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Balneari, intesa entro martedì per sbloccare il Ddl concorrenza

Senza accordo saltano le modifiche sugli altri articoli. Draghi scrive alla presidente del Senato Casellati: approvare il testo entro maggio

di Carmine Fotina

Fiducia su legge delega concorrenza, D'Incà: "Tensione maggioranza? Finora fatto grande lavoro"

3' di lettura

L’ultimatum del governo, definito nel consiglio dei ministri straordinario convocato giovedì dal premier Mario Draghi, è stato trasmesso ieri anche a Palazzo Madama. Il presidente del Consiglio ha scritto una lettera alla presidente del Senato, Elisabetta Casellati, in cui chiede che il disegno di legge per la concorrenza venga approvato entro maggio.

La conferma quindi che, in assenza di accordo sulle concessioni balneari, il fatidico articolo 2, il governo porrà la questione di fiducia. Draghi ricorda che il testo è stato presentato in Senato il 3 dicembre 2021 e che entro dicembre 2022 vanno approvati anche tutti i decreti attuativi.

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La lettera, che ribadisce come ulteriori ritardi metterebbero a rischio gli impegni sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), è stata girata dalla presidente Casellati a tutti i capogruppo e a Gianni Girotto, presidente della commissione Industria, dove martedì alle 12,30 è convocata una riunione decisiva, ad altissima tensione anche perché, per M5S, Iv e Pd, trovare l’intesa sull’articolo 2 è ormai “conditio sine qua non” per avviare le votazioni.

Con la fiducia salterebbero le riformulazioni concordate da governo e maggioranza su una decina di altri articoli, compresi i servizi locali e l’idroelettrico. Per il ministro del Turismo, il leghista Massimo Garavaglia, non ci sono alternative: «Una soluzione va trovata in pochi giorni». «Volevamo più tempo ma si troverà una soluzione» rassicura il presidente di Fi Silvio Berlusconi.

Resta il fatto che finora al Senato è sembrata andare in scena una combinazione di melina tattica e di intransigenza preventiva. Paolo Ripamonti, senatore della Lega in commissione, si è dichiarato ieri «fiducioso sul negoziato in corso» salvo poi surriscaldare l’attesa di martedì dicendo che «per il Pnrr non c’è comunque nessuna relazione con il tema dei balneari», integrato successivamente nel Ddl con un emendamento governativo.

Le componenti più filo-balneari di Lega e Forza Italia hanno tenuto le posizioni mentre a un certo punto il Pd, che pure aveva lavorato insieme a loro a un’ipotesi di emendamento dei relatori (per i Dem svolge il ruolo Stefano Collina), ha allentato la morsa. Quell’emendamento, che avrebbe di fatto portato a una proroga e a una sanatoria sine die, è apparso da subito una fuga in avanti chiaramente inaccettabile per la presidenza del Consiglio.

L’accordo in costruzione in queste ore verte su basi molto più realistiche. Sui concetti di «indennizzi e prelazione», evocati ieri dal leader della Lega Matteo Salvini e su possibili deroghe tecniche alle gare dei Comuni. Le modifiche rientrerebbero nella parte relativa ai criteri che dovranno essere definiti con il decreto di attuazione della delega al governo.

Per la determinazione dell’indennizzo potrebbe essere riconosciuto, come chiedono alcuni senatori di Fi e Lega, il valore aziendale dell’impresa e dei relativi beni materiali e immateriali, ma specificando che deve emergere dai libri contabili o, in loro assenza, da una perizia asseverata.

Fi e Lega potrebbero però essere costrette a cedere su un’altra richiesta, cioè l’attribuzione in sede di assegnazione di un punteggio molto elevato, fino al 40%, all’anzianità di esercizio dell’impresa.

Percorso avviato, ma anche qui da definire, sui tempi, con il rispetto del 31 dicembre 2023 come termine di validità delle attuali concessioni, in linea con la sentenza del Consiglio di Stato, ma con l’ipotesi di deroghe tecniche fino al termine del 2024 nel caso in cui i Comuni siano oggettivamente impossibilitati a ultimare in tempo utile le gare.

In sostanza si interverrebbe per via amministrativa, con l’obiettivo di salvaguardare i concessionari uscenti da eventuali provvedimenti della magistratura che ne evidenziassero l’abusività oltre il termine del 2023 stabilito dal Consiglio di Stato.

Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari, preferisce non entrare nelle opzioni in discussione. «Mi limito a auspicare una sintesi ragionevole nell’interesse di tutti» dice commentando la sferzata di Draghi.

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