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Banca Fucino punta su “health and pharma” Spunta il Gruppo Toto nell’azionariato

di Gerardo Graziola

Nuova divisione. Banca del Fucino ha costituito una struttura per servizi e prodotti dedicati a operatori sanitari, professionisti e farmacie

2' di lettura

«Cinque anni per diventare leader di mercato, meno per essere uno dei grandi player» nel comparto dei servizi finanziari dedicati al mondo del pharma. Marco Alessandrini, banchiere di lungo corso, non si nasconde: da poco più di tre mesi è entrato in Banca del Fucino dove hanno costituito una divisione ad hoc (health and pharma) dedicata ai servizi e prodotti dedicati agli operatori sanitari, professionisti e farmacie. Il settore è in grande espansione: la filiera della salute in Italia rappresenta il 10,7% del Pil e la cosiddetta “white economy” dà lavoro a circa 2,4 milioni di persone.

«È un settore trainante dell’economia italiana con specifiche esigenze finanziarie» osserva il manager che conosce bene questo comparto: proviene da un concorrente diretto, specializzato nei crediti per il pharma, dopo aver trascorso buona parte della sua carriera in Bnl. Il segmento delle farmacie, in particolare, è nel mirino nel banchiere non solo dove Banca del Fucino è forte con la sua rete territoriale, a Roma e in Abruzzo principalmente, ma anche dove non ha presidi fisici grazie ad una piattaforma digitale, assicura Alessandrini , «di facile accessibilità».

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Le farmacie, tornate con il Covid al loro ruolo di presidi di salute sul territorio, sono in maggioranza imprese individuali che a giudizio del banchiere non sono assistite bene dalle banche, in particolare dalle grandi. «Spesso sono sottoposte a politiche del credito automatizzate che fissano rating che le penalizzano, poi vengono offerti prodotti quasi mai adatti alle loro esigenze». Banca del Fucino, promette Alessandrini, sarà in grado di offrire credito su misura (ci saranno finanziamenti anche a 20anni) oltre ad occuparsi del lato privato dell’imprenditore, offrendo consulenza sui suoi bisogni. «Il modello di servizio che proporremo non è transazionale, ossia non ci limitiamo alla vendita del prodotto e poi non ci facciamo sentire per due anni dal cliente ma relazionale e guai se non fosse così: vogliamo diventare un punto di riferimento» anche per i professionisti, come ad esempio studi di radiologia e dentistici.

La sfida parte adesso. La nascita della divisione “health and pharma” è un’ulteriore diversificazione per la banca del gruppo Igea che dopo il turnaround, a seguito del passaggio di controllo, sta proseguendo nell’azione di derisking che ha permesso di ridurre l’Npl ratio lordo dal 39% del 2018 al 5,6% a fine 2021.

In Banca del Fucino, intanto, ci sono novità nell’azionariato che continua ad allargarsi sotto la spinta dell’amministratore delegato Francesco Maiolini e del presidente Mauro Masi. È la volta del gruppo delle costruzioni e delle concessionarie Toto che ha acquistato un quota del 2,82% del capitale e che si affianca all’attuale maggiore azionista, anch’egli abruzzese, Umberto Petricca, che detiene, attraverso Upz Investment il 9,15 % del capitale, seguito da TxT E-Solution (8,42%), Ags (7,8%) e la Fondazione Banca del Monte di Lombardia (7,4%) per fermarsi ai primi quattro nomi del libro soci (Sri Group dell’imprenditore Giulio Gallazzi “fotografato” al 5,8% dovrebbe salire fino al 9,9%) di una compagine molto variegata, dove sono presenti, tra gli altri, Santo Versace e il gruppo Angelini (farmaceutica), farmacie, qualche centinaia di piccoli azionisti retail ed anche l’Arcidiocesi di Catania.

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