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Balneari, bonus psicologo, opzione donna e calcio: è assalto al Milleproroghe

Il decreto omnibus per eccellenza è sotto assedio dei gruppi politici al Senato che hanno presentato oltre 1.200 emendamenti. Solo 250 andranno al voto

di Carmine Fotina e Marco Mobili

(zinkevych - stock.adobe.com)

5' di lettura

Il Milleproroghe è il decreto omnibus per eccellenza. Già nella sua costruzione il Governo lo utilizza ogni fine anno per guadagnare tempo su obiettivi e scadenze fallite dalle singole amministrazioni in corso d’anno.

Alle materie, quanto mai eterogenee inserite dall’Esecutivo nel testo del decreto inviato alle Camere per la conversione in legge, si aggiungono poi puntualmente nuovi e variegati temi proposti dalle forze politiche, tanto della maggioranza quanto delle opposizioni. E il più delle volte con emendamenti che rappresentano obiettivi identitari dei singoli parti o dei vari gruppi politici.

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Così la destra compatta fa sue le proteste dei bagnini e con un pacchetto di emendamenti targati FdI, Lega e Fi prova a spostare in avanti la scadenza delle concessioni balneari rispetto alla data del 31 dicembre prossimo, con l’obiettivo di rimettere tutto in discussione con una nuova riforma di settore.

C’è poi il bonus psicologo che fanno proprio tutti i partiti, o ancora le assunzioni nella Pa , opzione donna per garantire l’uscita delle lavoratrici, o ancora il ritorno del mai sopito 110% e delle sue villette, il calcio e le scommesse. Ma vediamo in sintesi alcune di queste proposte che accendono il dibattito politico ma poi con molta difficoltà, va detto, vuoi per mancanza di risorse vuoi perché fuori dall’agenda di governo alla fine andranno realmente a modificare il Milleproroghe.

Concessioni balneari

Fratelli d'Italia con una proposta a prima firma Mennuni-Lisei-Liris punta a cancellare ogni vincolo temporale lasciando di fatto mani libere al governo. La validità delle attuali concessioni, che oggi la legge per la concorrenza lega al termine del 31 dicembre 2023 fissato da una sentenza del Consiglio di Stato, sarebbe di fatto prorogata fino alla definizione di una riforma organica di settore.

Gli stessi firmatari con un altro emendamento propongono in alternativa la super-proroga, al 31 dicembre 2026. Forza Italia si muove con le proposte preannunciate da Maurizio Gasparri. Con un primo emendamento firmato da Licia Ronzulli e da Gasparri ma anche, per la Lega, da Roberto Marti e Gian Marco Centinaio (che da ministro firmò la proroga al 2033 poi bocciata dal Consiglio di Stato) si chiede il rinvio di un anno del termine ultimo per chiudere le gare, quindi al 31 dicembre 2024 (fine 2025 in caso di impedimenti oggettivi).

Un secondo emendamento degli stessi firmatari punta più in alto, con uno slittamento di due anni. La richiesta di proroga viene collegata alla mancata definizione della mappatura: sul punto va ricordato che il decreto legislativo previsto dalla legge concorrenza ha avuto a settembre il via libera preliminare del consiglio dei ministri ma l'iter dei pareri parlamentari non è mai iniziato.

La mappatura, secondo Forza Italia e Lega, è indispensabile per valutare l'effettiva disponibilità delle risorse naturali. Il concetto di scarsità della risorsa naturale è al centro anche di un altro emendamento della Lega, anch'esso oriento alla proroga di un anno.

Secondo questa proposta, a prima firma Marti ma co-firmate anche dal forzista Gasparri, dovrebbe essere di fatto il ministro leghista delle Infrastrutture Matteo Salvini a intestarsi la titolarità del tema, che Meloni non ha ancora assegnato a nessun ministro con una delega formale.

Proprio il ministero di Salvini dovrebbe presiedere un tavolo tecnico con compiti consultivi e di indirizzo in materia di concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali. Il tavolo, acquisiti i dati delle concessioni in essere, dovrebbe poi definire i criteri per determinare la sussistenza della scarsità della risorsa naturale disponibile, condizione per procedere a nuove gare.

Le attese della categoria

«Bene l’approccio sul tema delle concessioni demaniali da parte delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato che hanno compreso la questione, sostenendone la priorità d’intervento».

È quanto dichiara Marco Maurelli, presidente di FederBalneari Italia, che chiede al Governo di inserire nel Milleproroghe «una proposta di emendamento riguardante gli enti locali costieri al fine di sospendere, nelle more, ogni attività dei territori, bloccare le gare, e la pianificazione delle coste in attesa dei risultati della mappatura dei beni.

L’obiettivo è scongiurare inevitabili conseguenze dannose sulla filiera con ripercussioni negative sul Pil, sull’occupazione dell’intero comparto turistico, che garantisce occupazione a oltre 800mila lavoratori in tutto il paese ed infine sulla qualità dell’offerta turistica.

Il no delle opposizioni

Contro gli emendamenti del centro destra è partito subito il fuoco di sbarramento delle opposizioni. «Gli emendamenti al Milleproroghe di FdI ma anche di Lega e FI che avevano votato il Ddl Concorrenza presentato dal governo Draghi, rivelano la volontà di rinviare sine die la riforma del settore delle concessioni balneari», almeno per il deputato e presidente di Più Europa, Riccardo Magi.

Per il partito democratico, Paola De Micheli, sottolinea come la proposta sui balneari non andrà da nessuna parte. «Fu proprio Berlusconi a creare questa confusione normativa, ricorda la De Micheli, generando un’incertezza anche per le imprese che vogliono investire e che loro vorrebbero difendere».

Secondo i Cinque stelle l’unico mantra dei sovranisti è quello di prorogare, prorogare, prorogare, per celare una totale mancanza di soluzioni sulla questione degli stabilimenti balneari. Il governo Meloni, sostengono i grillini, però forse dovrebbe spiegarlo all’Ue, che da anni ci avverte: con lo status quo arriverà una procedura d’infrazione che graverà su tutti i cittadini.

Bonus psicologo

Altro tema che i senatori hanno preso a cuore è il bonus psicologo. L’idea è quella di potenziare il benessere psicologico come investimento nelle persone attraverso due interventi: maggiori fondi al bonus psicologico, richiesto da quasi 400mila persone, e l’istituzione di un servizio nazionale di psicologia scolastica.

La risposta immediata all’appello lanciato dai presidi sulla rapida crescita delle fragilità tra giovani e giovanissimi passa, dunque, per una serie di emendamenti bipartisan che i gruppi proveranno a inserire tra i correttivi supersegnalati che saranno indicati lunedì 23 gennaio. Va detto però che il costo degli emendamenti li fa entrare in quella categoria di correttivi onerosi su cui difficilmente il governo darà il suo via libera con l’ok della Ragioneria.

Opzione donna

Arriva dalle opposizioni e con alti costi di gestione anche l’ipotesi di una proroga di opzione donna per favorite l’uscita anticipata dal mondo del lavoro delle lavoratrici. La misura era stata bloccata anche in manovra di bilancio proprio per ilo costo elevato.

Ora il Pd punta a riaprire la partita prevedendo che il diritto al trattamento pensionistico anticipato è riconosciuto, secondo le regole di calcolo del sistema contributivo nei confronti delle lavoratrici che entro il 31 dicembre 2022 (ora il termine di legge è 31 dicembre 2021) hanno maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e un’età pari o superiore a 58 anni per le dipendenti e a 59 anni per quelle autonome.

Il calcio torna al Senato

Dopo il salva calcio che ha caratterizzato il dibattito politico sulla manovra di bilancio ora anche con il Milleproroghe si tornerà a parlare di sport. Il vice presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, Claudio Lotito (Fi), ha riproposto il correttivo già presentato a fine anno al decreto aiuti quater con cui si punta ad estendere di 2 anni il contratto, oggi triennale, sulla cessione dei diritti di Tv della serie A.

Con un altro emendamento,l’azzurro e patron della Lazio Lotito, prova a cancellare il divieto di pubblicità del gioco pubblico, in particolare le scommesse, per le società sportive. Divieto che fu introdotto con il decreto dignità dal governo Giallo Verde e che ha di fatto cancellato per il mondo dello sport entrate da sponsorizzazione e pubblicità per non meno di 100 milioni di euro.

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