l’analisi 2018

Banca d’Italia: l’economia del Lazio frena più della media nazionale

di Andrea Marini


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2' di lettura

Nel 2018 l’economia del Lazio cresciuta in misura contenuta, più lentamente dello scorso anno e della media nazionale. Un trend, ormai in corso dal 2012 (ad eccezione del 2016), che ha portato il Pil pro capite a ridurre la sua distanza dal resto dell’Italia: se prima della crisi era superiore alla media del 24%, nel 2018 il gap si è assottigliato al 16%. L’analisi è contenuta nel consueto rapporto annuale sul Lazio (riferito a 2018) di Banca d’Italia,

Male i servizi
Il Pil della regione ha segnato un +0,3% del Pil a fronte del +0,9% nazionale. A pesare sulla cattiva performance del Lazio ci soni i servizi (da cui viene più dell’80% del Pil): secondo le stime Prometeia il valore aggiunto è cresciuto dello 0,3% (+0,8% nel 2017). Per l’industria in senso stretto l’aumento è stato dello 0,7%. Secondo l’indagine Bankitalia le imprese dell’industria con fatturato in crescita sono scese a circa il 60% del totale (l’anno scorso erano attorno al 65%).

Investimenti in frenata
A preoccupare, anche in prospettiva per il 2019, è il calo degli investimenti: se l’industria ha registrato un aumento delle aziende con una crescita (quasi il 55% rispetto al 50% del 2017, al di sopra della media nazionale), i servizi hanno segnato un crollo: le aziende con investimenti in aumento sono scese al 35% contro il quasi 50% del 2017. Gli investimenti pubblici sono addirittura crollati del 16,2%. «Una nota positiva è la ripresa degli appalti, che in prospettiva potrebbe rilanciare gli investimenti», ha spiegato Luigi Mariani, direttore della sede di Roma di Banca d’Italia.

Bene il turismo, ma sempre più low cost
Non si arresta l'aumento del turismo con un +2,9% di presenza nel 2018 e una spesa del 6,9% ma il dato nasconde una realtà fatta sempre più da viaggi low cost. La spesa media che a livello nazionale in 20 anni è scesa del 7%, nel Lazio è crollata del 33%. Non a caso molte attività del settore sono a basso valore aggiunto e con occupazione non specializzata.

Da sinistra, Luigi Mariani, direttore della sede di Roma di Banca d'Italia, con Luigi Leva e Raffaello Bronzini, della divisione Analisi e ricerca

Occupazione stagnante
L'occupazione è rimasta pressoché stabile (si è registrato appena un +4mila unità) mentre ha proseguito a crescere in ambito nazionale. Sono aumentati gli occupati nel settore industriale (+3,2%) e i lavoratori più anziani, con almeno 45 anni di età, ancora per effetto delle riforme pensionistiche che hanno allungato la vita lavorativa, mentre per la prima volta dal 2011 sono diminuiti gli occupati nei servizi (-0,3%), altro campanello d’allarme. Il tasso di disoccupazione è aumentato (11,1%, da 10,7% del 2017) , anche per effetto dell'aumento dell’offerta di lavoro, sul quale ha influito la riduzione del fenomeno dello scoraggiamento.

Export in ripresa a inizio 2019
L’export nel Lazio è andato male nel 2018: -4,3% (dal 17,2 del 2017) i beni, di servizi +3,4%. In Italia nel 2018 export di beni è stato di +3,1%. A pesare è stata soprattutto la cattiva performance dei mezzi di trasporto e della chimica-farmaceutica. Tuttavia a inizio 2019 c’è stato un rimbalzo che fa ben sperare: la regione ha segnato un +21% nel primo trimestre 2019, contro un +2% della media nazionale.

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