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Così Huawei ora può fare a meno dei chip americani

I nuovi smartphone dell’azienda cinese fanno a meno dei chip americani: l’azienda sembra scegliere la strada dell’autonomia nel momento in cui mancano decisioni definitive sulla cessione del bando da parte degli Stati Uniti

di Biagio Simonetta


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3' di lettura

E se adesso fosse Huawei a non aver bisogno delle aziende americane? È il grosso punto interrogativo lanciato dal Wall Street Journal, che lancia un'indiscrezione pesantissima sul fronte dell'industria tecnologica. A quanto pare, infatti, il colosso di Shenzhen ha intrapreso una strada tutta nuova nella produzione dei suoi smartphone.

Una strada che sposa l'assenza di hardware made in USA. I nuovi smartphone di Huawei, insomma, potrebbero fare a meno dei famosi chip americani. Anzi, anche il Mate 30 – ultimo device presentato e non ancora decollato per l'assenza di Android – sarebbe già privo di componentistica statunitense.

A riferirlo è un'analisi condotta da UBS e Fomalhaut Techno Solutions, un laboratorio tecnologico giapponese, che ha smontato il dispositivo per ispezionarne gli interni.

I chip made in USA
Per anni, Huawei si è affidata a a fornitori come Qorvo Inc., il produttore di chip della Carolina del Nord che vengono utilizzati per collegare gli smartphone con le antenne, e Skyworks Solutions Inc., un'azienda di Woburn (Massachusetts), che produce hardware analogo.

Ha inoltre utilizzato componentistica di Broadcom Inc., famoso produttore di chip Bluetooth e Wi-Fi con sede a San Jose, e Cirrus Logic Inc., un'azienda di Austin, con sede in Texas, che produce chip per la riproduzione audio.

Con l'incrinarsi dei rapporti USA-Cina, però, l'azienda di Shenzhen pare abbia iniziato ad allentare la sua dipendenza dalla catena produttiva americana.

E col tempo pare essersi liberata completamente dall'hardware a stelle e strisce. Dalla scorsa primavera, il piano è stato completato. E i modelli Y9 e Mate 30 sono i primi, secondo Fomalhaut (ma analisi simili sono state condotte anche da iFixit e Tech Insights Inc), senza microprocessori statunitensi.

Sulla gamma Mate, i chip audio forniti per i precedenti modelli, provenivano da Cirrus Logic. Nei nuovi modelli Mate 30, i chip sono stati forniti da NXP Semiconductors NV, un produttore di chip olandese. Gli amplificatori di potenza forniti da Qorvo o Skyworks sono stati sostituiti con chip di HiSilicon, lo studio interno di progettazione di chip di Huawei.

Un portavoce di Huawei ha dichiarato che l'azienda preferisce continuare a integrare e acquistare «componenti dai partner di fornitura statunitensi». Ma «se ciò risultasse impossibile a causa delle decisioni del governo degli Stati Uniti, non avremo altra scelta che trovare forniture alternative da fonti non statunitensi».

Una linea di produzione smartphone di Huawei a Dongguan, in Cina (6 marzo 2019, foto AP)

Non solo smartphone
Ma cosa comporterebbe questa nuova strategia? Huawei nel 2018 ha acquistato tecnologia americana per 11 miliardi di dollari. E dopo il ban imposto da Trump, diversi produttori americani come Qorvo, Skyworks, e Broadcom, hanno lamentato mancati guadagni per l'interruzione dei rapporti commerciali con la stessa Huwei. Ma c'è di più.

Perché il processo in corso non riguarda solo gli smartphone ma anche il 5G. John Suffolk, uomo ai vertici della cybersecurity di Huawei, ha detto in un'intervista che l'azienda è ora in grado di produrre - senza componenti statunitensi - le stazioni base 5G che sono una parte fondamentale dell'infrastruttura necessaria per la rete dati ad alta velocità.

«Tutti i nostri 5G sono ora America-free - ha detto Suffolk - Vorremmo continuare a utilizzare componenti americani. Sarebbe un bene per l'industria americana, e anche per Huawei. Ma è una possibilità che ci è stata tolta di mano».

Il ban, le deroghe e le concessioni
Huawei è alle prese con un ban commerciale molto duro imposto dalla Casa Bianca nel maggio del 2019, perché ritenuta minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti d'America. Da allora sono arrivate tre deroghe (l'ultima pochi giorni fa) che consentono al produttore cinese di mantenere rapporti commerciali con le aziende americane, ma solo per i prodotti già in commercio e per una gestione ordinaria.

Il divieto, fortemente voluto da Trump, è invece pesantissimo sui nuovi prodotti. Tanto che il Mate 30, ultimo top di gamma di Huawei, non ha mai ottenuto il lascia passare per ottenere una licenza ufficiale per Android. Negli ultimi giorni, però, qualcosa è cambiato.

Alcune aziende, tra le quali Microsoft, hanno ottenuto il via libera da parte del dipartimento del commercio Usa per poter fornire software a Huawei. Un indizio abbastanza concreto di come le cose stiano cambiando e possano evolvere nell'immediato futuro. La possibilità che gli Stati Uniti riaprano le porte a Huawei, insomma, sono cresciute notevolmente. A questo punto, però, con Huawei che ha iniziato a fare a meno delle tecnologie americane, il dubbio è che possa essere troppo tardi.

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