La strategia

Banca Finint, finanza hi tech per il rilancio dell’industria

Il ceo Giovanni Perissinotto illustra le strategie dell'istituto che punta sull'innovazione: fondo di turnaround e piani a base mutualistica a difesa delle imprese locali

di Laura Galvagni


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Veduta della sede di Banca Finint

4' di lettura

È il 1980 quando Enrico Marchi, e quello che è stato il suo partner storico per oltre 37 anni, Andrea De Vido, decidono, seduti in un bar di Milano di fondare un gruppo con radici nel Nord Est ma capace di competere anche con i grandi soggetti finanziari internazionali. È una scommessa, per certi aspetti calcolata, perché i due conoscono il territorio, conoscono la vitalità della provincia ma soprattutto hanno la percezione di quanto le imprese locali abbiano bisogno di punti di riferimento nel mondo finanziario. Passano più o meno 11 anni e la società, Finint, oggi realtà fortemente radicata in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, taglia un primo traguardo: trova la propria anima.

La trova andando a strutturare assieme alla Banca commerciale il primo loan cartolarizzato del valore, all’epoca, di 140 miliardi di lire. Un’operazione a cui ne seguiranno altre: nel 1994 assieme a Bnp Paribas lanciano la prima cartolarizzazione internazionale (100 miliardi di lire). Tutto questo permetterà alla società di gettare le basi per realizzare ciò che è oggi ossia - come ha spiegato a Il Sole24 Ore, Giovanni Perissinotto, nominato la scorsa primavera amministratore delegato di Banca Finint - «una banca d’investimento ben radicata sul territorio, votata a una finanza utile e non speculativa».

Perché nel 2016, dopo una serie di passaggi, il gruppo ha dato il via a un riassetto che è stato, come ha commentato Perissinotto, «punto di consolidamento e di arrivo di un gruppo operativo da 40 anni e con un azionista, Marchi, che ha garantito la continuità di proprietà». Quel punto di svolta ha dato vita al Gruppo Banca Finanziaria Internazionale con Banca Finint nel ruolo di capogruppo. Riassetto, accompagnato peraltro da un complesso divorzio tra i soci storici. De Vido è stato liquidato mentre Marchi ha deciso di rilanciare. E lo ha fatto chiamando al suo fianco Perissinotto che, sebbene sia al timone da pochi mesi, sembra aver già sposato in pieno la linea: «Facciamo operazioni di finanza strutturata con particolare riguardo all’economia reale. Crediamo che la nostra capacità di fare innovazione finanziaria possa essere utile all’economia del nostro Paese» ha spiegato ancora il manager.

In proposito, l’ultimo tassello è un progetto a forte vocazione territoriale. Finint Investments Sgr, la società di gestione del risparmio che fa capo a Banca Finint «sta lavorando alla realizzazione di un fondo di turnaround», ha sottolineato il manager. Iniziativa con uno sguardo rivolto direttamente al Nord Est. «Puntiamo a rimettere in bonis - ha spiegato Perissinotto - società del territorio che meritano di essere preservate. Stiamo lavorando su tutti gli aspetti chiave del progetto , tra cui l’interessamento di potenziali investitori». Al punto che, ha aggiunto il ceo di Banca Finint «per il fondo di turnaround ci sono tutte le premesse perché possa diventare operativo a partire dal 2020».

L’idea è frutto di un’analisi specifica su quello a cui oggi ambiscono gli investitori. «In uno scenario generale di tassi bassi, dove tutti sono a caccia di rendimenti, è naturale che molti cerchino nuove opportunità che garantiscano ritorni di un certo tipo. E noi, in questo senso, possiamo rappresentare per loro un’opzione poiché la nostra approfondita conoscenza del Nord Est ci permette di individuare le entità realmente interessanti e allo stesso tempo di poter monitorare da vicino l’evoluzione».

Una filosofia che può essere declinata, oltre che sul nuovo progetto del fondo di turnaround, anche sullo storico business delle securitisation e su quello più recente dello specialized lending. «Noi possiamo originare il prestito, coinvolgere investitori internazionali e poi mantenerne una parte per seguire da vicino la situazione». In questo quadro si inserisce l’attivismo dell’istituto in tema di minibond e basket bond . «La finalità ultima è quella di aiutare le aziende ad emettere carta per favorire la crescita e poi magari l’approdo in Borsa», ha sottolineato Perissinotto che a riguardo ha raccontato anche l’esperienza fatta recentemente che ha permesso di supportare diverse imprese grazie a «un sistema mutualistico molto interessante: parte degli interessi pagati sul debito vengono messi da parte per coprire l’eventuale incapacità di uno dei soggetti coinvolti nel basket bond a rispettare le scadenze. Di fatto gli altri imprenditori si rendono disponibili ad aiutare chi si dovesse trovare improvvisamente in difficoltà». Il modello, dopo essere stato testato a Trento «potrà trovare nuove applicazioni in altri contesti o filiere produttive».

È sulla scorta di questo approccio che Banca Finint ha chiuso il 2018 con un risultato consolidato positivo pari a 9,8 milioni di euro in progresso del 51,5% sul dato del 2017. Risultato frutto del progresso delle principali voci di bilancio (il margine di interesse è di fatto raddoppiato a 5,3) e all'andamento positivo di tutti i segmenti di business (dalla Securitisation Services alla Finint Investments Sgr). Ma che soprattutto rappresenta la base sulla quale costruire il futuro. «Il 2018 è stato un anno di forte crescita e ci sono tutte le premesse perché anche quest'anno si possa realizzare un percorso positivo», ha sottolineato Perissinotto.

E, si immagina, ancora una volta «il motore principale a livello consolidato» sarà la securitisation che ha costruito e continua a costruire il proprio successo con una quota di mercato superiore al 40%. «Siamo stati pionieri in Italia di questo settore e ancora oggi siamo il soggetto più rilevante». A questo si affianca Finint Sgr, «che investe in asset particolari, poco liquidi ma con rendimenti interessanti». In tutto amministra 3 miliardi di euro tra real estate, private debt e fixed income. A ciò si somma l’attività di advisory, l’attività di debt capital markets (minibond, basket bond) e soprattutto «sta entrando pienamente a regime la banca con questa sua vocazione di specialized lending, che include l’acquisto di crediti a fronte di garanzie collaterali, con l’obiettivo, tra gli altri, di agevolare processi di turnaround». «Abbiamo sviluppato un ventaglio di proposte di assoluto interesse», funzionali a realizzare quello che è il target centrale di Banca Finint: «Essere un facilitatore della crescita con la propria professionalità e capacità di realizzare operazioni di vera e propria ingegneria finanziaria».

Target raggiungibile, ha spiegato ancora Perissinotto, grazie anche alle caratteristiche di chi lavora in Finint: «Sono stato nominato ad aprile e quello che mi ha colpito subito del gruppo è la professionalità e l’etica. Siamo circa 300 persone ma abbiamo tante posizioni aperte». Soprattutto nel mondo delle cartolarizzazioni.

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