chiuse le indagini

Banca Etruria, chiesta l’archiviazione per Pierluigi Boschi

di Sara Monaci

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2' di lettura

MILANO - Chiuse le indagini sul fallimento di Banca Etruria per quanto riguarda il filone del falso in prospetto, reato per cui risultavano indagati gli ultimi due cda, di cui ha fatto parte anche Pierluigi Boschi, padre dell'ex ministra Maria Elena Boschi, prima come consigliere e poi come vicepresidente (durante gli ultimi sei mesi di vita dell'istituto).

Per lui è arrivata la prima richiesta di archiviazione (rimane indagato per la liquidazione troppo esosa dell'ex dg e per il filone più recente delle consulenze sui cui la procura sta ancora lavorando).
Il falso in prospetto, nel caso giudiziario di Banca Etruria composto da vari capitoli, sarebbe stato commesso in particolare durante l'emissione delle famigerate obbligazioni subordinate nel 2013, per un totale di circa 110 milioni, oltre che in occasione della chiusura dei bilanci.

Tre rinvii a giudizio
Tirando le somme, la procura di Arezzo ritiene di poter chiedere il rinvio a giudizio per tre persone, relativamente a questo reato: l'ex dg Luca Bronchi, l'ex presidente Giuseppe Fornasari e l'ex responsabile della direzione Risk Compliance David Canestri. Per loro viene sottolineata dagli inquirenti la volontà di “esporre false informazioni rappresentando fattori di rischio non adeguati alla natura del prodotto finanziario offerto...occultavano dati e notizie sulla situazione patrimoniale e finanziarla, omettendo di rappresentare le criticità in particolare in merito alla posizione di liquidità rilevate da Banca d'Italia...in modo di indurre in errore i destinatari sul prodotto finanziario offerto, sui relativi diritti e sul costo effettivo tenuto conto della classificazione quale prodotto di rischio medio, del tasso di remunerazione basso e proprio di investimenti conservativi, dell'assenza di specifiche indicazioni sulla scomposizione del titolo e sul fair value”.

Il prcoesso per bancarotta fraudolenta
Intanto è in corso il processo per bancarotta fraudolenta, in cui secondo l'accusa ci sarebbero state condotte distrattive, da parte degli amministratori ai danni dell'istituto bancario, per almeno 300 milioni solo negli ultimi anni di vita della banca. Tra queste spicca il celebre caso del finanziamento da 30 milioni alla Privilege Yard, un fantomatico yacht in costruzione a Civitavecchia e mai realizzato. Gli imputati sono circa venti.
Altro dossier particolarmente grave è quello per truffa aggravata, che vede indagati decine di funzionari e dirigenti della Banca, accusati di aver piazzato le obbligazioni subordinate a chi non aveva il giusto profilo di rischio, raggirando dunque la clientela.

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