Piano industriale

Banca del Fucino, grandi patrimoni e fintech per crescere a Roma

Più investment banking e private per l'antica banca romana risanata con il passaggio di proprietà al gruppo siciliano Igea e l'uscita della famiglia Torlonia. Nell'azionariato anche l’editore Amodei

di Gerardo Graziola

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Patrimonio immobiliare. Di proprietà della banca anche tre palazzi di pregio a Roma nella centralissima via Tomacelli, tra i quali la sede della direzione generale

Più investment banking e private per l'antica banca romana risanata con il passaggio di proprietà al gruppo siciliano Igea e l'uscita della famiglia Torlonia. Nell'azionariato anche l’editore Amodei


3' di lettura

Più attenzione al credito e alla gestione del risparmio delle famiglie benestanti della Capitale che da anni, stranamente, non riesce ad avere una banca con la “testa” sul territorio, nonostante le massicce presenze delle reti delle banche del Nord che solo a parole puntano sul mercato romano. L’ambizione di svolgere un ruolo di pivot bancario a Roma è ora la sfida che lancia Banca del Fucino, la “più antica banca romana privata e indipendente” come indica nel suo sito istituzionale. Una realtà piccola, con un blasone da rilucidare, risanata con il passaggio di proprietà nelle mani del gruppo siciliano Igea, ripulita dalle sofferenze per l’intervento dello “spazzino” Amco, che oggi può contare su un azionariato ampio e variegato di imprenditori italiani, investitori istituzionali e liberi professionisti. La “nuova'” Banca del Fucino dopo la cura ricostituente (ricapitalizzazione), che avrà una coda anche nel prossimo biennio, punta con il varo del nuovo piano industriale a inizio novembre a sviluppare le attività di banca commerciale, con il punto di forza nel private banking, e allo stesso tempo si presenta con la flessibilità di una fintech con la sua piattaforma digitale per il credito alle Pmi. La banca presieduta da Mauro Masi e guidata dal direttore generale Francesco Maiolini, ha le sue zone di influenza anche in Abruzzo e Marche, oltre alle radici in Sicilia, e punta, tra tre anni, magari proprio in coincidenza con il centenario, a sbarcare a Piazza Affari. Il piano mira a rilanciare il private banking su una piazza ricca anche se presidiata da agguerriti concorrenti. Il bacino della Capitale rappresenta la seconda provincia in Italia, dopo Milano, per presenza di ricchezza finanziaria delle famiglie, stimata in Italia in un potenziale di oltre mille miliardi.

Il cambio della guardia nell’azionariato, con l’uscita della famiglia Torlonia, accompagnata alla porta dalla Banca d’Italia per l’incapacità di risanare l’istituto finito in difficoltà dopo la scomparsa del principe Alessandro Torlonia, ha fatto emergere una pattuglia di nuovi soci laziali reclutati da Maiolini, banchiere di lungo corso e di mille relazioni cresciuto a Roma nel Mediocredito Centrale degli anni d’oro, sotto la guida di Gianfranco Imperatori. Dalla Bricofer di Massimo Pulcinelli, patron e maggiore azionista dell’Ascoli Calcio, alla Safinpar delle sorelle Ludovica e Carla Di Falco (società che fa capo alla holding di partecipazioni Saf con interessi in società operanti nelle costruzioni, nei servizi di investimenti e nelle valorizzazioni immobiliari) passando per il gruppo della sanità Health Italia guidato da Massimiliano Alfieri, a.d. e maggiore azionista, e quotato sul mercato Aim Italia. Nell’azionariato della Banca è entrato anche l'editore Roberto Amodei, proprietario del Corriere dello Sport-Stadio e di Tuttosport. Soci romani che si affiancano ai tre maggiori azionisti, la GGG dell'imprenditore veneto Giorgio Girondi (32,5% del capitale), la Fondazione Banca del Monte di Lombardia con il 10,6% e l’ente previdenziale dei periti agrari Enpaia con l’8,9 per cento del capitale. Un azionariato, quello di Igea-Fucino, passato attraverso il setaccio a maglia fine della Bce che ha autorizzato l’operazione dopo lunghi mesi di scrutinio. Il piano industriale punta a diversificare con le attività più remunerative dell’investment banking, con un focus sulle energie rinnovabili, e si affida alla piattaforma digitale per i finanziamenti di medio importo alle Pmi e ai liberi professionisti con i vantaggi di una struttura a basso costo. Si prevede inoltre la valorizzazione del patrimonio immobiliare, da inserire in una nuova scatola societaria che avrà in dote i tre palazzi di pregio di proprietà nella centralissima via Tomacelli, tra i quali la sede della direzione generale, più altri immobili strumentali di proprietà in Abruzzo.

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La “testa” sarà quindi a Roma ma le ambizioni di Banca Fucino sono anche nazionali vista la decisione di trasferire la sede sociale di Idea Digital bank, la seconda licenza bancaria del gruppo, presso la sede di Milano che sarà rilanciata e potenziata. I numeri del piano, che tiene conto dell’impatto della pandemia, indicano un utile che dai poco più di 400mila euro attesi quest’anno balza a 11 milioni nel 2021 per arrivare a fine piano, nel 2023, a poco meno di 20 milioni con una redditività del 10%. Banca Fucino sta facendo sentire la sua spinta commerciale nella Capitale e nelle altre zone di insediamento in questi mesi difficili per la pandemia: +38% gli impieghi a fine settembre a quota 1,1 miliardi, con l’obiettivo dell’anno già raggiunto, a fronte di una raccolta da clientela che cresce anch’essa a doppia cifra ed ha raggiunto 1,8 miliardi. Tra le iniziative per i settori più colpiti, l’accordo con l'associazione dei teatri stabili italiani che offre l'anticipo del contributo del Fondo unico per lo spettacolo.

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