ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa stagione dei crack bancari

Banca delle Marche, condanne per 42 anni a sei imputati

Sentanza di primo grado per sei esponenti apicali della banca dichiarata fallita nel 2016. L’ex dg Massimo Bianconi condannato a dieci anni e sei mesi

di Stefano Elli

(ANSA)

3' di lettura

Il Tribunale di Ancona ha emesso la sentenza di condanna per sei degli imputati nel processo per il crack di Banca delle Marche. In primo grado sono stati condannati a 10 anni e mezzo l’ex direttore generale Massimo Bianconi (l’accusa aveva chiesto 13 anni), a 9 anni Stefano Vallesi (vice Dg Area Mercato), a 4 anni e 10 mesi Massimo Battistelli (capo area crediti), a 5 anni e 8 mesi Giuseppe Paci (capo concessione crediti), a 7 anni e mezzo Giuseppe Barchiesi (dg Medioleasing), a 4 anni e mezzo Daniele Cuicchi (area commerciale Medioleasing. Le accuse, per tutti, hanno riguardato reati di bancarotta. Assolti invece l’ex presidente della banca Giuseppe Michele Ambrosini, Giuliano Bianchi e Bruno Brusciotti (entrambi del cda e, il primo, ex presidente della Camera di Commercio di Macerata), Paolo Arcangeletti (dirigente Bm) e Claudio Dell’Aquila ex vice dg. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

Banche risolte (e dissolte)

Si è dunque chiuso il processo di primo grado per il crack della storica banca jesina che, insieme a Banca Etruria, Carife e Carichieti aveva innescato la stagione delle risoluzioni bancarie. Il Tribunale ha accolto, dunque, quasi interamente le tesi dell’accusa, rappresentata dai tre Pm Andrea Laurino, Marco Pucilli e Serena Bizzarri le cui requisitorie si sono concluse lo scorso 26 settembre.

Loading...

Le tesi accusatorie

Nel corso delle requisitorie i pm avevano in dettaglio inquadrato gli eventi che hanno portato la banca jesina al fallimento (decretato il 10 marzo del 2016) analizzandoli nel loro concatenarsi, delibera per delibera e gruppo per gruppo. Erano stati analizzati tutti i finanziamenti deliberati dal Comitato esecutivo della Banca delle Marche, allora guidata da Bianconi, a favore di persone fisiche e giuridiche sovente senza alcun merito creditizio, perseguendo una «strategia aziendale – si leggeva nella richiesta di rinvio a giudizio – tesa a favorire un particolare segmento di clientela prevalentemente legata da rapporti personali e in alcuni casi anche economici con il direttore generale».

Pratiche anomale

In particolare il pm Laurino nella sua disamina finale aveva ripercorso alcune modalità “tipiche” con cui venivano gestite alcune pratiche: faldoni assai voluminosi che avrebbero avuto bisogno di settimane se non di mesi per essere verificati, letti, controllati, venivano portati in delibera il giorno stesso, di fatto non concedendo il tempo materiale per gli adeguati controlli.

I gruppi esposti

Dal canto suo il Pm Pucilli, che si è occupato soprattutto del versante Medioleasing ha rievocato la prassi di erogare finanziamenti a clientela già esposta nei confronti della banca: crediti in realtà finalizzati a risanare la posizione nei confronti dello stesso istituto in modo da evitare le segnalazioni in centrale rischi. E quali erano i gruppi più coccolati? Il gruppo Ciccolella (quotato in Borsa e dichiarato fallito dal tribunale di Trani nel 2015) finanziato per 64 milioni. E ancora il gruppo Casale Degennaro: favorito con un'apertura di credito ipotecaria per 6,5 milioni e un’apertura di credito ordinaria in conto corrente per 13,5 milioni: un’operazione approvata il giorno successivo all'inserimento della pratica nel sistema da parte della filiale.

La città ideale

E ancora il gruppo Mazzaro Canio e quello Lanari con le operazioni La Fortezza e La Città ideale. Tra tutte le operazioni passate al setaccio dai magistrati ne spicca una che è stata al centro di un esame separato da parte dei magistrati e che ha portato all'apertura di uno stralcio dell'inchiesta madre. Si tratta della vicenda della Archimede 96 Srl e quella della Immofinanziaria Srl (gruppo Casale). Un complesso giro di operazioni a conclusione delle quali Bianconi avrebbe personalmente guadagnato oltre 300mila euro. E ancora la Financial investment real estate: beneficiaria di un’apertura di credito da 5,5 milioni di euro per l’acquisto all'asta di un immobile (una pratica che poi non si concretizzò mai). Un altro giro di denaro ha visto protagoniste le società Sinpa Srl e Italfinance Spa di Davide Degennaro. Alla Italfinance veniva aperta una linea di credito da 4 milioni e una successiva di 8 milioni e uno scoperto temporaneo di 2,3 milioni denaro che, in parte, spondato da una società schermo (la Cerchio Srl), affluiva su conti riconducibili a Bianconi.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti