CREDITO

Banca Carige, la sfida Malacalza-Apollo al voto dei soci

di Raoul de Forcade


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(Imagoeconomica)

3' di lettura

Messo alle spalle, dopo la sentenza del tribunale di Genova, il ricorso di Amissima (gruppo Apollo) che puntava a inibire il diritto di voto di Malacalza investimenti, azionista di riferimento (col 17,58%) di Carige, ora la banca procede verso l’assemblea dei soci che si tiene martedì prossimo. Giorno in cui, oltre all’approvazione del bilancio 2016, andrà al voto l’azione di responsabilità verso gli ex amministratori dell’istituto genovese. All’attenzione degli azionisti di Carige vengono sottoposte due differenti relazioni che illustrano i motivi delle azioni di responsabilità.Una riguarda l’ex storico presidente di Banca Carige, Giovanni Berneschi, condannato a febbraio a otto anni e due mesi per la maxi-truffa ai danni delle compagnie assicurative di Carige. L’altra riguarda i vertici del precedente cda della banca: Cesare Castelbarco Albani (già presidente) e Piero Luigi Montani (già ad).

Entrambe le relazioni sono frutto delle consulenze richieste agli avvocati Andrea D’Angelo e Vincenzo Mariconda, ai quali si affiancano, per il documento su Berneschi, gli avvocati Valerio Di Gravio e Francesco Mucciarelli. La relazione sull’ex presidente condannato è piuttosto stringata e spiega che «i consulenti hanno rilevato che, pur non essendo ancora disponibili gli elementi per una compiuta valutazione delle condotte del dottor Berneschi, e del danno patrimoniale diretto che esse abbiano comportato per la società, già allo stato sussistono i presupposti per una delibera» e il cda ritiene che «sia opportuno precostituire le condizioni» per «un’azione di responsabilità in sede civile».

Viene proposta dunque all’assemblea la delibera in cui si demanda «all’organo amministrativo di procedere», nel momento in cui riterrà «di poter disporre degli elementi necessari al fine della più efficace proposizione dell’azione, procedendovi alla stregua di tali elementi, definendo il perimetro dell’azione, richiedendo il risarcimento di tutti i danni, anche ulteriori rispetto a quello patrimoniale reputazionale» e «coordinando tale iniziativa con le costituzioni di parte civile in procedimenti penali, già effettuate e che ritenga opportuno effettuare in futuro».

Nella relazione relativa a Castelbarco e Montani si ripercorre l’iter dell’accordo di cessione delle compagnie assicurative al fondo Apollo, che venne deliberato il 21 ottobre, 2014, stipulato il 28 ottobre e chiuso il 5 giugno 2015.

Secondo il documento, quell’accordo non avrebbe dovuto essere stipulato o comunque avrebbe dovuto essere corretto, perché sui conti delle assicurazioni si era già «manifestata una drastica inversione di tendenza evidenziata dalle semestrali del 2014, dalle quali emergeva, per Carige Assicurazioni, un utile di 19,5 milioni e, per Carige Vita Nuova, un utile di 25,707 milioni». Inoltre il 23 ottobre 2014 la Bce aveva comunicato che era necessaria una ulteriore capitalizzazione. E l’aumento di capitale si sarebbe potuto dimensionare in modo da non dover necessariamente procedere alla dismissione delle partecipazioni nelle due compagnie.

La relazione contesta anche le scelte fatte in merito al prezzo per il quale le assicurazioni sono state cedute ad Apollo e dice che l’accordo di «distribuzione di prodotti assicurativi tra soggetti del gruppo Carige e le compagnie» riporta «condizioni particolarmente gravose quanto alla durata e alle penali per l’ipotesi di mancato raggiungimento degli obiettivi».

Infine la relazione prefigura un «concorso del vertice amministrativo di Carige, e in particolare dell’ad Montani, nelle responsabilità di Apollo», per quanto riguarda presunte azioni avviate dal fondo per sottrarre liquidità alla banca e acquisirne il controllo con un aumento di capitale riservato. Martedì la parola, o meglio il voto, spetterà agli azionisti.

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