Il piano

Banca della Marca apre alle fusioni sul territorio per rafforzare il sistema

Il presidente Sonego: non succederà nulla entro fine anno, siamo disponibili a parlare con altri istituti. Uniti abbiamo un peso diverso

di Paolo Paronetto

Credito cooperativo. La sede di Orsago di Banca della Marca; L'istituto è tra le più grandi Bcc del Veneto e dell'intero Nord Est

3' di lettura

L’impatto della crisi Covid si è fatto sentire come prevedibile sui margini di redditività, ma il bilancio 2020 a livello qualitativo ha confermato la traiettoria positiva registrata nel 2019.

Banca della Marca, una delle più grandi Bcc del Veneto e del Nord Est con 8.900 soci e 48 filiali nelle province di Treviso, Venezia e Pordenone, punta ora sulla storica vicinanza ai territori e sugli spazi abbandonati dai big in epoca di consolidamento bancario per cogliere le opportunità della ripresa, senza escludere l’ipotesi di nuove nozze con “consorelle” vicine per «rafforzarsi per il futuro». «Il bilancio 2020 è in continuità con il bilancio straordinario del 2019 – sottolinea il presidente Loris Sonego -. Pur con la riduzione dell’utile netto», sceso del 33% a 10,7 milioni, «ci ha permesso di migliorare tutti gli indicatori, dal Cet1 alla copertura degli Npl all’Npl ratio, così come raccolta e impieghi». Lo scorso anno il margine di intermediazione è sceso dell’8,7% a 75,7 milioni, con margine di interesse a 45,9 milioni (-2,3%) e commissioni nette a 22,4 milioni (-1%). Sul fronte degli aggregati patrimoniali, gli impieghi netti a clientela si sono attestati a 1,6 miliardi, con mutui a 1,3 miliardi (+7,8% sul 2019). La raccolta complessiva, d’altra parte, è salita dell’11% a 3,6 miliardi, con raccolta diretta a 2,5 miliardi (+12,2%). Quanto alla qualità del credito, pur senza cessioni di Npl l’esposizione deteriorata lorda è scesa del 5% a 202 milioni, pari al 10,8% dei prestiti complessivi (contro l’11,6% di dicembre 2019).

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Il presidente di Banca della Marca, Loris Sonego.

Nel 2021, spiega Sonego, l’istituto da una parte continuerà con la «gestione interna» dei crediti deteriorati e dall’altra ha «già approvato una cessione con Gacs», in modo che l’incidenza degli Npl lordi «arrivi sotto il 10% entro fine anno». L’esercizio in corso, intanto, è partito bene dal punto di vista commerciale anche grazie a una spinta straordinaria nei primi due mesi dell’anno in vista del cambio di sistema informatico, realizzato l’8 marzo. L’istituto si propone ora di accompagnare un tessuto economico che, con l’eccezione dei settori del turismo e della ristorazione, «sta ripartendo alla grande». «Oggi c’è fermento – prosegue Sonego – ed è il momento di investire anche grazie alle opportunità di Industria 4.0 e del Superbonus 110%». Quest'ultimo, in particolare, secondo Sonego è «un’opportunità unica per il nostro territorio, che consente di riqualificare tutta una serie di immobili su cui altrimenti non si riuscirebbe a intervenire». Banca della Marca non dimentica inoltre le iniziative Esg: «Un anno fa circa abbiamo attivato fondi Bei collegati a investimenti green e abbiamo esaurito completamente il plafond da 20 milioni», ricorda Sonego. Dal punto di vista strategico, l'istituto, che fa parte del gruppo Iccrea, scommette sulla “ritirata” dalle grandi banche dal territorio in seguito al consolidamento del settore. «Negli ultimi anni Intesa Sanpaolo, ad esempio, ha assorbito centinaia di filiali in Veneto che però sta chiudendo, tenendo solo quelle nei centri più grossi», rileva Sonego. Il credito cooperativo, d’altra parte, «nasce all’ombra dei campanili dei piccoli paesi per andare incontro ai bisogni della gente». «La relazione con i clienti – spiega - è quello che ci distingue dai big e che dobbiamo mantenere», anche valutando piccole aggregazioni con Bcc vicine. «Non succederà nulla entro fine anno – chiarisce – ma siamo disponibili a parlare con altri istituti perché una fusione vuol dire rafforzarsi per il futuro, fare economie di costi a livello di vertice e avere maggiori possibilità di sviluppo commerciale nella rete». Una prospettiva di crescita che Sonego si augura possa valere anche per l’intero settore delle Bcc italiane. «È stato sbagliato fare due gruppi: questo è l’errore che la riforma ha portato nel sistema del credito cooperativo», sottolinea riferendosi ai due poli raccolti intorno a Iccrea e Cassa Centrale. Con un gruppo unico, conclude, «avremmo avuto un peso diverso nell’economia bancaria italiana e l’augurio che faccio al mondo del credito cooperativo è che quello che non è stato fatto qualche anno fa si possa realizzare nel prossimo futuro».

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