ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùViolenza contro le donne

Bambini affidati anche al padre violento: centinaia i casi in Italia

Nel 2018 erano 120mila in Italia i minori coinvolti in divorzi e separazioniin tribunale, in oltre il 90% dei casi andati in affidamento condiviso

di Livia Zancaner

2' di lettura

«Voglio essere chiara: un uomo violento non può mai essere un buon padre». Così a IlSole24Ore l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Garlatti, spiega che «i casi di violenza assistita sono in aumento, ma il fenomeno è sicuramente più esteso di quello che compare. Il rischio per i bambini è che una volta adulti ripropongano le stesse dinamiche». Il problema è nel mancato riconoscimento della violenza domestica nei casi di separazione e affidamento dei figli: quando succede, i minori finiscono in affidamento congiunto, in casa famiglia o affidati al padre. «La violenza deve essere presa in considerazione» dice Garlatti, spiegando che «il diritto alla bigenitoralità – sancito dalla legge 54 del 2006 - deve cedere di fronte al diritto del minore a essere tutelato». Ricordiamo che solo nell’agosto 2019 con la legge 69/19 conosciuta come Codice Rosso il minore di anni diciotto che assiste ai maltrattamenti si considera persona offesa dal reato.

Nonostante le leggi, in Italia sono centinaia ogni anno i casi di bambini affidati a entrambi i genitori anche in casi di violenza o addirittura allontanati dalle madri, in casa famiglia o dal padre. I dati non esistono: il sommerso della violenza anche in questo caso è elevatissimo. Gli ultimi dati Istat riferiti al 2014 mostrano che il 36,6% delle donne separate o divorziate ha subito violenza dal partner o ex e che solo l’11,8% delle donne denuncia la violenza da partner o ex. Nel 2018 erano quasi 120mila in Italia i minori coinvolti in divorzi e separazioni in tribunale (consensuali o giudiziali), in oltre il 90% dei casi andati in affidamento condiviso.

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«Bisogna stabilire che di fronte a una violenza di un uomo nei confronti di una madre con figli minorenni, venga sospesa subito e temporaneamente la responsabilità genitoriale dell’uomo violento nei termini previsti dalla Convenzione di Istanbul, perché l'uomo violento è un cattivo padre» sottolinea Paola Di Nicola, giudice del foro romano specializzata nella lotta alla violenza contro le donne. «Il minorenne va obbligatoriamente sentito» e «il giudice deve decidere come procedere senza affidarsi alle consulenze tecniche d’ufficio, che spesso non conoscono il fenomeno della violenza». In questo senso va la proposta di legge della Commissione di inchiesta sul femminicidio. Il ddl prevede l’inserimento nel codice civile dell’articolo 317 ter: nei casi di allegazioni di violenza il giudice dispone l’immediata sospensione del diritto di visita del genitore violento e dispone l’affidamento temporaneo all’altro genitore o ai parenti entro il quarto grado, non a soggetti terzi, pubblici o privati.

Secondo il rapporto della rete dei centri D.i.Re., nell’ 88,9% dei casi presso il Tribunale ordinario è stato disposto l’affidamento condiviso tra i genitori anche in presenza di denunce, referti, misure cautelari emesse in sede penale, decreti di rinvio a giudizio, sentenze di condanna. Maison Antigone ha raccolto in 3 anni oltre 600 casi di madri considerate dalle Ctu alienanti e ostative – di cui circa 200 non riguardano violenze o abusi -, 141 casi si sono conclusi con l’effettiva ablazione.

Differenza donna ha censito dal 2018 al 2020 almeno 100 casi di affidamento e verifica della genitorialità in cui vi sono provvedimenti dei giudici civili e minorili che minacciano le donne, oggetto di vittimizzazione secondaria.

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