LETTERA AL RISPARMIATORE

Banca Farmafactoring: la sfida è più business in Spagna ed Est Europa

di Vittorio Carlini


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5' di lettura

Proseguire nell’articolazione internazionale dell’attività. Cioè: al di là della crescita nel più consolidato mercato domestico, accelerare su fronte della Penisola Iberica e dell’Europa dell’Est. Poi: spingere sui volumi dei finanziamenti di modo che, dopo gli investimenti degli ultimi esercizi, possa sfruttarsi la leva operativa. Ancora: continuare nella diversificazione della raccolta e ridurne il costo. Sono tra i focus di Banca Farmafactoring a sostegno della propria attività.

Il business, in continuità con lo scorso esercizio, nella prima metà dell’anno è stato contraddistinto da ricavi e redditività in rialzo. Il margine d’intermediazione reported ha raggiunto i 105,9 milioni (70,52 milioni nello stesso periodo dello scorso anno). Quello rettificato, che non include soprattutto l’impatto positivo dell’incremento del livello di recupero degli interessi di mora, si è invece assestato a 84 milioni in crescita del 10% rispetto al primo semestre del 2016. L’utile netto reported, dal canto suo, è cresciuto a 51 milioni mentre quello rettificato è salito a quota 38 milioni (+5%). Al di là dei numeri di conto economico il risparmiatore vuole però conoscere le strategie di sviluppo dell’istituto di credito. Un interesse che, per essere soddisfatto, presuppone la conoscenza dell’oggetto sociale del gruppo.

Ebbene: la società divide l’attività essenzialmente in tre aree. La prima, la più importante, è quella del factoring pro-soluto. Qui l’istituto acquista, a titolo definitivo e assumendosi il rischio dell’eventuale mancato pagamento, i crediti che aziende hanno nei confronti della Pubblica Amministrazione (PA) e dei Servizi Sanitari Nazionali (SSN). La seconda, invece, è il «credit management». Cioè: la gestione, per conto terzi, dei crediti di imprese verso la PA e i SSN. Infine ci sono i servizi finanziari alternativi. In pratica si tratta di finanziamenti concessi dalla controlla Magellan, nel Centro ed Est Europa, a ospedali o enti pubblici.

Ciò detto: quali allora le mosse di Banca Farmactoring? Un focus, per l’appunto, è sulla spinta all’internazionalizzazione, accelerando l’attività nella Penisola Iberica e nell’Europa dell’Est. Certo: l’Italia rimane essenziale e il target è anche quello d’incrementare il business nel Belpaese. E tuttavia, proprio perché il mercato domestico è più consolidato, l’articolazione internazionale è importante. Su questo fronte la ripartizione geografica dei crediti verso la clientela, al 30 giugno scorso, è risultata la seguente: il 73% è riconducibile all’Italia; l’incidenza di Spagna e Portogallo è rispettivamente del 4% e 3%. Il peso della Polonia è del 16% mentre quello della Slovacchia del 4%. La percentuale appannaggio della Repubblica Ceca, infine, è di fatto uguale a zero. Si tratta di valori che, tra le altre cose, segnalano il calo dell’incidenza dell’Italia la quale, al 31/12/2016, era al 75%. La dinamica è positivamente accolta dal risparmiatore che, però, esprime un dubbio: il timore è che rimanga un’eccessiva concentrazione su un singolo Paese, l’Italia appunto, caratterizzato peraltro da una debole congiuntura.

Banca Farmactoring rigetta il timore. In primis, è l’indicazione, si tratta di una concentrazione relativa. Nel mercato domestico, infatti, i crediti non sono solamente nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale bensì anche di diverse categorie di realtà pubbliche. Quindi, afferma sempre Banca Farmafactoring, c’è la differenziazione dei debitori. Oltre a ciò, poi, l’istituto sottolinea il sempre maggior peso dell’estero nel suo business. Tanto che sottolinea la banca, al netto della volontà di crescere in termini assoluti in tutti i Paesi, l’incidenza dell’Italia sul totale dei crediti dovrebbe calare, nel giro di 2-3 anni, intorno al 70%.

DINAMICA PRIMO SEMESTRE DELL’UTILE

Dati in milioni

ANDAMENTO DEI COSTI DEL GRUPPO

Dati in milioni

ANDAMENTO DELLA RACCOLTA DELLA BANCA

Dati in milioni

A fronte di un simile scenario, tuttavia, può farsi l’ulteriore obiezione: in Paesi come l’Italia è in atto lo sforzo (più o meno concreto) di efficientare la spesa pubblica. Il che può costituire un limite allo sviluppo del business. La banca non condivide la considerazione. La cosiddetta «spending review», è l’indicazione, a ben vedere non rappresenta un problema. Al contrario. La razionalizzazione della spesa pubblica implica la concentrazione su commesse ed appalti più ampi che solo grandi imprese possono affrontare. Quelle grandi società, indica l’istituto, che costituiscono proprio il cliente tradizionale di Banca Farmafactoring. Quindi, conclude la società, non c’è alcun particolare problema su questo tema.

Fin qui alcune considerazioni sull’internazionalizzazione del business. Una crescita all’estero che peraltro prevede nel futuro prossimo l’ingresso di Banca Farmafactoring, senza la costituzione di una filiale, in Grecia.

Al di là di ciò, però, l’investitore è anche interessato alle dinamiche tra le diverse aree d’attività. Tanto da porre la domanda: fermo restando l’obiettivo di crescere in tutti i settori, la forte predominanza del factoring pro-soluto rimane? La risposta è positiva. Il gruppo indica che il finanziamento dei crediti commerciali è, e resterà, il core business. Anche perché la gestione dei crediti ha una valenza più tattica. In primis ha la funzione di fidelizzare, attraverso l’ulteriore servizio, il cliente. Inoltre: permette di coprire parte dei costi fissi della società. Infine consente maggiore forza contrattuale nei confronti del debitore pubblico. Gestire anche il prestito verso la PA, infatti, attribuisce più «potere» sul fronte della riscossione.

Tutto rose e fiori, quindi? La situazione ovviamente è più complessa. Il risparmiatore esprime un dubbio: il factoring pro-soluto, a differenza di quello pro-solvendo, comporta l’assunzione di maggiori rischi d’insolvenza in capo all’acquirente. Banca Farmafactoring non condivide la considerazione ed invita ad un ragionamento più articolato. L’istituto ricorda che la sua attività riguarda lo shopping di crediti verso la Pubblica Amministrazione o il Servizio Sanitario Nazionale. Realtà cioè, afferma sempre il gruppo, non riconducibili ad una situazione di fallimento. Eventualmente può concretizzarsi il dissesto. Il quale, comunque, non prevede il mancato pagamento del credito ma se del caso l’ampliarsi dei tempi dell’incasso. È questo, in realtà, il vero possibile tema. Con riferimento al quale, però, Banca Farmafactoring ricorda di avere circa 800 milioni di raccolta inutilizzata quale «cuscinetto» di emergenza. Pertanto, conclude l’istituto, con riguardo al tema del factoring pro-soluto non c’è alcuna particolare problematica.

Dal factoring pro-soluto alla raccolta. Su questo fronte il gruppo ha puntato, e punta, ad una sempre maggiore diversificazione. Il 30 giugno scorso lo stock del funding si è assestato a 3,136 miliardi. Di questi: 850 milioni sono costituiti dai depositi vincolati online; altri 510 milioni sono obbligazioni. Infine circa 1,7 miliardi devono ricondursi a linee di credito bancarie. Insomma, l’articolazione è nei numeri. Già, nei numeri: quale, allora, il dato del costo medio della raccolta? Alla fine della prima metà dell’anno l’indicatore è al 2,04% (era il 2,09% un anno prima). Si tratta di un valore che, a ben vedere, è destinato a scendere ulteriormente. Nel terzo trimestre, indica la banca, dovrebbe essere inferiore al 2%. Il motivo? Un mix di fattori. Tra questi il recente ri-finanziamento di parte dei bond a tassi più convenienti. Senza dimenticare, poi, il calo del saggio applicato ai nuovi conti depositi. Il che, per l’appunto, consente la discesa del costo del funding.

C’è tuttavia una tipologia di costi che, nel semestre, è invece salita. Si tratta degli oneri operativi. Tanto che il cost/income ratio normalizzato al 30/6/2017 è arrivato al 37% (era il 33% un anno prima). La dinamica, a prima vista, fa storcere il naso. Tuttavia, da una parte, l’istituto ricorda che il trend è causato dagli ingenti investimenti realizzati per sostenere l’espansione della società; e, dall’altra, che questi esborsi sono ormai alle spalle (i costi del secondo trimestre sono rimasti piatti rispetto al primo). Adesso la volontà è una sola: spingere sui volumi del factoring per sfruttare la leva operativa.

A fronte di un simile contesto quali, allora le prospettive, per il 2017? La banca, come è noto, non offre guidance. In generale, comunque, indica che l’obiettivo, per la seconda parte dell’anno, è proseguire nel percorso di crescita del primo semestre.

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