Lettera al RISPARMIATORE

Banca Generali diversifica con nuovi prodotti e trading Più ricavi da consulenza

di Vittorio Carlini

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(ANSA)


5' di lettura

Aumentare gli asset gestiti dalla “consulenza evoluta”, sfruttando anche posizionamento della rete nel “private banking”. Poi: proseguire nell’ulteriore digitalizzazione del business. Ancora: sviluppare e lanciare nuovi prodotti finanziari. Il tutto anche, e soprattutto, al fine di diversificare i ricavi. Sono alcune delle priorità strategiche di Banca Generali.

L’istituto, va ricordato, di recente ha pubblicato i dati consolidati del 2017. Un esercizio che, a ben vedere, è stato caratterizzato da voci di conto economico in rialzo. Il margine d’intermediazione si è assestato a 450,9 milioni (+18,9% rispetto ad un anno prima). Il risultato operativo è aumentato a 262,2 milioni mentre l’utile netto è salito a 204,1 milioni (+30,9%). Sul fronte della raccolta, sempre nello scorso esercizio, quella netta si è assestata a 6,87 miliardi (+21%). Nei primi due mesi del 2018 la voce contabile ha raggiunto il miliardo (era stata 1,128 miliardi un anno prima). Si tratta di una dinamica, indica la società, assolutamente soddisfacente anche a fronte della volatità dei mercati.

DINAMICA RACCOLTA NETTA

DINAMICA RACCOLTA NETTA

Di là, però, dall’andamento del bilancio l’interesse è comprendere le strategie di Banca Generali. Orbene uno dei focus è, per l’appunto, sulla rete. Il network è stato “diviso” in tre aree: i “wealth manager” con un patrimonio di oltre 50 milioni; i “private bankers” (tra 15 e 50 milioni); infine i “financial advisors” (portafoglio inferiore ai 15 milioni). La tripartizione, cui corrispondono servizi e assistenza ad hoc per ogni ogni livello, ha diverse finalità: dal volere maggiormente fare leva sul brand della banca alla creazione di una “sana” competizione tra i componenti della rete stessa fino all’incremento della loro produttività ed efficienza.

Proprio su quest’ultimo fronte la spinta su servizi adeguati per ogni fascia, da una parte, aiuta indirettamente anche ad “attrarre” nuovi utenti; e, dall’altra, consente per l’appunto di estrarre maggiore valore dalla rete. Un network che, va ricordato, deve dare un forte aiuto sui flussi di raccolta netta. L’istituto, infatti, ha l’obiettivo di raggiungere un contributo paritetico nel “net inflows” tra la rete già esistente e i nuovi reclutamenti (previsti, nel 2018, in un numero tra 120 e 140 unità). A fronte di ciò essenziale, per Banca Generali, è anche la formazione. Così, tra le altre cose, l’istituto ha lanciato una piattaforma digitale (BGLab) che consente di realizzare un training continuo per i consulenti, ad esempio, sui nuovi prodotti.

BILANCI DELLA BANCA A CONFRONTO

BILANCI DELLA BANCA A CONFRONTO

Ma non è soltanto il riordino e la maggiore “efficienza” della rete. C’è anche l’obiettivo di aumentare il focus sul “wealth management” della stessa. In parole povere: incrementare i ricavi generati dalla cosiddetta “consulenza evoluta”. Cioè: un contratto di advisory che, da un lato, vada oltre alle attività finanziarie. E, dall’altro, sia modulato sulle esigenze del cliente. Le quali possono essere diverse: dagli aspetti fiscali a quelli successori fino alle indicazioni su patrimoni presso terzi. A fine del 2017 gli asset gestiti in questa modalità erano 1,3 miliardi. Il target, al 31/12/2018, è aggiungere alla cifra in oggetto oltre un miliardo di masse.

ANDAMENTO DEI COSTI OPERATIVI

ANDAMENTO DEI COSTI OPERATIVI

Già, le masse. Su questo fronte, dove ovviamente la volontà è incrementare gli Asset under Management (AuM), una strada per aumentarle passa anche dai nuovi prodotti. In tal senso può ricordarsi che, all’inizio di aprile, verrà lanciata la Sicav Lux IM (basata in Lussemburgo). Il veicolo, cui verrà progressivamente fatta confluire BG Sicav, vedrà tra le altre cose l’avvio di nuove strategie d’investimento (venti all’inizio per diventare 40 sull’intero 2018). Non solo. Ci saranno, poi, prodotti legati (anche)a temi innovativi. Un esempio? Fondi che investono in tecnologie basate sulla blockchain. Infine, ma non meno importante, va ricordata la spinta sui “private certificates”. Prodotti che, nella volontà di Banca Generali, potranno aiutare la stessa diversificazione dei ricavi.

Insomma, tutto rose e fiori? La realtà è più complessa. Il risparmiatore ricorda che, nei fatti, un po’ tutti gli istituti finanziari italiani, anche a fronte dei tassi-zero in Eurolandia, vedono nel risparmio gestito l’Eldorado. Una situazione che, inevitabilmente, crea maggiore concorrenza. Il che può essere un limite nella strategia d’espansione dell’istituto.

GROSS MARGIN DELLE COMMISSIONI

GROSS MARGIN DELLE COMMISSIONI

Banca Generali non condivide la preoccupazione. La media degli asset in gestione in Italia, viene sottolineato, è inferiore a quella europea. Quindi c’è spazio per crescere. Anche perché, aggiunge sempre l’istituto, a livello generale si assiste al ribilanciamento della ricchezza dall’immobiliare verso la finanza. Il che richiede strutture e servizi dedicati che non tutti sono in grado di offrire. Non solo. Deve ricordarsi, aggiunge sempre la banca, che la concentrazione della stessa ricchezza aumenta. Un contesto dove, è l’indicazione, realtà con un approccio industriale e dedicate alla clientela con grandi patrimoni, qual è Banca Generali, hanno notevoli opportunità. In conclusione Banca Generali non vede alcun problema particolare sul tema in oggetto.

Fin qui alcune considerazioni e suggestioni sullo sviluppo di rete e prodotti. Banca Generali, però, punta molto sulla stessa digitalizzazione del business. Probabilmente entro l’anno sarà completata l’integrazione del Robot-for-advisory con la piattaforma digitale (BGPersonal Advisory) che già supporta la strategia dei “financial advisors”. Inoltre sempre la digitalizzazione, da un lato, permetterà di agevolare (nelle intenzioni dell’istituto) l’erogazione di prestiti Lombard (cioè garantiti da asset in possesso dall’istituto); e, dall’altro, consentirà l’espansione del database (e la conoscenza) su mondo corporate. Infine, ma non meno rilevante, c’è la collaborazione con SaxoBank. Proprio in settimana è stata definita una partnership, di 8 anni e rinnovabile a scadenza, che prevede la costituzione di una nuova società BG SAXO Sim. Il progetto, nelle intenzioni dell’istituto, è tra le altre cose quello di ampliare il portafoglio dell’offerta con il supporto del digitale: dal trading online fino a servizi quali l’hedging avanzato sui mercato dei cambi.

Proprio con riferimento ai mercati, però,può esprimersi un dubbio. Dopo il continuo rally dei listini, in febbraio, gli investitori hanno assistito al forte scossone delle borse. Certo: successivamente c’è stato il rimbalzo. E, tuttavia, in generale il sentiment è diventato più incerto. Il che può implicare un problema all’espansione del business di società come Banca Generali. L’istituto non è d’accordo. Il track record della banca, è l’indicazione, mostra la sua capacità, anche in periodi di volatilità, di performare validamente. Inoltre, aggiunge l’istituto, la diversificazione dei ricavi, rappresentata ad esempio dalla spinta sul trading, consente non solo di essere più resilienti ma anche di sfruttare lo stesso aumento di volatilità. Di là da ciò, però, può ulteriormente obiettarsi che esiste il rischio di un impatto sul fronte della raccolta. È un ipotesi non condivisibile, ribatte Banca Generali. Da una parte, spiega la società, il fenomeno colpisce probabilmente i canali tradizionali delle banche orientate ad altre tipologie di business. Dall’altra, proprio nei momenti di maggiore difficoltà, cresce la domanda di consulenza a valore aggiunto che è uno dei focus aziendali. Quindi, allo stato attuale, Banca Generali non vede la possibile instabilità dei mercati come un particolare problema per la crescita.

Quella crescita che, a ben vedere, potrà anche realizzarsi attraverso l’ M&A. Qui Banca Generali, seppure allo stato attuale c’è nulla di concreto, conferma il suo interesse per la Svizzera. In quel Paese, viene ricordato, è di fatto venuto meno il segreto bancario e questo ha indebolito gli istituti elvetici. A ciò deve aggiungersi che molti italiani hanno in loco, in maniera legittima, i loro patrimoni. Quindi proporsi quali gestori di simili asset, attraverso un’eventuale attività di M&A, è un sensato e strategico obiettivo.

Già, gli obiettivi. Quali, allora, i target per la fine del 2018. Banca Generali indica di volere raggiungere una raccolta netta di circa 4,5 miliardi. Di questa, poi, quella legata ai cosiddetti wrappers (contenitori finanziari o assicurativi) e alla nuova Sicav Lux IM è stimata oltre 2 miliardi. Infine, riguardo alla “consulenza evoluta” l’istituto punta ad avere oltre un miliardo di asset in più, rispetto alla fine del 2017, gestiti con la forma di “advisory” in oggetto.

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