Congiuntura

Banca d’Italia: in Sicilia l’economia è ferma

di Nino Amadore


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(Contrasto)

3' di lettura

Nel giorno in cui scoppia il caso della paralisi degli investimenti in Sicilia a causa dei blocchi dei piani paesaggistici che tengono fermi investimenti per quasi due miliardi, arriva la nota congiunturale di Banca d’Italia a certificare che l’economia dell’isola è praticamente ferma. Ristagna il comparto industriale, in calo l’agricoltura, diminuiscono in generale le esportazioni, i redditi e i consumi delle famiglie sono cresciuti nel 2016 in misura contenuta, la crescita dell’occupazione si è interrotta nel secondo semestre.  Insomma un quadro abbastanza sconfortante con qualche nota positiva: gli investimenti delle imprese sono aumentati ma grazie alla riduzione dei costi di finanziamento e ai nuovi incentivi fiscali introdotti dal governo nazionale. Insomma non c’è da stare allegri: «Nel 2016 - scrivono i ricercatori della sede palermitana di Banca d’Italia di cui è direttore Antonio Cinque - il Pil in termini reali è rimasto ancora inferiore ai livelli pre-crisi di circa 12 punti percentuali, rispetto ai 7 punti dell’Italia».

Sul fronte delle imprese, si legge nel rapporto di Bankitalia, la ripresa dell’attività produttiva che aveva caratterizzato il 2015 si è attenuata nel corso del 2016. E in particolare per quel che riguarda l’industria, il cui apporto al valore aggiunto regionale si è notevolmente ridotto negli anni della crisi, l’attività ha ristagnato. Brutte notizie anche sul fronte dell’export: «Le esportazioni sono diminuite - si legge ancora - per tutti i maggiori comparti ad eccezione dell’agroalimentare, confermando una performance di medio periodo della Sicilia sui mercati esteri nel complesso deludente se paragonata alla crescita della domanda proveniente dai mercati di sbocco». Va ancora male il comparto delel costruzioni che aveva fatto ben sperare dopo i timidi segnali positivi del 2015: «L’attività del comparto edile è tornata a flettere - scrivono i ricercatori di Bankitalia -. Il valore aggiunto, che l’anno precedente era cresciuto del 4,1 per cento, nel 2016 si è ridotto dell’1,3% secondo le stime di Prometeia».Per quanto riguarda invece il settore dei servizi, Banca d’Italia sottolinea «il miglioramento ciclico, trainato dalla crescita, pur moderata, dei consumi delle famiglie e dal buon andamento del turismo». I ricavi delle imprese dei servizi privati non finanziari sono cresciuti, a prezzi costanti, del 3,1 per cento (a fronte di un a crescita del 7,6% nel 2015).

Altro capitolo è quello del mercato del credito: in questo caso in linea con la tendenza nazionale è proseguito il processo di razionalizzazione degli sportelli bancari, diminuiti di quasi un quinto dal 2009. «Nel 2016 - spiegano i tecnici di Bankitalia - si è interrotto il calo dei prestiti bancari; il credito concesso dalle banche di maggiore dimensione ha continuato a diminuire mentre sono cresciuti i finanziamenti di altre banche». Un dato interessante è quello che riguarda la qualità del credito: registrati in questo caso alcuni segnali di miglioramento ma gli indicatori di rischiosità si confermano peggiori rispetto a quelli medi italiani e l’incidenza delle sofferenze accumulate durante la crisi rimane ancora elevata «nonostante che negli ultimi anni sia ripresa l’attività di dismissione dei crediti deteriorati dai bilanci delle banche».

Un elemento di criticità, per la regione, è sicuramente lo stato della finanza pubblica decentrata: «Nel triennio 2013-2015 le spese delle amministrazioni locali siciliane si sono ridotte - si legge ancora nella nota di Bankitalia -; la spesa sanitaria è cresciuta in misura contenuta. Le entrate correnti sono aumentate per effetto soprattutto dei tributi propri; nei Comuni a vocazione turistica l’imposta di soggiorno ha rappresentato un’importante risorsa finanziaria. Nonostante che il debito delle amministrazioni locali siciliane si sia ridotto in termini assoluti, il suo rapporto rispetto al Pil resta su valori superiori a quello medio delle amministrazioni locali italiane».

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