fornì alla spedizione svizzera degli speciali scarponi con le suole in gomma. Fu durante queste prime spedizioni che Tenzing Norgay indossò i celebri stivali in renna di Bally, che in seguito lo accompagnarono nella storica conquista del “tetto del mondo” con Edmund Hillary. La radici svizzere, la vicinanza alle Alpi e lo spirito pionieristico che da sempre anima il marchio, legano Bally indissolubilmente alla montagna. Con questa prima spedizione ecologica, Bally intende sancire un impegno a lungo termine in difesa dei luoghi più remoti del mondo e delle comunità montane.

Una capsule collection ad hoc
Per celebrare il lancio di Peak Outlook, Bally introdurrà un’esclusiva capsule collection i cui proventi saranno interamente devoluti al finanziamento delle future spedizioni. Fra i primi prodotti, una t-shirt in cotone biologico certificato Gots (Global Organic Textile Standard) che riporta lo slogan “No Mountain High Enough”, disponibile nei negozi e online al prezzo di 95 euro. «La montagna e il suo stile di vita sono i temi centrali della filosofia di Bally, ma anche la chiave di lettura del nostro orientamento futuro. L'iniziativa Peak Outlook, di cui sono orgoglioso, è solo il primo passo di un grande impegno nel nome della sostenibilità», ha detto Nicolas Girotto, ceo di Bally.

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