LETTERA AL RISPARMIATORE

Banca Ifis si rifocalizza sul business degli Npl

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

Concentrarsi, nuovamente con forza, sul settore degli Npl. È tra i focus di Banca Ifis. Certo: non che l’attività fosse finita sullo sfondo. Tutt’altro. E però l’istituto, con lo shopping di Ge Capital Interbanca, da un lato ha voluto ampliare il perimetro d’azione; e, dall’altro, ha dovuto affrontare altre priorità. Ora invece, come mostra il recente accordo per l’acquisizione di FBS (società attiva nella gestione di Npl per conto terzi), il focus è anche e soprattutto sul mondo dei crediti dubbi (essenzialmente sofferenze). Tanto che Banca Ifis, di cui il Sole24ore ha incontrato i vertici aziendali, sottolinea come nel 2019 l’incidenza del settore degli Npl sul margine d’intermediazione dovrebbe andare oltre il 50%.

L’indicazione stupisce? No! Il mercato degli Npl si è strutturato. Le transazioni sono aumentate e gli operatori qualificati sono cresciuti di numero. Non solo: le polemiche sui prezzi d’acquisto dei portafogli di Npl paiono scemare: l’attenzione ora è soprattutto nella capacità di creare valore nel recupero dei prestiti dubbi. Ovvio quindi che Banca Ifis, dopo essersi diversificata (ad esempio nel corporate banking), voglia tornare ad accelerare il business degli Npl. Come? Tra le altre cose: da un lato sfruttando, oltre alla sua storica presenza nel comparto, la multicanalità nella ripresa dei crediti; e dall’altro, entrando anche nella gestione per conti terzi (attraverso l’aquisizione di FBS).

Con il che, tutto è rose e fiori? Ovviamente no. Il risparmiatore ricorda che, di là dalle polemiche, i prezzi di acquisto dei portafogli di Npl sono saliti. La dinamica rende più difficile realizzare margini con i portafogli di prestiti dubbi e può impattare la redditività di istituti quali Banca Ifis. La società smorza la preoccupazione. In primis perché, riguardo agli Npl in proprietà, i diversi anni di esperienza, uniti alla multicanalità nella loro lavorazione, hanno consentito a Banca Ifis di migliorarne le riprese. Il tasso di recupero, afferma l’istituto, è passato da circa il 16% all’attuale 20%. Poi perché, dice sempre la società, la qualità dei portafogli stessi, ad esempio con l’informatizzazione, è migliorata. In conclusione, il gruppo non vede alcun problema sul tema.

I target sui crediti
Al di là di simili considerazioni qual è l’ammontare nominale del portafoglio di Npl di Banca Ifis? Attualmente, senza considerare la “dote” di FBS sono circa 13 miliardi. Considerando, invece, i prestiti che saranno contabilizzati a settembre con il closing su FBS si arriva a 21 miliardi. Di cui: 7 miliardi in gestione e 14 miliardi in proprietà. Proprio rispetto a quest’ultimi il piano d’impresa prevede, tra il 2017 e il 2019, l’incremento di 10-15 miliardi nominali. Un target, considerando i circa 4,7 miliardi acquisiti lo scorso anno (cui si aggiunge il miliardo da FBS), riguardo al quale Banca Ifis si dice in linea. Seppure, probabilmente, la traiettoria è attualmente indirizzata verso la parte bassa della forchetta.
Fin qui alcune considerazioni sull’attività con gli Npl. Quale, invece, l’andamento del bilancio aziendale? Nel primo trimestre del 2018 l’istituto ha visto il margine d’intermediazione e la redditività salire. Un contributo importante lo ha dato proprio il settore dei “Non perfoming loan”. Cioè: l’area dedicata all’acquisizione e trasformazione dei crediti “non paganti” in piani sostenibili di rientro. Ebbene: il risultato reported della gestione finanziaria degli Npl si è assestato a 65,1 milioni rispetto ai 30,5 milioni di un anno prima. Il dato normalizzato (più significativo) è anch’esso in rialzo del 49% .

IL GRUPPO IN NUMERI

IL GRUPPO IN NUMERI

Dagli Npl al settore imprese. In quest’area Banca Ifis ricomprende diverse attività: dall’erogazione di crediti commerciali (soprattutto per le Pmi) al leasing fino al corporate banking e ai crediti fiscali. Orbene: al 31 marzo 2018 il margine d’intermediazione è salito del 10,9%; il risultato netto della gestione finanziaria, invece, è sceso dell’1%. Quest'ultimo andamento, inevitabilmente, fa storcere il naso al risparmiatore. Il dubbio è che possa sussistere una problematica strutturale, magari conseguente al rischio d’esecuzione dell’M&A su Ge Capital Interbanca, che può impattare la redditività del settore. Banca Ifis rigetta il dubbio. Si tratta innanzitutto, è la spiegazione, di un evento una tantum. Un fattore che riguarda Interbanca ma con una valenza solo contabile, peraltro positiva. Cioè: al momento dell’acquisizione della banca, ormai efficacemente integrata, i suoi attivi sono stati iscritti ad un valore calcolato sui flussi di cassa attesi. Le stime prudenziali, afferma sempre Banca Ifis, sono risultate inferiori alla realtà. Questo ha comportato, a fine del primo trimestre 2017, un valore eccezionale di riprese sui prestiti che rende non confrontabili i due quarter. Al netto dell’evento una tantum, aggiunge il gruppo, il costo del rischio di credito nel settore imprese è calato. Quindi, conclude l’istituto, non c’è alcuna particolare preoccupazione.

La variabile politica
Già, preoccupazione. I mercati, a torto o a ragione, prezzano, con l’insediamento del nuovo Governo, un maggiore rischio riguardo all’Italia. Si tratta di un contesto dove è lecito il timore che la variabile politica possa impattare sugli istituti di credito, Banca Ifis compresa, ad esempio attraverso il calo dei titoli di Stato. La società smorza il dubbio. L’istituto ricorda che il suo portafoglio di governativi italiani è limitato: circa 500 milioni. Il 30% dei mezzi propri. Quindi, afferma Banca Ifis, non c’è timore. Ciò detto, però, i mercati potrebbero (purtroppo) indurre un peggioramento del contesto economico-finanziario del Paese. Il che, inevitabilmente, si riflette sia su chi riceve che su chi eroga il credito. Banca Ifis, sottolineando che rebus sic stantibus non vede alcun rischio default per l’Italia, ribatte che l’attuale situazione è per lei un’opportunità. In primis perché la sua principale forma di erogazione del credito, il factoring, è intrinsecamente idonea a mitigare il rischio di credito dell’impresa. Poi perché, quando c’è tensione sui mercati, sono gli istituti tradizionali a dovere diventare più conservatori negli impieghi. Il che per una realtà come Banca Ifis, peraltro esperta proprio nella gestione di Npl, rappresenta un’occasione in più di crescita.

Infine i costi operativi. A fine marzo scorso, come detto, i conti sono saliti: +34,6% per i ricavi e +15,8% per l’utile netto. A fronte di ciò, però, c’è stato il rialzo anche degli oneri. L’andamento preoccupa? Banca Ifis risponde negativamente. Dapprima, è l’indicazione, si tratta dell’effetto della crescita del portafoglio di Npl. L’attività di acquisto comporta la contabilizzazione di costi iniziali che potranno essere ripagati solo in seguito, con i flussi di cassa legati alla trasformazione dei crediti. Oltre a ciò, poi, c’è stato l’onere una tantum per l’adozione di un modello di valutazione del rischio di pratiche su Npl gestite in via giudiziale. Quindi l’istituto non vede alcun problema su questo fronte come, peraltro, mostra il calo del cost/income.

In conclusione, di fronte a un simile contesto, Banca Ifis dice di essere in linea con gli obiettivi al 2019. Tra gli altri: l’utile netto intorno a 240 milioni.

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